Cuori RossoNeri
Un racconto di vita vissuta coi colori rossoneri addosso, Paolo uno dei nostri più cari amici e sostenitori, ci racconta la storia di una passione condivisa col padre, quando la vita, lo sport e l’amore si intrecciano tra loro e non si sciolgono più.
Una premessa: ho voluto scrivere questa storia per parlare di mio Padre, Ugo, che tanto ho amato ed ancora amo, ma la riuscita è stata imperfetta poiché, alla fin fine, sono andato a parlare e raccontare del Milan. Ho voluto scrivere questa storia anche per parlare del Milan, che tanto ho amato, ma la riuscita è stata ancora una volta imperfetta poiché, a dispetto delle mie intenzioni, ho finito con il parlare di mio Padre. La Verità è che ho scritto questa storia per parlare sia di mio Padre e sia del Milan ma, alla resa dei conti, ho anche parlato, straparlato e raccontato di me.
Papà Ugo era un Grande Tifoso del Milan. Da sempre. Io, invece, impiegai davvero parecchio tempo prima di appassionarmi al Calcio ed alle sue (direi tragicomiche, in vero, già ieri, ma oggi più che mai) vicende.
Papà Ugo, in un qualche modo, mi “spingeva” verso il tifo, ma con dolcezza e senza essere invasivo: ricordo che mi regalò, quando non avevo nemmeno tre anni, una radiolina bianca, a forma di pallone, e con la Linea dell’Equatore (l’Equatore dei Sogni, come lo avrei definito un giorno…) disegnata da una fascetta metallica che era metà rossa, e metà nera … Papà parlava e scherzava spesso, a proposito di Calcio e di Tifo, con sua sorella (la mia Cara e Compianta Zia Renata, tifosa dell’Inter), ogni domenica. Un pò di sfottò, qualche screzio, tante parole e poi…Poi andavano tutti e due a guardare “Novantesimo Minuto” e, in seconda serata, “La Domenica Sportiva”.
Queste erano autentiche Tradizioni Familiari, direi; o forse si trattava, addirittura, di Tradizioni Italiane degli Anni ’60 e ’70. Tradizioni semplici, gioiose e piene di dolcezza. Il Calcio era Passione ed era Giocosità. La violenza allo stadio, sinceramente, era inconcepibile. Per me, invece, era diverso. Io la domenica preferivo passarla, assieme alla Mamma, dai Nonni (Nonno Leone e Nonna Giovanna), con i miei cuginetti, a giocare con gli zii Antonio e Ferruccio ed a mangiare “Kiffel” (una sorta di patatine soffiate che mia Nonna Giovanna cucinava in maniera fantastica!).
Papà Ugo, dal canto suo, la domenica pomeriggio andava a San Siro, quando il Milan giocava in casa. Se i RossoNeri, invece, erano di scena in trasferta, allora si metteva alla scrivania e preparava i processi della settimana a venire (Papà Ugo era un Magistrato Penale e, negli Anni ’60/’70, se ben ricordo, era Giudice Istruttore). Ma anche se il Milan giocava lontano da San Siro, Papà, per i quarantacinque minuti dei secondi tempi, restava comunque attaccato alla sua radiolina, ad ascoltare “Tutto il Calcio, Minuto per Minuto”, e quindi ad imprecare o ad esultare. E la Mamma… La Mamma, se anche lei era in casa, osservava ed ascoltava. Ed a volte, per curiosi motivi che solo oggi, forse, comprendo, imprecava (in forma soft, naturalmente) pure lei…
Una domenica, dopo tanto insistere di Papà e qualche reticenza della Mamma, finalmente andai a San Siro con lui, armato di radiolina e…Binocolo! Un binocolo Zeiss, per vedere da vicino le prodezze di Pierino Prati, Gianni Rivera e Compagni! Si, la mia prima partita in assoluto a San Siro fu nell’ (ormai lontanissimo ed avvolto nelle nebbie dei ricordi) Anno Domini 1966; la partita era Milan – Roma. Ne venne fuori una inopinata sconfitta, con Papà che si agitava come un matto e sbraitava parole il cui significato lo compresi solo molti anni dopo. Non ricordo molto, a dire il vero, se non che era uno splendido pomeriggio di sole e che il campo di San Siro aveva ancora le sue fantastiche striscioline di verde-chiaro/verde-scuro che lo rendevano quasi unico (solo il San Paolo di Napoli, mi pare, le avesse, ma erano comunque un pò diverse).
