Pazienza

27 aprile 2017 | Di | Rispondi Di più

I capitani, le pippe per eccellenza da sbolognare

Gira e rigira siamo sempre lì. Dopo una settimana idilliaca con il passaggio di proprietà, la defenestrazione del condor e il gol al 97° nel derby siamo tornati alla normalità o per meglio dire alla mediocrità. Fin dal primo minuto è apparso evidente come l’Empoli avesse più voglia e fosse più squadra perché tutti i giocatori si davano una mano per un obiettivo comune, la salvezza. A noi è mancato tutto questo. Di chi la colpa? In parte è attribuibile al mister, ma dopo l’ingresso effettivo della nuova società (martedì scorso) qualcosa sembra essere cambiato ed il lassismo di alcuni, insieme alla volontà di far tutto da solo di altri, ha dato vita ad un mix letale una volta mescolato con la pippaggine diffusa. Probabilmente molti giocatori hanno avuto modo di comprendere il nuovo andazzo o, se preferite, i criteri, gli obiettivi e le idee dei nuovi e di Mirabelli in primis. Le mie sono solo ipotesi, ma determinati atteggiamenti mi fanno pensare in tal senso.
Guardando invece allo sviluppo della gara mi sembra tutto nella norma, con i nostri sonnecchianti nel primo tempo e capaci di ridestarsi solo nel finale senza però ribaltare il risultato come loro solito.
Il Milan quest’anno ha vinto o pareggiato spesso soffrendo fino all’ultimo secondo, perché la rosa fa schifo e non sempre la determinazione o la forma fisica possono farla da padrone, a ciò aggiungete un cambio di proprietà in itinere e direi che abbiamo tutto il necessario per buttare un’altra stagione. Francamente il girone di ritorno è pietoso in quanto a punti conquistati, ma esattamente sulla falsa riga di quello di andata per prestazioni.

La stagione ormai volge al termine ed anche il discorso allenatore merita una serena riflessione. Nella conferenza stampa post Milan-Empoli Montella rispondendo a Pellegatti gli ha posto la seguente domanda “Ma secondo te, all’inizio dell’anno, con questa squadra dove pensavi potesse arrivare e quante emozioni pensavi ti potesse dare durante l’anno?”
Tralasciando la forma, sottoscrivo totalmente il concetto espresso dal tecnico perché se non hai un solo attaccante in grado di stoppare un pallone, un centrocampista capace di fare un assist o un passaggio di prima, a mio avviso è completamente errato farsi illusioni basandosi sulla classifica di dicembre ed il campionato dell’inter della stagione passata dovrebbe insegnarci qualcosa a riguardo.
Ciò che però non capisco è la cocciutaggine del mister su determinate scelte. Schierare nuovamente Mati e Sosa contemporaneamente, supponendo che gli stessi possano fare la differenza con le piccole, è una pia illusione visti i precedenti. Vedere sia Kucka che Locatelli seduti in panchina mi è parso un errore da matita blu se dovuti a scelta tecnica perché questa squadra non può permettersi due giocatori da subbuteo a centrocampo più un terzo visibile solo negli inserimenti. Errare è umano, perseverare è diabolico.
L’altra estremizzazione riguarda la poca duttilità sullo schema d’attacco. Convengo come le nostre punte siano scarse e non abbiano nel colpo di testa la loro dote migliore, ma per perforare una difesa non esattamente arcigna, forse sarebbe bastato mettere Suso e Deulofeu non a piedi invertiti nel secondo tempo per servire le due punte con Kucka e Locatelli come frangiflutti. Io capisco la volontà di seguire uno spartito che si conosce, ma spesso le variazioni sono un toccasana.
Detto questo è sempre la qualità a far la differenza, perché se avessimo avuto Belotti al posto di Lapadula almeno uno dei tre cross di Calabria nel primo tempo sarebbe terminato in rete invece di vedere una mozzarella, una ciccata clamorosa stile “vai col liscio”, e un “tentativo” di colpo di testa. Alla fine senza i giocatori non si va da nessuna parte.
Il Milan è sesto in classifica e per quanto mi riguarda, da questo punto di vista, Montella non ha inciso né in positivo né in negativo, ma la squadra fa talmente schifo da rendermi impossibile un giudizio definitivo sull’aeroplanino. Cambiare allenatore ogni anno non credo sia ottimale e prendere un cosiddetto “fenomeno” non è indice di successo perché, giusto per citarne qualcuno, Guardiola al primo anno al City non sta facendo meglio di Pellegrini, Klopp (che io adoro) rischia di non entrare in champions (come lo stesso Guardiola e Mourinho), Pochettino nelle coppe fa ridere facendosi sbattere fuori in un girone con il Leverkusen e nei sedicesimi di europa league dal Gent. La base dev’essere un mercato condiviso con il mister, qualunque esso sia, e tanta pazienza perché bacchette magiche non esistono.

