Che il Giannino sia tumulato

30 maggio 2017 | Di | Rispondi Di più

Il Giannino, la squadra messa insieme da uno dei più grandi incompetenti della storia, un vero e proprio impostore, dovrebbe essere definitivamente morto in un caldo pomeriggio di fine maggio in quel di Cagliari; naturalmente, come è nella natura delle cose, il Giannino le ha prese con la solita prova inconcludente, costellata dalle solite prove vomitevoli dei suoi epigoni. Non si è certo trattata di una morte eroica, ma di una squallida fine per una squallida manica di pippe che andrebbero cacciati stasera stessa. Dipendesse da me farei tabula rasa, li caccerei tutti, ma non si può fare. Tolto il portiere, su cui dirò dopo, per me potrebbero sparire tutti, non me ne fregherebbe nulla. Niente dovrebbe legarci allo schifo dell’ultimo lustro, dovremmo prendere le distanze da quanto di più indegno e vergognoso sia stato perpetrato in questi anni, dalle bugie e prese per il culo di una dirigenza bugiarda, falsa e imbolsita. Si dovrebbe fare come per le grandi epidemie: bruciare tutto. In primis quella cravatta gialla che non ha alcun diritto di stare nel museo. Va bruciata e le ceneri disperse in mare sulla Fossa delle Marianne.

La partita di ieri ha detto, una volta ancora, come i valori agonistici siano spariti da Milanello dopo il calcio e la decenza. Si va in campo per trotterellare, come tante pecore che brucano il manto erboso prima di essere tosate: infatti la tosatura sarebbe adatta per queste bestie che vanno in campo, senza alcuna voglia di primeggiare e vincere. Troppi anni hanno visto prove del genere, con squadre sulla carta inferiori che hanno vinto meritatamente su questo branco di scarponi indegni. Fanno talmente schifo da far vomitare un cane. Meno male che questo strazio è finito, non li voglio più vedere, sono un’offesa per la vista, ti fanno odiare il calcio. Su Bacca è inutile infierire, che sia ceduto al peggior offerente ammesso che ve ne sia uno. Una pippa indegna, uno dei centravanti più brutti che abbia mai visto, una cosa ributtante e ripugnante. L’incapace ha anche speso 30 milioni per questo inutile sputazzatore, buono solo ad innaffiare il campo di saliva in attesa di veder scivolare l’avversario di turno. Gol regalati dai giocatori dell’altra squadra, gol da 20 millimetri, rigori: questo è stato il suo repertorio al culmine di una carriera da succhia scarpini. Poi il dio del calcio ha voluto mettere fine al culo di questo qui e gli avversari non hanno più regalato gol, i 20 millimetri sono diventati 200 metri e i rigori hanno esaltato i portieri avversari. Di lui ricorderò la sua faccia sempre lamentosa, lo sputo a ripetizione come i razzi Katyusha, la vanghela di esterno destro, il piede sinistro paralizzato, le spalle quadrate come un appendiabito, la testa vuota e il ridicolo teatrino che fecero certi “esperti di mercato” circa la sua non venuta.

PER L’AMOR DI DIO: CACCIATELO A PEDATE!

Capitolo portiere. Sono finiti i tempi in cui il pizzaiolo telecomandava la dirigenza incapace e faceva quello che voleva. Lo sceriffo Mirabelli non è tipo che impressioni con i soliti giochetti e lo stesso Fassone ha fatto capire come stanno le cose. I tempi delle cene in cui si scrivevano pagine di vergogna mercantile sono andati e per sempre, adesso ci sono due professionisti che lavorano alacremente senza passare il tempo a gozzovigliare o a dare istruzioni ai giornalisti servi. Dispiace per le vedove del Condor, anzi a ben vedere ci godo, solo dei cretini potrebbero ancora stare a difendere una dirigenza indegna di una società seria. Ci godo per quei servacci schifosi che negli anni hanno riverito il loro padrone, mistificando la realtà, raccontando fregnacce e scatenando dispute tra tifosi che hanno diviso in categorie con vomitoriali che ancora grondano escrementi. A questi qui dico che la Norimberga si sta per realizzare, presto toccherà a loro e così vediamo chi si farà quattro risate: noi siamo pronti, abbiamo già il sorriso stampato, dai che vi levate dai coglioni. Addirittura qualche furbetto ha iniziato a scusarsi, dicendo che non voleva, non sapeva, non poteva e ubbidiva. Con le dovute differenze a Norimberga queste scusanti non funzionarono…

Vediamo che squadra allestiranno; io non stravedo per Musacchio, ma do ampio credito, del resto abbiamo già preso Zapata dal Villareal, possibile che siano solo pippe? A me non interessa quello che faranno, ma come lo faranno; del resto lo stile comunicativo è totalmente cambiato rispetto alla metastasi che c’era prima; se penso che c’erano dei presunti giornalisti che osavano contrariarmi a difesa del cancro precedente…, mi sale una rabbia senza fine. Che fine hanno fatto questi giullari? E quelli per cui i cinesi non esistevano? Dovrebbero vergognarsi. Mi godo questo momento di alta professionalità, momento nel quale si sta costruendo una squadra in maniera seria e non con i soliti balletti e le solite buffonate. Non leggo di trattative interrotte che riprenderanno il giorno dopo a cena, non leggo di feretri zero calcisticamente morti, non leggo di bidoni come Bertolacci, di meteore come Vangioni, di percentuali finte, di tesoretti, budget, extra budget, fiscalità, mercato ancora lungo, di Ibiza, Milano Marittima e Forte dei Marmi. Eppure ci sarà in giro qualche vedova che rimpiange quello schifo. Alcuni hanno annunciato di cambiare mestiere, altri spero che lo facciano e tornino all’aratro. Che si tumuli il Giannino insieme ai suoi cantori. Per sempre.

Gianclint

 

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Categoria: Sermoni

Sull'autore ()

Il mio primo ricordo furono i pianti per una sconfitta in finale con il Magdeburgo.. Rivera e Chiarugi erano i miei idoli, ma ho amato anche Wilkins ed Hateley. Per il Milan di Sacchi avrei lasciato tutto e tutti. Rimane per me la pietra di paragone. Scrivo di getto come Mozart, odio i servi, i ruffiani e i leccaculo. Scrivo per il gusto di farlo e potrei dare lezione alla maggior parte dei giornalisti al seguito del Milan, incapaci di scrivere qualcosa di accattivante e vero. Detesto chi scrive e annoia e lo fa solo per ingraziarsi qualcuno. Disprezzo fanatici e cretini. Ragiono con la mia testa e del risultato me ne frego; chi gioca bene vince due volte.