Si, lo so, ero troppo piccolo per godere appieno dell’”Essere Milanista”, ma ricordo che mio Papà mi regalò, proprio in quella domenica, un cuscinetto apribile, in stoffa grezza rosso-nera a strisce, ben riempito di gommapiuma. Un cuscinetto da Tifoso, gonfio d’Amore e di Sogni, che mi accompagnò sino alla fine degli Anni ’80.
Nel 1970, tuttavia, mio Padre si trasferì – per motivi di lavoro (o forse perché io avevo bisogno di un clima diverso? Chissà, forse per tutte e due le cose, ora non ricordo più…) – a Salerno e lì rimanemmo sino all’autunno del 1977, quando tornai a vivere in Lombardia: a Bresso.
Da quell’anno, il 1977 appunto, incominciai a diventare un assiduo (ed appassionatissimo!) frequentatore della “Scala del Calcio” (San Siro, appunto), assieme a Papà. Ma la prima partita che ricordo bene e che mi rese davvero felice (per quanto inutile potesse essere), fu una notturna estiva di Coppa Italia, che mi gustai, oltre che con papà Ugo, anche assieme anche allo Zio Sergio, un anno prima: si trattava di un inedito Milan – Perugia. Finì 3 – 1, e per i Diavoli RossoNeri segnarono Calloni, una doppietta – uno su rigore – e Benetti, con un bolide da oltre trenta metri; Sollier – il calciatore più discusso e sinistrorso dell’Italia di quegli anni – politicamente parlando – mise a segnò il gol del momentaneo 1 a 2 per il Perugia).
Dire Milan era come dire, quindi, dire “Gioia e Soddisfazioni”? Tutt’altro, ahimè! La metà e la fine degli Anni ’70, per il Milan, furono anni difficili, anni “bui”, davvero, laddove fare un quinto o un terzo posto, dopo la Fatal Verona e la “Stella” sfuggita proprio sulla linea del traguardo, era già tanto. E vincere una Coppa Italia era sinonimo di Felicità (altro che Champions League…).
Gli spalti di San Siro, in nudo cemento, e specialmente in Autunno ed Inverno, mi facevano gelare il fondoschiena; e poi, quando pioveva o nevicava, tra ombrelli allineati e sovrapposti e spettatori che si alzavano per scaldarsi ed agitarsi, il vedere – tranquillamente – la partita, a volte, diventava difficile (e questo senza dimenticare i pomeriggi con la nebbia, tanto spessa da tagliarsi con il coltello …). Si, faceva un gran freddo, in Inverno, a San Siro. Però il calore che avvertivo, quando le Squadre entravano in campo e quando il Milan segnava ed io abbracciavo Papà oppure un qualche perfetto sconosciuto che sedeva di fianco a me, ancora lo sento, dentro. Forte. Intenso. E quel calore mi conforta. Inutile dire che il Milan ha segnato un passaggio fondamentale della mia Vita, ed ancora – per certi versi – lo segna.
L’ultima partita che vidi con Papà seduto al mio fianco, fu nel tardo AD 1999: Milan – Venezia, che finì 3 a 0. E proprio quel pomeriggio, mentre andavamo allo stadio, Papà si sentì poco bene. Dolori al petto ed alla schiena. “E’ il cuore”, mi disse. Ed aveva ragione. Un paio di mesi dopo, fu operato all’ospedale di Niguarda e gli applicarono ben tre by-pass. Papà si riprese, lentamente, ma mai del tutto. Ed infatti…a San Siro, insieme, non ci saremmo più andati.
