Milan-Lazio Serie A 2016/2017: presentazione

20 settembre 2016 | Di | Rispondi Di più

Tre punti, finalmente. Mancavano dalla prima giornata, vinta contro il Torino grazie alla tripletta di Bacca e il rigore parato da Donnarumma. Il copione a Genova è stato simile, solo più sofferto. Bacca ha risolto la disputa e il giovanissimo portiere ha salvato la rete con due interventi prodigiosi su Torreira e Muriel. Sono loro i giocatori che tengono a galla la squadra, i due calciatori senza i quali il Milan non avrebbe di fatto conquistato un singolo punto finora. Al netto di un’identità ancora tutta da cementare, si tratta del trionfo dell’individualismo, qualcosa che pressoché nessun allenatore vorrebbe vedere. Montella ha finora dato poco alla squadra in termini di gioco, e nelle prossime complicate giornate sarà ancor più proibitivo pensare di vedere un cambiamento nell’atteggiamento dell’11 titolare.

Suso, Niang, Bacca, Bonaventura. Per il momento il Milan si affida all’estro molto discontinuo dei suoi uomini più imprevedibili e dotati. Va da sé che le grane cominciano esattamente quando Suso tenta troppi dribbling, Niang non incide, Bacca non viene servito e Bonaventura si intestardisce in azioni personali. L’amalgama è totalmente assente, e in questa condizione non si possono fare troppi castelli in aria. Per questa ragione a Genova non è stato tutto ora quel che ha luccicato. Messi sotto dai doriani per la quasi totalità del primo tempo, il Milan ha dimostrato una volta di più quanto vada in debito d’ossigeno e idee nel momento in cui i ritmi si alzano, anche leggermente. La palla ha faticato troppo a uscire dalla metà campo difensiva, rendendo così inutile la presenza del comunque volenteroso (e meritevole di fiducia) Lapadula. Nella prima frazione il giocatore più lucido in fase di costruzione è stato Romagnoli, e questa non può che essere una cattiva notizia: positiva la crescita tecnica del giovane, ma inaccettabile non avere davanti alla difesa qualcuno in grado di reggere alle folate avversarie e contemporaneamente bravo a gestire il pallone e i ritmi, permettendo ai compagni di rifiatare facendo girare la sfera. L’equivoco più grande della squadra, insomma, continua a essere Montolivo. Si può essere d’accordo con le esclusioni eccellenti atte a pungolare il giocatore di volta in volta in questione, ma oltre alla pagliuzza va anche guardata la trave.

Locatelli, chiamato a occupare il ruolo del capitanotravirgolette a metà ripresa, ha mostrato buona personalità, ma anche qualche limite di inesperienza. Un ottimo recupero difensivo, certo, ma anche un pallone sanguinoso perso e una punizione pericolosa concessa. Se dovessi scommettere 1 Euro su cos’ha in testa Montella, direi che col rientro di Mati Fernandez cambierà l’assetto della squadra, tornando al 352 impiegato a Firenze. Il cileno non è quello che può essere definito un metodista (d’altronde la squadra è stata costruita quasi apposta per non dare alternative a Montolivo), ma con al proprio fianco un Kucka e un Bonaventura potrebbe essere una soluzione praticabile, come già ipotizzato qualche post fa. Il centrocampo a cinque permetterebbe di avere più intensità e una migliore occupazione degli spazi nella zona mediana, la difesa a tre garantirebbe più copertura e far giocare in coppia Niang e Bacca sarebbe il modo migliore per coinvolgere al meglio i due avanti.

Concordo quando si dice che il nostro è in primis un problema di uomini, ma anche la disposizione conta. La moda del 433, come del resto le mode in generale, non può essere seguita incoscientemente. A Roma (Dzeko) e Milano (Icardi e Bacca) gli allenatori non hanno ancora compreso a pieno la difficoltà che attaccanti non bravi nel gioco corale hanno nel momento in cui non possono contare su un partner al proprio fianco, di un punto di riferimento con cui dialogare. Per questa ragione, per rimanere nel nostro caso, Bacca è costretto a pascolare sulla trequarti alla ricerca di palloni giocabili. Il mio pronostico è quindi questo: se mai succederà, da quando cominceremo a utilizzare Bacca in coppia con Niang nessuno di noi fiaterà più sulla difficoltà del colombiano a interagire coi compagni o sui suoi movimenti sbagliati, i gol non diminuiranno (anzi) e lo stesso Niang crescerà ulteriormente in un ruolo davvero suo invece di fare il mezzofondista per sparecchiare qualche cross.

Continuiamo ora con le ricette, almeno fino a quando Montolivo e Abate saranno perni della squadra. Oggi andiamo con la pajata!

Rigatoni con la pajata

Ingredienti per 6 persone:

1 kg e 800 gr di pajata (intestino di vitello da latte in origine di bue), 600 gr di rigatoni, 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, 50 gr di lardo, una cipolla, uno spicchio d’aglio, tre chiodi di garofano, mezzo bicchiere di vino bianco secco, 1 kg e 800 gr di pomodori pelati e un cucchiaio di conserva di pomodoro, sale e pepe.

Preparazione:

La pajata va, anzitutto, spogliata interamente dell’involucro di pelle che la circonda. L’operazione di spellamento si effettua incidendo con un coltellino, ad uno dei capi del budello, un poco di pelle, separandola dal sottostante intestino carnoso e, quando se ne è tirata giù tanta da poterla afferrare con le dita, si rovescia come un guanto, tirandola giù fino al completo spellamento, che avviene con facilità. Dopo averla spellata, dunque si taglia la pajata in pezzi di circa 20 cm di lunghezza. Poi si ripiega a ciambella ciascun pezzo, fissando le due estremità con una passata di refe bianco da cucina. Questa stretta legatura evita che la parte chiomosa contenuta nel budello vada dispersa durante la cottura. Le ciambelle appariranno piuttosto larghe, ma va tenuto conto che esse si ridurranno sensibilmente in cottura. In un tegame pesante mettere tre cucchiaiate di olio d’oliva ed un battuto di circa 50 gr di lardo, facendo riscaldare il tutto a fuoco alto; quindi aggiungere i pezzi di pajata, girandoli continuamente con un cucchiaio di legno, fino a che siano ben rosolati. Qualche attimo prima del completamento della rosolatura, aggiungere una cipolla tritata, uno spicchio d’aglio, sale, pepe, tre chiodi di garofano e mezzo bicchiere di vino bianco secco. Sempre a fuoco vivace lasciare asciugare il vino, facendo attenzione a che la pajata non faccia la crosta. Appena il vino si sarà asciugato, versare nel tegame i pomodori pelati scolati del loro succo, abbassare il fuoco, coprire il tegame e lasciare cuocere dolcemente. Dopo circa mezz’ora aggiungere un cucchiaio da tavola di conserva di concentrato di pomodoro e lasciare cuocere. Cuocere per oltre due ore. Il sugo dovrà risultare denso e saporito. Condire i rigatoni, cotti a parte e scolati al dente, con metà del sugo e formaggio pecorino grattugiato. Servire in piatti ben caldi (la vivanda raffreddandosi perde parte del sapore) disponendovi sopra almeno due ciambelle a testa di pajata ed altro sugo.

Fabio

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Categoria: Serie A, Tattica

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.