Milan-Cagliari Serie A 2016/2017: presentazione

7 gennaio 2017 | Di | Rispondi Di più

Ripartiamo. Non da Doha, ma dallo 0-0 in casa contro l’Atalanta, dalla prestazione un po’ sfortunata e opaca che ha chiuso il 2016 in Serie A del Milan. Se la vittoria in Supercoppa Italiana ci ha fatto gioire donandoci una (quasi) insperata strenna natalizia anticipata, va però presa per quel che è: una finale, vinta, ma che non può rappresentare un viatico per quel che sarà il prosieguo della stagione nella competizione domestica. Nonostante il trofeo sia arrivato superando la miglior squadra italiana, la partita è stata in quanto una finale un’unicità, qualcosa di slegato dal resto della stagione. Ben più rappresentativa è stata la vittoria sulla Juve di ottobre, prova di un rendimento che già si poteva intravedere come positivo e fruttifero. Cancelliamo dunque la sbornia del 23 dicembre scorso, concentrandoci piuttosto su un cammino che da domani in poi sarà ad ostacoli, e per diverse ragioni.

La prima è dettata, per usare un termine probabilmente esagerato, dalla disillusione sul valore della rosa del Milan. Se è vero che finora i risultati sono stati positivi, non può essere però negato che per molti versi la squadra ha reso oltre le proprie possibilità, oltre che superando le più rosee aspettative dei tifosi. Non è questione di pessimismo o esagerata critica, quanto di una necessaria diminuzione della pressione nei confronti di un 11 molto giovane e per questo tendente a sbandate fisiologiche. L’errore che dovremo cercare nei limiti del possibile di evitare è quello di caricare di eccessive aspettative un gruppo che ha già dato tanto. Sarà necessario mettere sui piatti della bilancia da una parte le nostre speranze e dall’altra il realismo, facendo coincidere il peso delle une con quello dell’altro. È questione di sopravvivenza, nostra e della rosa.

La seconda ragione, ben più decisiva, è strettamente legata al mercato che dovrebbe essere di rafforzamento, ma che sarà invece più probabilmente di sussistenza. Per contendere la qualificazione in Champions a compagini certamente più attrezzate come Roma e Napoli, il Milan dovrebbe trarre linfa vitale dai movimenti del calciomercato, ma anche in questo caso è inevitabile fare i conti con la realtà, espressa da Galliani pochi giorni fa: «Il mercato sarà a zero budget». Non una novità, e proprio per tale ragione non pare saggio riporre speranze esagerate nel mese di contrattazioni che abbiamo dinanzi. Siamo tutti d’accordo nell’affermare che Montella meriterebbe un maggiore sostegno dall’attuale e forse soprattutto dalla futura (?) società, ma le casse senza dobloni nel forziere non lasciano spazio ad equivoci.

In questo senso è a mio avviso poco sensato per noi tifosi pensare di mettersi di traverso in caso di una qualche futura e possibile (se non addirittura auspicabile) cessione necessaria per rastrellare fondi al fine di rendere maggiormente coerente la composizione della rosa da fornire all’allenatore. Un Bacca in difficoltà e a digiuno di reti su azione da Milan-Lazio del 20 settembre scorso è senza dubbio il primo indiziato a lasciare il Milan per finanziare il mercato in entrata. È a mio avviso inutile osteggiare una simile cessione sostenendo una presunta diminuzione di competitività che l’addio del colombiano comporterebbe. Primo perché senza i suoi gol siamo comunque sopravvissuti per tre mesi buoni, secondo poiché vanno sempre fatti i conti con i 31 anni verso cui galoppa il 70 rossonero. Vi sento, «chissà con chi lo sostituirà Galliani, piuttosto che rischiare altri disastri meglio tenerselo», e certo avete le vostre ragioni per attuare tale ragionamento; è però pur vero, e lungi da me riporre eccessive speranze nell’operato dell’AD numero 1, che le nostre questioni aperte a centrocampo sono ben più impellenti di quelle in avanti. Oltre ciò rimanere inermi per paura di quel che potrebbe accadere in caso di azione potrebbe ritorcercisi contro portando a ripercussioni ben peggiori in futuro. Chi si ferma è perduto, e credo che sia meglio agire rischiando di sbagliare piuttosto che abbandonarsi alla più arrendevole inazione.

Un bagno di realtà è quel che ci serve, specie in questa stagione che si sta svolgendo seguendo una sceneggiatura che non ci attendevamo. Il potenziale terzo posto del Milan non deve essere un fardello che appesantisca il nostro cammino, piuttosto un risultato che possa convincerci che non abbiamo nulla da perdere. Se c’è un lato positivo nel ricoprire la posizione di outsider è proprio questo. Nell’ormai lontano 1999 è proprio così che il Milan guadagnò 8 punti sulla Lazio (ed è avendo paura di perdere che ne sciupò altrettanti l’allora capolista). Questa presa di coscienza, abbinata alla freschezza e all’incoscienza dei Suso, Romagnoli, Locatelli e Donnarumma, può essere il carburante per i cinque mesi di battaglie che dovremo affrontare.

Fabio

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Categoria: Serie A, Tattica

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.