Per un paio d’anni mi recai ancora, qualche volta, allo Stadio, da solo, ma capii subito che non era la stessa cosa. In fondo, devo dirlo, guardare la partita del Milan senza Papà vicino, per ridere, sorridere o dar fuori da matti, non aveva più un gran che di senso…Certo, il Milan lo seguivo, lo seguo ancora e lo seguirò, credo, sempre (almeno sinché esisterà – o sinché esisterò io…), ma se dicessi che oggi provo, quando segna Ibra o Robinho o chi per essi, quello che provavo quando la metteva in rete Bigon, o Chiarugi, o Maldera, o, magari, lo Sciagurato Egidio (Calloni)…Beh, mentirei spudoratamente. Troppe cose sono cambiate e, a mio parere e per certi versi, anche il Mio e Nostro Milan è cambiato.
Voglio essere schietto: una vittoria nel Derby, o all’ultimo istante, nell’ultimo secondo di recupero e magari immeritata e con un gol fortunoso od un rigore, ancora mi dà delle emozioni. Ma le “Corde dell’Anima”, purtroppo (e temo più per “colpa” di quello che il calcio – ed il Milan, con esso – è diventato, piuttosto che per “colpa” mia), non vibrano più.
Le cose della Vita (Milan incluso) hanno un peso. Sembra un’ovvietà, ma non lo è. Non del tutto, direi, e non per me sicuramente. Perché? Perché io, delle “Cose della Vita, qualcuna ho anche finito per capirla. Anche grazie al Calcio ed anche grazie al Milan, certo. Il Calcio è “Metàfora della Vita”? Forse si.
Certo è che, anche se non so esattamente come, spesso ho capito alcune cose perché mi sono messo in condizione di comprenderle. Se vuoi vincere devi attaccare. E se attacchi troppo, magari sfondi, segni e vinci, ma di sicuro ti scopri in difesa. E se sbagli, come sbagliava – tante volte – il Milan, così sbagliai anch’io.
E pagai, anzi: pagammo: il Milan scivolò per ben due volte in Seconda Divisione. Ed io…Io mi misi in condizione di disintegrare una parte della mia Vita. La morale? Nel Calcio, come nella Vita, chi sbaglia, paga. Paga un prezzo forte. Spesso salato. Pesante. Insopportabile, anche.
Ma “Le Cose della Vita” hanno un peso – oltre che un Valore -, e se le si vuole conoscere, allora quel peso occorre portarlo. Che piaccia o meno, lo si deve portare addosso. Il peso. Il peso delle cose fatte e che non dovevano essere fatte. Il peso delle cose dette e che non dovevano essere dette. Il peso delle cose non fatte, ma che si sarebbero dovute fare e quello delle cose non dette, ma che si sarebbero dovute dire. Quante volte ho pensato, quando la Vita non era così difficile, che prima o poi tutto sarebbe cambiato. E tutto è cambiato, alla fine. Ma il peso delle cose che avrei dovuto fare o non fare e dire o non dire, alle volte, grava sul mio cuore come un albero cadutomi addosso durante una tormenta.
Vedo cose che mi fanno male, ogni giorno. Ed avverto il sapore degli anni che mi sfiora e mi lascia qualcosa. Forse avrei dovuto essere più sincero con gli altri e più onesto. Anche con me stesso.
Ma io sono quello che sono. Sono quello che sono, e va bene così. Il Milan, per i suoi errori, perse faccia, Campionati e, purtroppo, anche un pizzico di Dignità (ricordate il Calcio Scommesse?!?). Ed io, per i miei, persi tante altre cose. C’est la Vie. E andiamo avanti…
Essere RossoNeri e Tifosi del Milan, lasciatemelo dire, è stato un grande e prezioso Dono. Ed i Doni grandi e preziosi, sempre e comunque, rimangono nel Cuore. Non muoiono mai. Ed il Dono di essere Milanista me lo fece mio Padre, che ora le partite se le guarda dalla “Tribuna Celeste” (e son certo che ancora si agita, quando le cose non vanno come dovrebbero …).
