Sono a disagio

12 marzo 2017 | Di | Rispondi Di più

Lo ammetto, sono a disagio, non è mia abitudine parlare di arbitraggi, non passo l’esistenza a contare i favori arbitrali, non mi diverte vivere con il bilancino dalla mattina alla sera per quello che dovrebbe uno svago, un divertimento, un momento di puro relax. Nella vita di tutti i giorni ci si arrabbia per tante cose che proprio non mi va di farmi il sangue amaro pure per una partita di calcio. Lascio volentieri questo compito al principe dei piangina, quell’esperto di editoria sportiva nei giusti toni che si ricorda pure un torto arbitrale in un’amichevole tra Milan e Birkirkara che vide l’esordio di Grimi. Sicuramente i maltesi ci rubarono una rimessa laterale e lui l’avrà segnato nel suo faldone dei torti arbitrali. Chiaramente di quanti soldi abbiamo buttato in questi anni per comprare le pippe che compongono la rosa…non sa nulla. Naturalmente. Io non guardo le partite con questo metro, le guardo diversamente, ma stavolta non si può distogliere lo sguardo da quanto accaduto ieri sera in quel dannato stadio. Si è uno stadio maledetto al calcio, uno stadio nel quale le regole ed il regolamento vengono messe da parte e si entra in un’altra dimensione, la dimensione nella quale loro fanno quello che vogliono e gli altri devono subire passivamente, altrimenti ti danno del provinciale.

Ricordo una partita di coppa tra loro ed il Verona di Bagnoli nel quale accadde di tutto e alla fine gli scaligeri fecero a pezzi lo spogliatoio. L’avvocato li definì appunto provinciali. Talvolta è proprio questo che infastidisce, nel senso che dovrebbero stare zitti e rispettare la rabbia di chi ha perso, ma devono anche infierire dal punto di vista dialettico come ha fatto ieri sera Dybala, tanto forte quanto idiota nelle dichiarazioni. Stai zitto, tu sei anni fa giocavi con la paletta ed il secchiello sulla spiaggia. Io mi sono sempre tenuto fuori da questo tipo di dialettica, ma non si può tacere, non si può continuare a pensare a giocare e meritare. Si può anche prendere un punto, magari demeritando, ma con orgoglio e dignità, solo che nemmeno questo è concesso: dallo Stadium della Juve si deve uscire sconfitti, cornuti e mazziati.

Vedevo oggi il capo degli arbitri far visita alle popolazioni terremotate ad Amatrice; senza voler mancare di rispetto ai miei conterranei che il destino ha deciso di punire in maniera severa e dolorosa senza che abbiano particolari colpe, ma Nicchi dovrebbe pensare alle macerie della sua classe arbitrale: un manipolo di incapaci, mentalmente labili che vedono cose agli altri incomprensibili e che stanno rovinando il calcio in involontaria combutta con quelli dello Stadium. Nicchi si deve vergognare, un designatore che ha cuore la categoria di appartenenza ha il dovere di capire quello che accade in quello stramaledetto stadio: quasi nessuno esce da quello stadio sportivamente battuto, la maggior parte esce incazzata, furibonda, sentendosi derubata nel risultato e nell’animo.

Perché è nell’animo che ti fanno male, tu vedi certe cose e non capisci il perché debbano accadere, non è quello che accade, ma il modo in cui si verifica. Vedete, se avesse dato al 95° il rigore che aveva provocato quella pippa di Zapata ad inizio partita, forse non c’era nulla su cui recriminare. Un rigore me lo dai ai primi minuti è un conto, me lo fischi contro a tempo scaduto cambia. Ecco perché non attacca il discorso sulla compensazione, barbarie dialettica che avvelena animi e tifoseria. Infastidisce, per non dire altro, l’atteggiamento che hanno i loro calciatori che possono picchiare senza essere ammoniti, possono protestare in maniera veemente contro l’arbitro, minacciandolo e mettendogli pressione, possono chiedere l’ammonizione degli avversari perché sono loro che arbitrano. A me non interessa chi ha sbagliato, è tutta la direzione di gara che è stata scandalosa, per ogni cosa. Prendiamo Ocampos che si scontra con Bonucci (ma guarda) il quale lo scalcia in maniera evidente, lui reagisce e chi viene ammonito? Ocampos! Sono illuminati dall’aurea dell’impunità, lo stadio di proprietà conferisce loro la convinzione che sono proprietari di tutto, compresi il diritto di reazione, di ripicca e di minaccia. Loro si prendono beffe di tutti. Saranno anche campioni d’Italia per la sesta volta, ma di un’Italia che li detesta e li odia.  Furono capaci di tenersi una coppa insanguinata, sono capaci di altro.

