Primo titolo: la giornata della stretta di mano

8 agosto 2017 | Di | Rispondi Di più

Eh, il calcio è cambiato. Ci sono le pay TV

Afa – Sull’asfalto quasi sciolto dalla canicola cittadina un cane disegna la sua traiettoria sghemba alla ricerca dell’illusorio refrigerio dell’ombra. Il padrone lo segue intento a cercare la sua illusione di refrigerio in un ghiacciolo alla menta. Il don li guarda da lontano; pur soddisfatto del nuovo record mondiale di ghiaccioli venduti in un minuto dal bar dell’oratorio pensa, non senza sarcasmo, che dove non può un’Ave Maria probabilmente riesce il tipo con il furgoncino dei gelati. Il giornalista straniero invece pensa alla moglie che gli suggeriva di prendere le ferie prima di quel periodo mentre lui era certo della sua scelta. Si domandava chi potesse essere così scemo da andare a vedere un preliminare di Europa League, il tre agosto, di giovedì contro una sconosciuta squadra di ragazzetti rumeni. Vedrai che non mi ci mandano nemmeno…

67500 e rotti – Lo pensa mentre suda come un pazzo nella camicia e maledice la sua redazione, il ciclone sahariano e quei, pare, 67500 tifosi del Milan che hanno bruciato ogni posto disponibile dentro quel catino di cemento che caccia caldo solo a vederlo da fuori. Se lo chiede quando gira l’angolo e si trova di fronte a quella che sembra essere una sagra paesana. Bancarelle che vendono ogni tipo di gadget in rossonero, furgoni con salamelle, frittelle e gelati e, soprattutto, un sacco di gente che gira entusiasta alla ricerca degli amici cui ha dato un appuntamento atteso per mesi. Anni in alcuni casi.

Secondo titolo: la giornata nazionale del vaffanculo – Il nostro, ormai lo avrete capito, ipotetico giornalista vorrebbe chiedere a oltre sessantamila persone cosa stracacchio ci facciano in quella fabbrica di aria calda e zanzare per vedere una partita il cui esito è pressoché scontato ma, essendo ipotetico, non lo farà. Essendo giornalista dovrebbe chiederlo ma non lo farà in quanto giornalista e non perché ipotetico. La stampa rossonera non ci pensa proprio a fare ed a farsi questa domanda perché le risposte potrebbero essere scomode: amore e vaffanculo. Solo un amore incondizionato che per anni ci avevano dato per spacciato e soffocato dalle pay tv può portare tanta gente allo zanzara stadium. Un amico politicamente corretto mi ha fatto notare che una giornata su quell’insulto è già stata indetta da un movimento politico e quindi ho nascosto il titolo all’interno del post per non turbare nessuno. Qui politica non se ne fa e mai se ne farà. Però è un peccato.

Peccato – Soprattutto mi spiace che un insulto così bello rimanga appannaggio di una parte mentre dovrebbe essere esteso, istituzionalizzato. Conosce due canzoni di Marco Masini ma “Vaffanculo” è un capolavoro assoluto, un urlo liberatorio nei confronti di chi ci ha vessato, preso in giro o insultato. Ripetete con me: vaffanculo magari come fa nella meravigliosa scena del film “Tre uomini e una gamba” l’interista Aldo. V A EFFE EFFE ANCULO. Peccato, perché il 3 agosto potrebbe diventare la giornata (se non altro) rossonera del vaffanculo. A chi per anni ci ha detto che il calcio era cambiato e che era difficile portare i tifosi sugli spalti. “Ci sono le pay TV”, ce lo dicevano come se fossero arrivate da sole nel mondo del calcio, come fossero un accidente della storia o come se non fossero i proprietari di una di esse e non la manna dal cielo che li salvava dalla loro incompetenza oppure uno dei loro tanti secondi fini nascosti.

Secondo telegramma – E vaffanculo anche a quelli il cui sogno bagnato era costringere un popolo immenso ed orgoglioso come il nostro in un cazzo di portapillole ecologico da quarantamila posti. Cazzate. Per quel numero di posti non apro neanche la biglietteria, non mi alzo nemmeno al mattino. A quelli che non hanno capito che sono proprio le famigerate pay TV che invece vogliono gli stadi pieni perché quelli vuoti fanno schifo. Arivaffa anche ai geni che non volevano il Frosinone in seria A. Benvenuti al Benevento ed alla SPAL che riempiranno i loro stadi ogni domenica come anno fatto nel capoluogo laziale mentre altri “Stadium” fanno figo a dirsi ma sono vuoti compreso il posacenere di Torino che comincia a mostrare i primi spazi deserti nonostante i sei scudetti consecutivi.

Terzo telegramma – Ma soprattutto il nostro pensiero va a chi ha mentito per anni facendo di tutto per svuotare la nostra casa quando invece è bastata una campagna acquisti decente ed un po’ di sincerità per tornare a riempirla. Noi lo abbiamo detto per anni, in continuazione, senza stancarci mai: bastava soffiare sulla brace per ottenere un incendio che ha mandato in tilt una biglietteria, abituata (o rassegnata) da troppo tempo a fissare il monitor muto, con diecimila abbonamenti in due giorni. E la marea cresce spinta da un amore sempiterno e dalla semplicità della comunicazione attuale. I tifosi non sono più un nemico, non sono più un popolo da dividere, insultare e prendere in giro. La nuova proprietà ci ha teso la mano destra aperta abbiamo accettato la stretta di mano. Arrivassimo dodicesimi io festeggerei uno scudetto comunque, quello del rispetto reciproco ritrovato. Uno scudetto vinto il tre di agosto, la giornata rossonera della stretta di mano.

 

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Categoria: Comunicazione, Europa League, Partite

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.