Milan-Juventus Serie A 2016/2017: presentazione

22 ottobre 2016 | Di | Rispondi Di più
Davide con la testa di Golia, Caravaggio

Davide con la testa di Golia, Caravaggio

In questa settimana abbiamo tutti dato il meglio di noi stessi: Gian, Chiara, Andrea, Larry, Pier, Seal, e anche lo stesso imprescindibile Gauro Puma hanno prodotto articoli di primissimo livello. Mi trovo quindi nella impietosa posizione di venire per ultimo, di redigere il pezzo che leggerete immediatamente prima della partita di stasera, prima di Milan-Juventus. Il dato più clamoroso portato alla nostra attenzione in questi giorni è quello degli ultimi precedenti tra noi e i gobbi: nove sconfitte consecutive, due di queste arrivate nei tempi supplementari delle sfide di Coppa Italia. Non giriamoci intorno, parliamo di un trend troppo negativo anche per l’imitazione di Milan che è il mostriciattolo Giannino. Solo l’Atalanta ha una serie aperta con i bianconeri peggiore della nostra: Udinese e Sassuolo, squadre da sempre accusate di essere fin troppo pro juventine, la scorsa stagione sono riuscite a portar via punti ai Campioni d’Italia. Quindi? Che vogliamo fare? L’intenzione è quella di farsi calpestare ancora a lungo? A scanso di equivoci mettiamo in chiaro una cosa: l’impegno, lo “sputare sangue”, il correre più degli altri sono atteggiamenti che servono sempre, a maggior ragione contro chi ci è tecnicamente e tatticamente superiore. La prova in finale di Coppa Italia è stata buona, positiva, o almeno migliore di molte altre, ma finché l’unico termine di giudizio delle partite che giochiamo contro gli – ahinoi – dominatori italiani sarà l’impegno profuso nei 90 minuti, allora partiremo purtroppo sempre battuti. Può esserlo, e a ragione, per gli incontri contro Chievo, Sampdoria, Lazio, compagini inferiori o volendo esagerare alla pari della nostra, che richiedono dunque ai giocatori quasi esclusivamente l’impegno minimo per essere battute, ma quando si parla di Juventus il discorso cambia.

Cambia perché quando si affronta chi ci è superiore l’impegno serve al limite per sfangare un pareggino o perdere a testa alta. Per vincere ci vogliono anche coraggio, lucidità, intelligenza, malizia. Si deve essere pronti a tutto, prendendo decisioni in pochissimi istanti, cercando anche di strafare, ma sorprendendo l’avversario. In termini di valori in campo si può dire che il Milan-Juventus di stasera sarà uno scontro come quello di Davide contro Golia, citazione tra l’altro ampiamente utilizzata per descrivere simili situazioni, ma in pochi, a meno che non conoscano a menadito l’Antico Testamento, si sono mai presi la briga di controllare come si siano svolti i fatti secondo il racconto di Samuele. Golia, enorme filisteo, si parò munito di spada ed elmo davanti a Davide, armato esclusivamente di una pietra. L’ebreo, che i bookmakers quotavano a 41, prese il sasso e lo lanciò con una fionda verso il filisteo, che capitolò a terra, e la cui testa venne poi prontamente mozzata dal vincitore. Davide non si chiuse in difesa cincischiando, facendo il minimo possibile per sfiancare Golia e magari approfittare poi della sua stanchezza. Ebbe un’intuizione brillante e la sfruttò nel momento giusto, pervenendo alla vittoria. Non sempre prendere l’iniziativa e attaccare per primi è la tattica ideale per avere la meglio dei propri avversari, ne convengo, ma a volte per ottenere un risultato importante bisogna anche essere disposti a rischiare di perdere. Il buon Brocchino a maggio impostò un’onesta partita: difesa, contropiede, marcatura a uomo su Pogba, aggressività sulle fasce… ma si dimenticò di provare a vincerla, la partita. E venne infine punito da Morata, che con un lampo si fece beffe di tutto l’impegno e il sudore profusi in 105 minuti, bucando la rete di Donnarumma. Non può esserci rimpianto più grande di una sconfitta simile, di una partita persa senza nemmeno aver provato a vincerla.

Cos’abbiamo da perdere, in fondo? Il Milan è contro ogni più rosea aspettativa anche dei più oltranzisti sostenitori del Giannino secondo in classifica. Difficilmente potrà davvero giocarsi un posto in Champions League, ma anche se fosse non sarebbe una sconfitta contro la Juventus alla nona giornata a spegnere i sogni di gloria. Lo stadio sarà pieno, i tifosi sosterranno la squadra perché prima dei match contro la Juve, anche nei momenti peggiori, si sotterrano le asce di guerra e si tifa. Gli avversari sono fortissimi, ma vengono da qualche partita impegnativa e non paiono mettere in mostra per il momento il gioco da schiacciasassi di qualche mese fa. Non osare in condizioni simili sarebbe criminale.

foto-473x264Raramente passo da Milano, tre o al massimo cinque volte l’anno, nonostante la distanza da Verona non sia particolarmente proibitiva. In un sabato di fine agosto ero lì, e nel disabitato pomeriggio milanese di fine estate ho deciso di visitare il Cimitero Monumentale. Come spesso accade noi italiani tendiamo a tessere le lodi delle bellezze straniere dimenticando troppo velocemente le nostre, e per questa ragione affermo che il Monumentale milanese ha poco da invidiare a un altro cimitero straordinario come quello di Pére Lachaise di Parigi. Ma sto divagando. A voler essere onesti non mi ero recato in quel luogo di riposo per ammirare la singolarità delle cappelle, o le sculture nei giardini, o l’architettura del complesso stesso: l’unica ragione era Herbert Kilpin. Entrando in colpevole ritardo e in prossimità dell’ora di chiusura ho quindi chiesto a una guida provvidenzialmente apparsa pochi istanti dopo il mio ingresso di indicarmi la strada per la lapide del nostro fondatore. Dopo qualche svolta e un discreto camminare ad andatura veloce mi sono trovato davanti la tomba, riscoprendomi deluso. Un loculo minuscolo, con foto, nome, date e la dicitura “Socio fondatore e capitano Milan Cricket and 1899 Football Club. Con riconoscenza Milan A. C.”. Quasi come se il suo luogo di riposo dovesse essere proporzionato al mio e nostro amore per il Milan, sempre mi sono aspettato una lapide più grande, con più fiori e scritte di tifosi che come me hanno pellegrinato fin lì, ma non ho notato altro se non qualche adesivo. In molti il ricordo di Kilpin è evidentemente ancora limitato, e di questo non posso che dispiacermi. Oggi 22 ottobre ricorre il centenario della morte dell’uomo di Nottingham che fondando il Milan portò il calcio a Milano: nella sua città natale sono organizzate manifestazioni in sua memoria, mentre per quanto riguarda Milano già un libro in suo onore è stato presentato nei giorni scorsi a Casa Milan e oggi sarà la volta del documentario sulla sua vita girato dalla società rossonera. Speriamo che questa ricorrenza possa ispirare anche chi fra poche ore calcherà il terreno del nostro stadio, ma comunque vada sempre sia lodato il nostro buon Herber Kilpin.

Fabio

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Categoria: Serie A, Tattica

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.