L’ultima partita che Papà Ugo “visse”, con un minimo di percezione delle cose di questo mondo, è stata Juventus – Milan, del Febbraio 2011, che finì con la vittoria dei Diavoli RossoNeri per 1 a 0. Poi il nulla. Svariate chiamate fatte dal e ricevute sul mio cellulare, ma risoltesi ascoltando solo il silenzio, o parole appena sussurrate, che non capivo. Che non sentivo. Che non riuscivo più ad afferrare.
Quando visitavo mio papà, ormai irrimediabilmente bloccato a letto, vedevo le sue mani che brancolavano nel buio (Papà era ormai cieco), alla ricerca di una stretta e di un ultimo pizzico di calore. E La sua bocca si torceva, nel tentativo di dire qualcosa. Ma io non capivo… E poi ancora il niente.
Papà se n’è andato il 16 Marzo 2011, alle 20 e 30, e, come ho cercato di raccontarvi, fu lui a portarmi a San Siro, per la prima volta, in un soleggiato pomeriggio del 1966, e, nel far ciò, ad accendere in me l’Amore per i Diavoli RossoNeri. Lui adesso non c’è più, ma il “Suo” (ed anche il “Mio”) Milan c’è ancora. E nell’anno della morte di Papà Ugo è arrivato anche il Diciottesimo Scudetto della Storia dei RossoNeri.
Ed io lo dedico tutto a lui, che tanto amò quella Squadra e quei Colori (assieme a quelli dell’ormai scomparsa Salernitana). Il resto (paroloni roboanti e retorica inclusa) non conta più.
Adesso è tardi, e smetto di scrivere. Rileggo. Correggo. Poi correggo ancora e rileggo il tutto. Bevo un sorso di scotch. Mi alzo e apro la finestra del mio studio; sento un gran casino, fuori: i clacson che vanno a manetta, le macchine che corrono, c’è pure qualche urlo che si perde nella Notte Rossonera, ed i vessilli degli Ultimi Tifosi che vanno alla Festa Scudetto sventolano via veloci.
Guardo l’orologio: sono le 23:05 dell’otto Maggio, AD 2011. Papà non c’è più, ma il nostro Milan ci riunisce ancora, mano nella mano, in questa notte calda, quasi afosa; una notte come tante altre. Una notte meravigliosa ed uguale a quelle che vivemmo insieme, a San Siro ed altrove, nel Mondo, tante altre volte, tanti anni fa. Sono stanchissimo…
Sempre Forza Milan!