Ho vissuto le epoche di tante squadre, ma che sapevano vincere con eleganza, una squadra che vince con arroganza non serve a nulla e non passerà alla storia. Sorvolo sulle parole della capra, rimane quello che è sempre stato, un opportunista che sbafa lo stipendio e che si farebbe anche prendere a calci da tutti i rampolli della famiglia Agnelli,  pur di tenersi l’ingaggio. Gli Agnelli, già…quelli che hanno intentato causa alla Federazione per aver rovinato loro stessi il calcio con Moggi e compagni e che hanno denigrato Tavecchio in tutti i modi: quello stesso Tavecchio che adesso hanno contribuito a far rieleggere: che dovrebbe cambiare nei prossimi anni? Noi non esistiamo più e da anni e gli altri non hanno la forza di opporsi a questo dominio che avrebbero egualmente, sia chiaro, ma che inficiano con una protervia che ti fa odiare questo sport.

Non so cosa si possa fare in futuro, non vedo speranze, non vedo nulla oltre quello che sta accadendo. Noi tutti lottiamo contro il Giannino per risorgere, ma dove vogliamo andare se mentre loro pianificano noi stiamo a contare le ore che ci separano dall’ennesima caparra? E il presidente dove sta? Nemmeno una parola? Ah già, dimenticavo, lui è innamorato, lui pensa ad altro, magari si confida con quello stupido cane con cui convive e gli chiede consiglio sui cinesi. Almeno Galliani è sceso in campo per placare le ire dei giocatori. Non ho mai sopportato i Muntari, i Mexes e i Balotelli con quelle reazioni da selvaggi della foresta, ma ieri sera che gli vuoi dire ai giocatori rossoneri? Hanno tenuto con dignità e orgoglio, poi i coglioni girano a chiunque. Bacca doveva utilizzare la sua arma liquida per annientare i bianconeri. Carlos dovevi sputargli in faccia e dare un senso alla tua carriera. Noi non esistiamo più, siamo calcisticamente morti e non mi consola che anche il calcio italiano stia morendo. Non lo so, sono sconfortato, sono deluso, sono a disagio. Come Milan Night faremo il live “contro” nelle partite di coppa di questi barbari del calcio, non da quella con il Porto perché il culo della capra sta anche nei soliti sorteggi di favore: dalla prossima… Tutti qui sul Night, tutti a tifare contro. Per il calcio.

Vi regalo una cronaca dell’epoca sui fatti di Juve Verona di cui sopra.

Preben Ellkjaer che mima la firma dell’assegno all’arbitro…

Le due fotografie che mi balzano immediatamente in testa quando parlo di quegli ottavi di finale sono PREBEN che esce dal COMUNALE di TORINO in canotta bianca facendo il famoso ‘gesto dell’assegno firmato’ al modestissimo (forzando un eufemismo) arbitro francese WURZ e Osvaldo che dice testuale a due carramba: ‘Se cercate i ladri, sono nell’altra stanza’… Quando un uomo dall’equilibrio di BAGNOLI, proverbialmente serio e posato al limite del distaccato a volte, urla una frase del genere beh… C’è davvero di cui preoccuparsi! E infatti la partita fu davvero scandalosa: rigore generosissimo agli juventini, rigore negato agli scaligeri pochi minuti dopo per lo stesso tipo di fallo ed i giornalisti che nell’intervallo sentenziano: ‘Difficile esprimere un giudizio su questa gara, l’arbitro ha completamente falsato la partita! Sarebbe il VERONA in vantaggio ora e la JUVE a dover inseguire, come si fa a spiegare le cose in questo contrario deciso dall’arbitro?’. Cos’altro aggiungere a questo commento così crudelmente perfetto? L’episodio di uno zoccolo che vola fuori dallo spogliatoio dell’HELLAS e manda in frantumi la porta a vetri ed i sogni dei tifosi gialloblù a fine partita.

Gianclint

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Categoria: Sermoni

Sull'autore ()

Il mio primo ricordo furono i pianti per una sconfitta in finale con il Magdeburgo.. Rivera e Chiarugi erano i miei idoli, ma ho amato anche Wilkins ed Hateley. Per il Milan di Sacchi avrei lasciato tutto e tutti. Rimane per me la pietra di paragone. Scrivo di getto come Mozart, odio i servi, i ruffiani e i leccaculo. Scrivo per il gusto di farlo e potrei dare lezione alla maggior parte dei giornalisti al seguito del Milan, incapaci di scrivere qualcosa di accattivante e vero. Detesto chi scrive e annoia e lo fa solo per ingraziarsi qualcuno. Disprezzo fanatici e cretini. Ragiono con la mia testa e del risultato me ne frego; chi gioca bene vince due volte.