Milan-Inter Serie A 2016/2017: presentazione

19 novembre 2016 | Di | Rispondi Di più

531533d949b28de0e3aff8ebb21d7d74La partita più attesa, avvertita e vissuta sulla propria pelle a Milano e in gran parte dell’Italia.
La partita che da anni, nonostante le situazioni precarie di Milan e Inter, fornisce il maggior numero di spunti di discussione, non sempre tecnici o tattici, ma certo i più interessanti.
La partita che più di tutte divide, che come pochissime altre al mondo dà la sensazione della storia che affronta se stessa.
La partita che come sostenuto egregiamente da Pier riassume in sé tutte le peculiarità proprie di altre sfide romantiche e affascinanti. Magari non violenta come il Derby di Baires, non manichea né antica come l’Old Firm, non elitaria e mediatica come El Clasico o rusticana come il Derby della Lanterna, ma che più di tutte queste offre uno spessore sportivo senza eguali.

Benvenuti al Derby della Madonnina numero duecentodiciannove.

L’interesse scaturito da questo primo scontro stagionale tra Milan e Inter è secondo a poche altre stracittadine degli ultimi anni. Al contrario di molte altre occasioni il risultato finale non sarà evidentemente decisivo ai fini della classifica, ma dovrà rispondere a molti interrogativi posti nelle ultime due settimane. Come spesso capita quando un club attraversa una fase di transizione tecnica, i riflettori sono rimasti a lungo puntati sulla Pinetina, dove Pioli ha preso possesso del ruolo di allenatore dopo la poco fortunata parentesi rappresentata dall’interregno di de Boer. L’ex tecnico della Lazio passerà domani sera da coach elected (per mutuare un’espressione a lungo utilizzata nel dibattito politico degli ultimi dieci giorni) ad allenatore a tutti gli effetti. La domanda è, però, come lo farà.

L’unico vero scoglio da superare quando si affronta una squadra che ha appena cambiato la propria guida tecnica è l’insondabilità dell’avversario che ci si potrebbe trovare dinnanzi, nello specifico con l’ulteriore difficoltà rappresentata dalle due settimane piene di allenamento di cui Pioli, pur privo dei nazionali, ha potuto approfittare per inculcare i propri dettami tattici ai suoi nuovi giocatori. Più della spinta motivazionale di cui i nerazzurri potranno godere da un cambio che visti i risultati ottenuti da de Boer difficilmente potrà rivelarsi deleterio, quel che potrà aver tolto qualche ora di sonno a Montella è proprio l’incertezza su chi e come uscirà dal tunnel di San Siro al fianco dei giocatori del Milan. In questi casi la miglior arma da sfoderare è quella della propria identità, della sicurezza nei propri mezzi a prescindere dall’avversario, della forza, soprattutto mentale, amplificata da un buon inizio di stagione. Spesso e volentieri si afferma come partite come il Derby di Milano sfuggano ai ferrei criteri della logica. Vero, ma non troppo. Ogni partita può deragliare dai binari del razionale, che sia uno scontro come quello di domani o un Palermo-Juventus qualunque. Trovo considerazioni simili certamente banali e al contempo esageratamente fataliste. Ciò che può essere controllato deve essere controllato: partire dai punti fermi degli ultimi mesi è sacrosanto, senza commettere l’errore di prestare troppa fede ad azzardi che raramente pagano, altrimenti a Las Vegas i casinò chiuderebbero i battenti per bancarotta. In questo modo Montella dovrà affrontare l’enigma rappresentato dalla nuova Inter di Pioli, senza troppi patemi o ansie.
(A proposito di azzardi, è meglio quando si può piazzare una scommessa live senza rischio).