E Buonanotte, Papà …
Paolo
- 31 dicembre 2011 22 commenti Postato in: Partite, Ricordi rossoneri, Vostri sermoni Tags: Tifosi
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22 commenti
CIAO PAOLO,
HO APPENA LETTO IL TUO RACCONTO. MI SONO COMMOSSO E STO VERSANDO TANTE LACRIME (OGNI TANTO MI SUCCEDE QUANDO PENSO ALLA MIA VITA E QUANTO QUESTA SIA SEMPRE STATA LEGATA AL NOSTRO MILAN). CIO’ CHE DICI RISPECCHIA TANTO ANCHE LA MIA REALTA’. IL MIO BABBO, CHE DOLCEMENTE DA PICCOLINO MI HA INSEGNATO AD AMARE IL NOSTRO MILAN, ORMAI DA UN PAIO D’ANNI DOPO UN BRUTTO ICTUS NON E’ PIU’ AUTOSUFFICIENTE E TANTE SERE LE PASSO CON LUI A GUARDARE IL MILAN O A PARLARNE. DOPO LA SUA MALATTIA CI SIAMO AVVICINATI ANCOR DI PIU’. VIVENDO A PESARO NON HO AVUTO LA FORTUNA DI ANDARE SPESSO CON LUI A VEDERE IL MILAN ALLO STADIO (UNA DOZZINA DI VOLTE IN TUTTO). MA RICORDO ANCORA ADESSO I NOSTRI GIRI IN MACCHINA LA DOMENICA POMERIGGIO AD ASCOLTARE TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO, A GIOIRE ANCHE DI UN GOL SEGNATO NEL CAMPIONATO DI B CONTRO LA SAMBENEDETTESE, IL L.R.VICENZA O CHI PER ESSI ED ANCOR PRIMA LO STROMBAZZARE PER LE VIE DI PESARO PER FESTEGGIARE IL TANTO AGOGNATO SCUDETTO DELLA STELLA NEL LONTANO MAGGIO DEL 1979. CHE DIRE, ESSERE MILANISTI E’ UN ONORE E UN DONO CHE GLI altri NON COMPRENDONO E MAI COMPRENDERANNO. IL MIO BIMBO COMINCIA GIA’ AD INDOSSARE LA NOSTRA MAGLIA ROSSONERA ED IL NONNO NE E’ FIERO (ANCHE COSI’ PENSO DI ALLEGGERIRGLI LA QUOTIDIANA SOFFERENZA). QUANTO A ME, DOMENICA PROSSIMA SARO’ A SAN SIRO PER IL DERBY E SE ANCHE IO NON MI LEGO PIU’ AI GIOCATORI, IL SENTIMENTO PER IL MILAN E’ ANCORA SEMPRE FORTISSIMO. UN GRANDE ABBRACCIO A TE E UN BACIO AL TUO BABBO UGO.
FORZA MILAN SEMPRE!!!!!
ANDREA
Buongiorno Paolo,
leggo solo ora, di rientro dalle vacanze di natale, questo tuo pezzo. Questo tuo, MERVIGLIOSO, pezzo.
Ho pianto e non me ne vergogno.
Alla fine però mi è scappato un sorriso con due pensieri felici.
Tuo padre ha sicuramente un motivo in più per essere fiero di suo figlio, milanista e ottimo scrittore di sentimenti.
Sono sicuro che Ugo (mi permetto di chiamare così un FRATELLO ROSSONERO) quando è andato di la ha trovato Mamma Etta e Nonno Walter (le due persone che mi hanno instillato nel cuore e nella mente questa passione) e hanno festeggiato insieme quando siamo diventati ancora campioni d’Italia.
A noi il compito di tenere la passione per quei colori alta, genuina e incrollabile come era la loro. il tuo pezzo è una piccola (grande) pietra nella costruzione di quella passione.
Complimenti sinceri e, come altri qui sotto, se tu avessi voglia di regalarci altre perle come questa…
Un abbraccio,
Pier
Grande pezzo e grandi emozioni. Grazie Paolo. Mi unisco all’invito di Cristian
La fede rossonera é una forza potente,che seduce, ghermisce edemoziona.
Complimenti x il pezzo e grazie x aver condiviso questa emoziona.
Buon anno a tutti
C’è solo una cosa che posso dire, Paolo vorrei che scrivessi ancora ed ancora ed ancora per tutti noi.
Mia madre non seguiva il calcio – le piaceva il ciclismo – ma quando io divenni una rossonera appassionata, mi seguì in questo amore.
Buon anno a tutti voi!
Bon année 2012 et meilleurs voeux à tous. Buon Anno e tanti auguri a tutti.
Tantissimi auguri a te!
