Milan-Genoa Serie A 2016/2017: presentazione

18 marzo 2017 | Di | Rispondi Di più

Non ho avuto ancora il piacere di esprimermi sull’ultima partita, quella dello Juventus Stadium. Credo che la prima cosa da dire, per rispetto alla nostra squadra, è che la prestazione fornita, pur certamente non qualitativamente alta, mi è piaciuta. Soffrire per gran parte del match chiudendosi in difesa e ripartendo non è certo il mio ideale di calcio, ma ci sono occasioni in cui si deve fare di necessità virtù, e sapersi adattare alle varie situazioni che si hanno davanti è un grande pregio, non certo un difetto. Il fatto che il Milan non sia uscito dallo stadio bianconero con almeno un punto è imputabile a episodi, non certo a una mancanza di merito.

Certo il Milan avrebbe meritato il pareggio. Al termine della partita i tifosi della Juve, vuoi per giustificare il rigore finale, vuoi per loro abitudine, hanno fatto notare il loro maggiore numero dei tiri verso la porta, il loro possesso palla nettamente superiore, la supremazia territoriale, i passaggi riusciti, i tackle, gli sputazzi di Bacca evitati, insomma, tutte quelle statistiche utili in un modo o nell’altro per dimostrare come il risultato finale fosse stato logico e soprattutto giusto.

(…) ma essi sono analfabeti “funzionali”, si trovano cioè in un’area che sta al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura o nell’ascolto di un testo di media difficoltà. Hanno perduto la funzione del comprendere, e spesso – quasi sempre – non se ne rendono nemmeno conto.

Noi milanisti potremmo scrivere una serie di tomi sul gioco di Allegri: quando il livornese sedeva disgraziatamente sulla panchina del Milan non si contavano le partite terminate con una netta supremazia territoriale e un numero esagerato di tiri verso la porta, ma esprimendo un gioco deprimente con azioni costruite casualmente e la capacità della squadra di essere una squadra svilita e azzerata. In questo senso la Juve di quest’anno, almeno per ora, è la Juve allegriana che più si avvicina a quel Milan. Più tiri verso la porta, tanto che Donnarumma è stato il migliore in campo? Frutto di azioni nella maggioranza dei casi casuali, non manovrate. Più possesso palla? Per lo più sterile. Il resto dei dati, delle statistiche, dei report postpartita? Tutte minchiate. A maggior ragione se – come molti hanno fatto – si vuole cercare di “giustificare” il rigore finale inserendolo nell’ottica dell’andamento della partita. Come se gli arbitri, prima di assegnare o meno un penalty, dovessero anche tenere conto del merito maturato durante i 90 minuti da quella squadra o dalla sua avversaria. È ovvio che leggendo opinioni simili ci troviamo in situazioni di difficoltà ben maggiori e più gravi del semplice analfabetismo funzionale.

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Gli juventini non sono stati però coloro che più mi hanno infastidito nel post partita e nei giorni immediatamente successivi. Mi sono chiaramente infuriato per un episodio arbitrale che ho giudicato ingiusto e beffardo. Dopo qualche giorno, però, l’arrabbiatura è passata, lasciando spazio all’amarezza. Sono amareggiato perché stringi-stringi, nessuna delle “istituzioni” del Milan ha aperto becco per dire qualcosa. Nessuno di loro ha fatto sentire la propria voce esprimendo il proprio dissenso. Soprattutto, però, sono amareggiato perché non abbiamo un proprietario che dopo aver subito furti simili farebbe ciò che farebbero tutti milanisti di cuore là fuori: cercare di costruire una squadra che possa interrompere il dominio della Juventus, che possa togliere il sorrisetto arrogante e compiaciuto che i bianconeri hanno puntualmente quando sapendo di mentire ti spiegano che “ma no, assolutamente, il rigore a termini di regolamento si può dare“.

Dovremmo essere più forti delle ingiustizie? Può essere, ma questo non vuol dire accettarle passivamente, né accettare con grazia la sconfitta immeritata. Essere più forti delle ingiustizie significa battersi per non subirle mai più in futuro, e in Italia il significato implicito di questo è battere la Juventus. Il Berlusconi che perdeva lo Scudetto del 1990 non accettava le sconfitte senza fiatare, le contestava e si batteva per le ragioni del Milan. In questi giorni Berlusconi cos’ha detto? Che ha dichiarato? Che abbiamo perso perché Massa e Doveri hanno giocato troppo lontani dalla porta?
Non molto diverso il discorso che riguarda Galliani, un dirigente che per anni ha fatto dell’amicizia con la Juventus il segno distintivo del suo operato extra rossonero. L’infortunio di Buffon nel 2005? “Prestiamo gratis alla Juve Abbiati”. Le proteste eccessive dopo il gol di Muntari? “Chiediamo scusa al presidente Agnelli”. Un uomo il cui grido di protesta più feroce è stato dire “Ho la foto del gol di Muntari sul cellulare”. Sono impressionato.
Tacciamo per pietà su Barbara Berlusconi, che probabilmente venerdì scorso era al Romeo Menti di Castellammare, convinta che giocassimo contro la Juve Stabia.

Mi spiace, fratelli di fede, ma io sono fatto così. Sono convinto che se scegli una battaglia da combattere non puoi costringere altri ad affrontarla per conto tuo. Non possiamo aspettare che le istituzioni del calcio si muovano per porre fine a una situazione che è ormai diventata grottesca, dovremmo essere noi stessi a impegnarci sportivamente e politicamente per fermare il dominio bianconero in Italia. Invece ci ritroviamo guidati da due anziani che non hanno idea di cosa fare, né del perché lo facciano. Uomini che ormai sono senza stimoli e passione. Con uomini del genere il nostro destino è già scritto: subire di qui all’eternità. A ogni furtarello ci agiteremo un pochino prima di capitolare nuovamente, come un pesce appena pescato, ma nient’altro.

Fabio

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Categoria: Serie A, Tattica

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.