28 maggio 2003

29 maggio 2013 | Di | 33 risposte Di più

Milan--310x210Signori, sono passati 10 anni. Penso che quel mese calcistico sia stato il più lungo e difficile della mia storia da tifoso. Ricordo la semifinale d’andata: erano i primi di maggio, uno 0-0 scialbo, faceva un caldo allucinante. Ricordo il ritorno: come contro l’Ajax non vidi gli ultimi minuti, ma andai in strada a fumare una sigaretta dietro l’altra. Mi persi la parata di Abbiati su Kallon, ma ci guadagnai un paio d’anni di vita.

Il giorno dopo su internet cominciai a cercare il biglietto per la partita di Manchester. Sin da piccolo avevo sognato di poter vedere una finale dal vivo, e ora avevo la disponibilità economica per esaudire il desiderio, nonostante in famiglia non fossimo stati mai benestanti e la malattia di mio papà (rossonero fino al midollo) ci avesse ancora di più affossati. Cercai, cercai, e alla fine grazie a una agenzia di viaggi trovai un pacchetto con biglietto. Partenza e ritorno in giornata: perfetto! Avevo qualche soldino da parte, volevo fare una vacanza, ma sticazzi, la finale era più importante. Volevo, dovevo esserci.

Preso il biglietto pensai a mio papà e allo Scudetto di Sacchi. Andammo in giro su una 128 gialla col bandierone rossonero. Ricordo il suo consolarmi dopo la fatal Verona di Lobello junior: “Dai, non piangere, vinceremo la Coppa dei Campioni”. E quella volta fu una Ritmo a portarci in giro a festeggiare il gol di Frankie. Adesso, però, potevo e volevo essere lì, allo stadio, e volevo che anche lui, che se n’era andato da un po’ d’anni, venisse a Manchester. Una finale dal vivo non l’aveva mai vista…

Cazzo, la mia prima finale. Cazzo, la mia prima trasferta europa. Manchester è stata la prima di una serie di finali, e la prima volta non si scorda mai. Ricordo Fiumicino: trovai un parcheggio assurdo, chiuso tra due macchine, tanto che per uscire dalla mia Clio dovetti aprire il portabagagli. E poi, quanti juventini! Tutti sicuri: “Li stracciamo, li umiliamo, noi abbiamo disintegrato il Real”. Pochi milanisti, impauriti, timorosi. Venivamo da anni difficili, dalle scoppole in giro per l’Italia e l’Europa, e la Juve aveva da poco vinto il campionato.

Il volo, l’arrivo in Inghilterra, la tensione. Quasi inaspettatamente, durante il tragitto verso lo stadio, lo vedo: l’Old Trafford. Immenso, meraviglioso, veramente il teatro dei sogni. Entro. Cori, chiacchiere con gente mai vista né sentita: lì in mezzo mi sento a casa. Inizia la partita. Mi trovo davanti uno striscione di tifosi della Juve: “UNO SCOGLIO NON PUÒ ARGINARE IL MARE”. Ma andate a cagare! Sopra di me, invece, uno striscione chiaro e limpido: semplice, ma che esprime al meglio il sentimento di tutti. “FORZA, RICONQUISTIAMOLA”.

Dopo qualche minuto il delirio totale: gol di Sheva. Neanche il tempo di gustare il vantaggio che alzo gli occhi e mi accorgo che… no, non è gol. Annullato. E ricomincia l’ansia, la tensione, lo stomaco che si chiude. La traversa di Conte, Roque Junior che si spacca. Giochiamo gli ultimi minuti, di fatto, in dieci.

Fischio finale. Tempi regolamentari, supplementari, tutti e 120 i minuti terminati. Solo i rigori. Ogni rigore una sigaretta, ogni sigaretta una sofferenza. Penso a mio papà, lo vorrei lì con me. Stringo forte forte il suo ultimo regalo, un orologio. Non sono mai stato tanto “credente” in queste cose, ma quello fu il momento della mia vita senza di lui nel quale l’ho sentito più vicino. Sigaretta dopo sigaretta siamo avanti. Va Del Piero e la voce si fa alta: “Se lo sbaglia è finita, SE LO SBAGLIA È FINITA!”, ma non lo sbaglia.

Tocca a Sheva. No, Sheva no. Una volta si è fatto parare un rigore pure da un difensore! Porca vacca…

Buffon da una parte. Palla dall’altra. E come il pallone, anche la gente rotola. Impazziscono tutti. Dopo quella interminabile follia in mezzo alla calca, dopo decine di abbracci a sconosciuti, alzo gli occhi: lì dove poco prima c’erano i tifosi della Juve, lì davanti a noi, non c’è più nessuno.

Alle volte la gente che non capisce mi chiede semplicemente: “Ma come fai a stare male per undici milionari? Loro perdono, vanno a mangiare e a divertirsi e tu ti rovini la salute”. Non capiscono. Non sono gli undici milionari, non è la maglia, non è lo stadio, non è la sede, e neanche il presidente: è semplicemente un’idea. La consapevolezza che dentro di te, nel tuo io, esiste una cosa indefinita, una cosa che non puoi toccare, non puoi stringere, non puoi coccolare, ma la ami, la ami profondamente. È parte di te e tu stesso ne fai parte. Ti fa soffrire, ti fa gioire, ma è tua. La vivi da solo, la ami da solo e ti accompagnerà per sempre.

Eh sì: “Riconquistata”. Ma soprattutto, UNO SCOGLIO PUÒ ARGINARE IL MARE.

Akirafudo

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Categoria: I vostri sermoni

Sull'autore ()

Community rossonera, da sempre in prima linea contro l'AC Giannino 1986. Sempre all'attacco. Un sito di curvaioli (La Repubblica). Un buco nero del web (Mauro Suma)