Mio Padre era nato nel 1922. E’ stato un grande tifoso del Toro, del Toro di Valentino Mazzola, di quel Toro che è stato una delle più forti squadre di tutti i tempi. di quel Toro del quale mi ripeteva l’undici quasi fosse l’Ave maria. Eppure mio padre, ricordo, divenne simpatizzante e pure tifoso del Milan di Rivera e Benetti, di Chiarugi e Maldera e poi degli olandesi per amore nei riguardi di suo figlio, nei miei riguardi. Ricordo la prima coppa vinta a barcellona, ricordo che correvo ad ogni gol ad abbracciarlo nel letto dove la malattia l’aveva costretto. Ogni gol. E Lui era felice.
Tornre indietro, anche solo un attimo, anche solo per un attimo.
Paolo ti abbraccio. Ti abbraccio forte.
Uguale al mio!
Tempo fa si commentò un post sui nostri personali ricordi legati al Milan. Io ne avevo “rimosso” uno che è riemerso leggendo la bella lettera di Paolo.Il 14 ottobre 1984 mi trovavo a Milano in quanto mio padre era ricoverato all’Istituto Tumori della stessa, in cura del prof.Ravasi (da poco scomparso). Ero ospite di parenti, uno dei quali, conoscendo la mia passione calcistica e per distogliermi dall’angoscia, mi porto allo stadio a vedere Milan Roma (2 a 1 Di Bartolomei e Hateley). Tornai in ospedale dopo la partita con un forte senso di colpa che scompari quando rividi mio padre nella stanza all’ultimo piano dell’ospedale che mi sorrise.Sei mesi dopo mio padre è morto, è ancora vivo nella mia mente e nel cuore quel sorriso…
p.s.mio padre diceva che era tifoso dell’Inter, forse era vero, ma io credo che lo sostenesse per mantenersi neutrale tra me e mio fratello (gobbo iuventino)…………………..
Dimenticavo..Auguri a tutti!!!
Scrivo due righe dopo essermi commosso. Il pezzo di Paolo conferma quello che vado sostenendo da tempo, e cioè che i nostri lettori sono nella stragrande maggioranza dei casi persone di livello molto elevato dotati di grande sensibilità. Questo mi da il la x confutare qualche cretino e pappagallo del web il quale sostiene che su questo sito sappiamo solo gridare ed offendere. Purtroppo è la presenza di questi cretini che rovina il web. Grande Paolo e grazie. Mio padre tifava Toro ma alla fine si entusiasmó x il Milan di Arrigo e ricordo ancora i suoi occhi stupefatti nel vedere la poesia che recitammo a Madrid e la sua testardaggine nel chiamarmi dentro casa mentre io gridavo al balcone dopo il gol di Van Basten… Ricordi.
credo che ogni partita che noi ricordiamo sia identificabile con uno passaggio della nostra vita, una sorta di icona, il milan rappresenta parte della nostra vita, rappresnta tempo “perso” e dedicato solo a quei colori, notti insonni anche quando si comincia a fare grandi, tanto sangue acido e tante gioie, e come dici tu paolo ci unisce anche ai nostri familiari, siano essi milanisti juventini, interisti o chicchesia . complimenti
Una bellissima storia piena d’amore…il modo più giusto per chiudere questo 2011.
Buon anno a te Paolo e a tutti tutti tutti gli AMICI del Night, un abbraccio!!!
buon anno!
Buon anno a te amica mia! E grazie di esserci sempre!
Se dici a me…SMACK!
Sempre e solo a te! SMACK!
Paolo….
qui dentro c’è solo una parola…
Amore…per tuo padre e per il Milan
Bellissimo spaccato di vita, grazie!
Buon Anno Paolo!
caro Paolo vivissimi complimenti….non è retorica, ma anch’ io come te identifico anni ed anni di milan con gli eventi della vita. un caro saluto
Grazie Amici: questa pubblicazione è un GRANDISSIMO dono per Papà, Mamma e per chi, come me, ama il Milan.
>Per chi lo ha amato e lo amerà sempre. Perchè, come il Calcio, il Milan è anche – e soprattutto! – Amore.
Quello che non si compra nè vende, MAI, ad alcun prezzo.
Buon Anno Amici!
Paolo