Genoa-Milan Serie A 2016/2017: presentazione

25 ottobre 2016 | Di | Rispondi Di più
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Gli eroi 35enni

Sabato mattina avevamo chiesto alla squadra di esprimere una prestazione di un certo tipo. Intelligente, certo, a suo modo accorta dal momento che di fronte avevamo la squadra più forte d’Italia, ma soprattutto coraggiosa, scevra del timore reverenziale fin troppo esasperato delle ultime uscite contro la Juventus. Volevamo vedere un Milan volenteroso, ma anche maturo, consapevole dei propri limiti e che rifiutasse l’idea che uscire dal campo con un punticino sarebbe stato un risultato di cui andare fieri. Insomma, volevamo vedere il Milan, non il Giannino, non quella squadra che dopo un 1-1 contro la peggior Roma di Garcia gonfiava il petto con orgoglio e tracotanza. Oggi sono felice di poter dire che siamo stati accontentati in pieno. Il risultato è venuto da sé, è stato come spessissimo capita nel calcio anche frutto di episodi, ma meritato e figlio di una prestazione che a partire da Paletta e continuando con Romagnoli, Locatelli, Kucka e Niang ha messo in luce il meglio che questa squadra può offrire. Non ostriche e champagne e nemmeno la più gretta pasta e fagioli, ma qualcosa di molto dignitoso e che finalmente si avvicina al concetto di “calcio” che ognuno di noi ha.

Qualcosa è cambiato, e si può dire finalmente che il Milan di Montella sia un 11 che pratica il gioco del pallone. È vero, ultimamente ci gira tutto bene: gli svarioni di Parolo e Skrinier contro Lazio e Sampdoria, il rigore sbagliato da Ilicic, le sviste contro Sassuolo e Juventus, ma mettiamola così, questi sono minimi risarcimenti di tutto ciò che abbiamo dovuto subire nelle ultime stagioni. Sono oltretutto convinto che fortuna ed episodi premino spesso chi merita di essere premiato. Se in precedenza per nostre mancanze non eravamo degni di avere l’appoggio della Dea Bendata oggi sì, perché qualcosa è cambiato.
Sicuramente in panchina, dove Montella sta facendo un lavoro eccellente. Sono sempre stato un estimatore del suo gioco, ma ribadisco che del Montella di Firenze per ora non abbiamo visto nulla. Questo perché, contro le mie aspettative, l’ex Viola è riuscito a scendere a patti con la propria essenza. Ha preso il meglio di ciò che è stato lasciato da Mihajlovic e ci ha lavorato su, aggiungendo molto di suo. Contro la Juventus lo studio di Sky ha fatto luce su due accorgimenti interessanti: in fase di uscita dalla propria metà campo difensiva se l’attacco avversario è schierato a due in linea, allora Abate si alza molto giungendo quasi sulla linea dei centrocampisti, facendo scalare i restanti difensori che formano dunque una retroguardia a tre. In questo modo nel malaugurato caso in cui si perdesse il possesso, sarebbe più semplice opporre resistenza agli avversari. Al contrario, quando a uscire dalla propria difesa erano i bianconeri, Suso e Niang scalavano a centrocampo, con Bonaventura che andava a pressare Hernanes. Entrambe le soluzioni non sono state di fatto decisive per pervenire alla vittoria, ma lasciano intravedere il tipo di lavoro che il mister partenopeo sta svolgendo con i suoi ragazzi.

Qualcosa è cambiato anche in campo. No, nemmeno con la Juve sono scesi nuovi acquisti, eccezion fatta per i subentranti Gomez e Lapadula, ma ci sono comunque delle facce semi-nuove. Come Paletta, il cui prestito dello scorso anno all’Atalanta suona sempre più assurdo; come Suso, che quando non si perde nei suoi eccessivi bizantinismi meneziani è capace di lampi d’improvvisa genialità; come Locatelli, che dall’alto della sua esperienza e della sua età avanzata gioca con enorme personalità davanti uno stadio stracolmo, con davanti Pjanic, Khedira, Dybala e Higuain; come Romagnoli e De Sciglio, che dopo qualche incertezza di troppo nella scorsa stagione stanno ritrovando sicurezza e brillantezza.

barbara_berlusconi_silvio_berlusconi_adriano_galliani_gettySe dobbiamo però impegnarci per trovare i più importanti cambiamenti, dobbiamo volgere lo sguardo in tribuna o nelle rassegne stampa mattutine. Il periodo di transizione che stiamo vivendo ci sta regalando un silenzio radio a cui non eravamo più abituati, una tregua alle faide di Casa Milan che sta portando beneficio a ogni singolo elemento in rosa. Altroché le critiche dei tifosi, che ci sono, ci sono state e sempre ci saranno, al Milan come alla Juve, o al Real Madrid, o al Manchester United. Non sentiamo più i famigerati spifferi che si levavano dalle altrettanto famigerate “cene dei senatori di Forza Italia”. Non ci sono più le stoccate di Barbara Berlusconi a Galliani. Non ci sono più le camarille sobillate da chi vuole destituire un allenatore a beneficio di un altro (anche perché fortunatamente in Primavera non ci sono più delfini su cui puntare). Nulla di tutto ciò, solo qualche dichiarazione post partita che possiamo benissimo sopportare, soprattutto perché rilasciata solo in caso di vittoria. La bravura di Montella è evidente, ma ancor più palese è la sua fortuna: è arrivato nel posto giusto al momento giusto, quando cioè sono stati disinnescati tutti coloro che in passato hanno destabilizzato, svilito, offeso, denigrato e danneggiato l’ambiente Milan, già di per sé facilmente influenzabile poiché composto da giocatori dal carattere non propriamente leonino. La tranquillità con cui sta lavorando gli sta permettendo di tirar fuori il meglio da questo gruppo, che certamente nel corso dell’anno attraverserà momenti complicati, ma perlomeno non avrà più a che fare coi suoi primi nemici: quelli interni, di Arcore, Casa Milan e Milanello.

Ora il Genoa. Lo avete notato anche voi, se il Milan dovesse uscire dal Ferraris coi tre punti sarebbe per una notte primo in classifica. Ecco il primo trappolone da schivare. Il Milan deve vincere per i punti in palio, non per esaudire il desiderio (peraltro momentaneo) di guardare tutti dall’alto in basso. Rimanere per qualche ora in testa alla classifica fa statistica, non ha la minima importanza materiale. Anzi, metterebbe esclusivamente pressione a un gruppo che, come detto, nonostante il buon momento rimane composto da uomini di comprovata fragilità caratteriale. Ragionare una partita alla volta è l’unico metodo per riuscire a mantenere il più a lungo possibile un ruolino di marcia positivo come quello attuale. Aver battuto la Juve non ha aggiunto nessun trofeo alla nostra bacheca, e di certo non cambierà il nostro status di squadra che deve lottare per un posto in Europa. Il Milan non è diventato una squadra di fenomeni dalla notte al giorno, dovrà ancora lottare a lungo per espiare le ultime stagioni incolori, per non dire nere. La strada è lunga, e la vittoria contro la Juventus deve essere solo il principio di un nuovo cammino, non una conclusione. Che questo sia chiaro a tutti.

Fabio

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Categoria: Serie A, Tattica

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.