Cessi a pedali

10 maggio 2017 | Di | Rispondi Di più

Riusciranno i cinesi a smantellare questo deposito di cessi?

Come li metti e li metti rimangono sempre dei cessi a pedali.
Questi giocatori prima di essere indegni sono proprio dei cessi a pedali: puoi riverniciarli, customizzarli, cambiargli le manopole, i cerchi, le ruote e i freni ma alla fine non saranno mai una buona bicicletta da città, montagna, corsa su strada o un triciclo perché rimarranno sempre dei cessi a pedali. Puoi anche fare uno sprint i primi 50 metri, ma se ti va bene ti ritrovi con la lingua di fuori mentre se ti va male si spezza il telaio e devi farlo saldare. Un cesso a pedali non serve a niente, tutt’al più attira curiosità i primi cinque minuti per vedere come va, poi ti metti a ridere e alla fine non puoi che constatare il senso del ridicolo raggiunto da chi ha costruito un simile aggeggio, sentendosi pure un figo allucinante, insomma un imperatore.
Questa rosa di cessi a pedali è l’eredità lasciataci da B&G, un accrocchio frutto delle intuizioni di un famelico condor che ha avuto la sfacciataggine di presentarsi di nuovo a San Siro…ma sparisci! Inabissati nel mercato immobiliare e vai a suonare i campanelli a bordo dei cessi a pedali che hai comperato!

L’ex-muezzin, nonché primatista mondiale ed olimpico di salto sul risciò, dopo Crotone, riferendosi al mercato, ci informò di una differenza nei modi e nei tempi di condurlo che balza all’occhio…ohibò! E dov’eri in tutti questi anni di caciomercato? Ah già, a prendertela con i tifosi elargendo patenti di tifo imbevute di bile, mentre oggi ritratti parlando come un cestista qualsiasi perchè dalle tue parole è chiaro come l’imperatore del mercato non era poi tanto imperatore, quanto piuttosto un dopolavorista impegnato durante le vacanze a chiamare qualcuno tra un karaoke e una paella per farsi dare qualche cesso a pedali.
Spero che quanto prima chi si occupa della comunicazione rossonera capisca la necessità di svincolarsi da simili personaggi incapaci di confrontarsi ed intercettare il tifo rossonero. Questa gente non può e non deve rappresentare il sentimento milanista perché si cade nel ridicolo e la nuova proprietà non può permetterselo.

In quel deposito di cessi a pedali costituitosi a Milanello si elevano pochi giocatori (inutile citarli tanto si contano sulle dita di una mano) ed uno solo svetta per essere un vero diamante in mezzo a fondi di bottiglia: Gigio Donnarumma. Non so cosa accadrà al deposito di cessi a pedali, ma spero vivamente di veder rispediti al mittente tutti i prestiti oltre alla dismissione del maggior numero possibile di questi accrocchi frutto della mente contorta di uno scofanatore di barbagianni.
Se B&G ci avessero lasciato una squadra con 5 giocatori di proprietà e 20 prestiti secchi partiremmo da una situazione ben migliore di quella attuale, perché sti cessi non li vuole nessuno e bisogna pure dar loro uno stipendio. In attacco schieriamo uno che crede di essere Gattuso, a centrocampo uno che ha giusto i tempi per girare le costine ogni quarto d’ora e sulla fascia l’unico terzino argentino che non sa né difendere né attaccare. Questa è la spina dorsale portata in estate dallo scofanatore di tombe.
A proposito…spero che quanto prima venga eliminata dal museo del Milan la cravatta condoresca perché non ha alcun senso di esistere in mezzo a simili cimeli. Dev’essere sigillata in un contenitore in grado di neutralizzare “ultracompetitivi” “siamoapostocosì”, “nonescenessunosenonentranessuno”, “intuizione” ed altri gianninotopi radioattivi per poi essere affondata nell’abisso Challenger, affinché non possa più far danno con le sue radiazioni e venga presto dimenticata. In seconda istanza mi accontento di non vederla più, senza sapere che fine abbia fatto. La nuova società ha il dovere di far sparire quell’insulso feticcio per veneratori di tramezzini, buffet, lecca lecca e servi vari.

Il Milan deve ripartire da Gigio. Con la Roma poteva finire tranquillamente 1-6 se non peggio e non si contano le volte che questo portierone ci ha salvato in stagione. La società deve partire da lui e trovare un capitano vero, qualcuno di carismatico che possa vestire quella fascia con onore. Potrebbe anche essere Gigio, carisma ne ha da vendere, ma l’età potrebbe giocargli un brutto scherzo. La scelta dovrà essere ben ponderata perché non ha alcun senso stringerla attorno a un braccio per semplice grado di anzianità, basta con questo scempio! La fascia è un simbolo importante, identifica un tifoso, ed una stagione in più o in meno non può e non deve essere la discriminante, solo il carisma e l’attaccamento ai colori lo possono essere e la pietra miliare per un capitano devono essere le parole pronunciate dal Franz in occasione del suo cinquantasettesimo compleanno:
Aver fatto parte di un grande club come il Milan è meraviglioso. Essere stato il capitano del Milan è molto bello, mi riempie d’orgoglio quando incontro in giro per strada i tifosi e mi chiamano capitano invece che per nome. Al Milan ho vissuto due epoche: la prima dove si è sofferto, la seconda invece dove abbiamo gioito di più. Con l’arrivo di Berlusconi, ho vissuto anni straordinari. Ho giocato tante finali, ho avuto la fortuna di viverne molte. Il Milan ha bisogno di giocatori e persone che sappiano cosa vuol dire giocare in un club glorioso come quello milanista”.

Il Milan ha bisogno di giocatori e persone che sappiano cosa vuol dire giocare in un club glorioso come quello milanista.

Grazie Franz, noi vogliamo semplicemente questo.

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

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Il mio primo sbiadito ricordo è Baresi che entra in scivolata e l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.