Tanto lavoro da fare

17 maggio 2017 | Di | Rispondi Di più

Come non vendere magliette by Condor

Quattro punti di vantaggio sui nati dopo, un punto di vantaggio sulla viola attesa al San Paolo dal Napoli, in piena lotta per il secondo posto, per l’ultima partita casalinga. Domenica sembrerebbero esserci tutte le condizioni per chiudere sesti con un turno di anticipo e partecipare ai preliminari di europa league dopo una stagione davvero particolare.
Vedendo la rosa della squadra potrebbe sembrare un buon risultato, in realtà lo definirei normale dato che le due milanesi e la viola si sono iscritte alla Ciapa No League, competizione in cui chi fa meno punti vince l’abbonamento al cinema per l’anno prossimo. In testa per distacco ci sono i nerazzurri capaci di totalizzare 1 punto (nel derby) su 18, mentre Milan e viola ne hanno totalizzati rispettivamente 6 e 8, una vera miseria. A questo aggiungiamo che la tanto decantata Atalanta è in frenata da parecchio tempo, ossia da quando il Papu Gomez non segna più, totalizzando anch’essa soli 8 punti, in pratica l’accesso all’europa league si è combattuto e si sta combattendo con medie da lotta per non retrocedere, in cui solo un girone di andata con un punteggio inaspettato ha permesso ai rossoneri di compensare lo schifo attuale.
Con gli orobici sono apparsi evidenti i soliti problemi amplificati in maniera esponenziale dalla pochezza di un attacco imbarazzante, in cui il nostro miglior realizzatore ha totalizzato la miseria di 13 gol (9 su azione) ed il secondo marcatore è fermo a 7. Se il primo punto per la rinascita è rifare il centrocampo, il secondo è trovare un bomber di razza.

A quanto pare adidas vorrebbe rinegoziare il contratto di sponsorizzazione nonostante l’imperatore del mercato avesse compiuto delle mosse lungimiranti per vendere magliette: dar via tutti i migliori e conquistare l’oriente con Keisuke Honda. Non contento, il digerente che tutto il mondo ci invidiava, gli ha affidato addirittura la 10, numero che neanche lo Speranta Nisporeni gli farebbe indossare, convinto che con questa mossa avrebbe conquistato il sol levante, diventando così anche imperatore del giappone. Con questa sua intuizione probabilmente pensava di vedere intere generazioni di bambini assillare i propri genitori per comprargli la maglia del giocatore che han sempre sognato, non cristiano ronaldo, messi, ibrahimovic (venduto), bale ecc., macché, quella di un giapponese biondo. Qualcuno gli avrebbe dovuto ricordare che i calciatori giapponesi più famosi sono stati Mark Lenders, Oliver Hutton e Julian Ross ed erano cartoni animati, ma forse non se n’è mai accorto, intento com’era a visionare i 100 top young…
Come si fa a vendere magliette con simili interpreti, ma soprattutto come si fa a vendere le ultime magliette prodotte? Magliette con codici a barre al posto delle strisce o fatte con stampanti a cui bisognava fare la pulizia delle testine, magliette con un simil granata invece del rosso, altre ancora con strisce simil granata date col pennello sgocciolante davanti e dietro niente perché è finito il barattolo di vernice…ma che magliette sono??? Io tifo Milan, tifo rossonero e le ultime maglie non hanno alcuna attinenza con la storia del Milan ed i suoi colori.
Finalmente già dalla sfida di domenica si tornerà ad una maglia col rosso, senza codici a barre, stampanti difettose o pennelli sgocciolanti e sicuramente sarà più apprezzata dai tifosi perché se è vero che per vendere è importante anche chi la indossa, non va trascurato che se un tifoso non sente quella maglia come propria allora chi l’ha disegnata ha fatto un gigantesco autogol.

Capitolo allenatore. Il contratto di Montella scade a giugno 2018, Sarri se non dovesse rinnovare potrebbe liberarsi a giugno 2018. Ammetto che i modi del tecnico campano non mi vanno proprio a genio, anzi li detesto, e la sua fase difensiva non mi soddisfa ma è pur vero che gioca un gran calcio, sicuramente il migliore per distacco in Italia. Credo che con Gigio in porta la sua fase difensiva non perfetta verrebbe in parte mascherata ottenendo così quei successi che finora gli sono mancati. Spero che il giorno in cui Montella dovesse lasciare milanello la scelta della società ricada sul tecnico partenopeo.

Non so che squadra vedremo al raduno ed ovviamente nemmeno quella che avremo a fine agosto, ciò che però mi soddisfa è il modus operandi da società calcistica e non da fancazzisti tra karaoke e ombrellone; finalmente chi si occupa di mercato (un d.s. non invisibile) è poco interessato ai microfoni perchè impegnato a imbastire trattative prima del 27 agosto, i ristoranti servono solo per mangiare e non per firmare i contratti col sugo e gli stadi tornano ad essere il luogo in cui osservare i calciatori. In questo senso sono molto significative le parole di Massimo Ambrosini a UltimoUomo, pensieri in grado di chiarire una volta per tutte perché serviva una rivoluzione già da tempo.

“Abbiamo cominciato a capire che le esigenze economiche non erano più quelle di prima. Ha iniziato ad emergere un’incapacità a programmare, a rinnovarsi seguendo una strategia. Prima era fin troppo facile. Avevi la forza economica e il blasone per arrivare a chiunque e chiunque voleva venire al Milan. Nel momento in cui i valori si sono livellati, sono venute a galla le carenze. Si sapeva che alcuni erano agli ultimi anni della carriera, si sapeva che qualcuno non avrebbe rinnovato, si sapeva che qualcuno sarebbe stato ceduto. Eppure non si è agito per tempo. Sono state sottovalutate le conseguenze. Mancanza di risorse, ma anche di idee. Con buone idee puoi sopperire a una minor forza economica. Altri hanno fatto di più e meglio. La sensazione era che la società non si rendesse conto che chiedeva pubblicamente alla squadra cose che erano molto più difficili da raggiungere rispetto a prima. Ci dicevamo che ci stavano caricando di aspettative difficili da mantenere. La società aveva tutto il diritto di compiere scelte differenti dal passato, a patto però di essere chiari con l’esterno. Forse ci credevano più forti di quel che eravamo o forse volevano nascondersi dietro un dito”.

Serve aggiungere altro?

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

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Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.