La situazione vissuta dall’Inter è tanto stimolante dal punto di vista analitico quanto è assurda la posizione in classifica che occupa. Non si tratta certo di una corazzata, ma parliamo di una rosa che pur con schizofrenie tecniche comuni nella sua storia rimane ben attrezzata. De Boer non è stato in grado di risolvere un puzzle parzialmente non assemblato da lui, ma le potenzialità nerazzurre rimangono molto buone, seppur inespresse. L’opinione del sottoscritto è che in alcune zone del campo l’Inter possa contare su una discreta superiorità nei confronti del Milan. Esemplificativo è il reparto mediano: Perisic e Candreva garantiscono corsa, tecnica e camaleontismo tattico; Banega può accendere la sua genialità da un momento all’altro; Joao Mario ha una duttilità tecnica invidiabile per la sua età; Brozovic è uno degli elementi sì più incostanti, ma contemporaneamente completi nel suo ruolo. Le fasce laterali difensive rappresentano invece il vero tallone d’Achille del Biscione: tra Santon, Nagatomo, D’Ambrosio e Ansaldi solo quest’ultimo sembra un terzino normale. Non è quindi peregrino scommettere su una difesa a tre dell’Inter, con Medel arretrato nel ruolo che gli ha permesso di salire agli onori della cronaca sportiva come uno dei perni irrinunciabili del Cile di Sampaoli. In questo modo Pioli potrebbe liberarsi dall’impasse di dover scegliere due laterali, “promuovendo” a tornanti Perisic e Candreva. Allo stesso tempo il ricorso al 352 sarebbe l’occasione per l’allenatore nerazzurro di dare a Icardi una spalla offensiva quantomai utile per un attaccante lasciato in passato spesso troppo solo, magari proprio quell’oggetto misterioso che risponde al nome di Gabigol. Se infatti il Milan può permettersi il lusso di non azzardare, l’Inter non può insistere su una formazione che risultati alla mano ha dato poche soddisfazioni ai suoi tifosi: quando si è spalle al muro le probabilità contro noi stessi possono trasformarsi da zavorra a carburante. La forte carica dualistica di questa sfida si esprime anche da queste sfumature, che non fanno che rafforzare e scalpellare con maggior forza le differenze creatrici delle due identità calcistiche meneghine.

La definizione che il dizionario Treccani dà della parola mitopoiesi è «l’attività, l’arte o la tendenza a inventare favole, a formare miti». Pochi altri eventi sociali come lo sport – e nello specifico il calcio, e ancor più nello specifico un Derby – possono dirsi mitopoietici. Se non esistessero supporti visivi a documentare certi magici accadimenti alcuni nostri racconti potrebbero essere facilmente accostati a quelli del vagabondo Omero, che narrava di scontri epici tra dei, semidei e uomini. La doppietta di Comandini e lo 0-6, l’acrobazia di Shevchenko che nonostante lo sgambetto di Cordoba uccella Toldo in uscita, il 5-0 con rete finale della meteora Nielsen, la zuccata erculea di Stam e la rimonta da 0-2 a 3-2 con divina saetta finale di Seedorf. Queste sono le partite che creano i miti di cui noi racconteremo.

posta_faceboxPer concludere, a voi il brasato e polenta tanto caro a Pier.

Ingredienti:

  • 2 kg. di cappello del prete,
  • sedano carote e cipolla,
  • un battuto di lardo aglio e prezzemolo,
  • un cucchiaio di concentrato di pomodoro,
  • olio extravergine,
  • sale e pepe,
  • un bicchiere di vino di San Colombano,
  • 10 chiodi di garofano,
  • alloro,
  • un rametto di rosmarino e salvia
  • un pò di farina bianca o fecola di patate.

Ricetta:

Facciamo sciogliere il lardo battuto in un po’ d’olio e rosoliamo la carne in tutte le sue parti, bagniamo con il vino e lasciamo evaporare,  aggiungiamo le verdure tagliate finemente, i chiodi di garofano, le erbe aromatiche e copriamo con brodo, anche di dado, dove avremmo sciolto il concentrato.

Lasciamo cuocere coperto per almeno due ore, controlliamo la cottura e prima di spegnere, addensiamo il sugo con un po’ di farina bianca lavorata con del burro morbido o fecola di patate sciolta in un po’ d’acqua per evitare che si formino grumi. Il brasato va servito, di rigore, con la polenta.

Buon appetito!

Fabio

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Categoria: Serie A, Tattica

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.