Come detto la base non può non passare da un mercato condiviso, ma nel nostro caso la prima operazione da effettuare è l’eliminazione delle falangi giannine presenti a Milanello, gli ultimi residui di una società che non c’è più.
A fine anno ci saluteranno per scadenze contrattuali o ritorni alla base i vari Storari, Mati, Pasalic, Ocampos, Deulofeu e Honda (il famoso Milan giovane e italiano), ma per estirpare definitivamente il Giannino occorrerebbe veder partire i due “capitani” Montolivo e Abate oltre a Bertolacci, Poli e De Sciglio.
Questi cinque elementi impersonano la mediocrità che si è fatta largo nel Giannino diventando l’esempio per chi arrivasse. Pur sapendo come ci siano elementi anche più scarsi di loro, simili personaggi dovrebbero essere i primi a sparire in quanto sono il legame perdente, ruffiano e cerchiobottista con un recente passato imbarazzante per qualsiasi tifoso. Purtroppo ciò non accadrà perché liberarsi di tutti loro contemporaneamente è praticamente impossibile.

Un punto da cui ripartire sicuramente sono i tifosi. Per Milan-Empoli erano presenti sugli spalti quasi 40.000 spettatori, un numero che rappresenta la quarta miglior presenza stagionale dietro al derby, la sfida con la gobba e quella col Napoli. Questo dato dovrebbe far capire in maniera incontrovertibile come i milanisti ci sono e la loro passione cova sotto le ceneri, mentre ciò che è mancata finora è stata la società e la sua comunicazione.
I distributori di carri, ceste e patenti dovrebbero andare a nascondersi vedendo il pubblico di domenica, ma nascondersi sarebbe troppo poco: devono proprio sparire, abbandonare il canale tematico per manifesta incapacità di analisi e gestione del tifoso milanista. La società è cambiata, cambierà una buona parte della rosa (lo spero) ed appare necessario rifondare il canale tematico perché i muezzin non hanno scopo di esistere. Spero che chi di dovere possa prenderne nota visto che, come dimostra lo stadio, i tifosi ci sono, ma sono determinati personaggi ad allontanarli da esso o da un canale tematico.

Infine due parole su Fassone e Mirabelli. Sono appena arrivati e gli tocca indossare stivali di gomma per spalare via tutto il fango che ricopre Milanello e dintorni. Occorrerà tempo prima di riavere un pavimento pulito su cui passeggiare con bellissime scarpe di pelle perciò non facciamoci prendere da inutili isterismi, perché pensare di tornare a lottare per lo scudetto dopo una sola sessione di mercato mi pare francamente un sogno. Bellissimo, ma pur sempre un sogno. La mia speranza è che la nuova dirigenza rivolti come un calzino il centrocampo (Locatelli escluso) ossia il ruolo nevralgico del campo in grado di minimizzare o amplificare i difetti di difesa e attacco.
Non facciamoci condizionare dai media perché i nuovi, a cui va il mio “in bocca al lupo”, hanno un compito davvero arduo grazie all’amore del vecchio presidente e alle intuizioni del famelico ex amministratore.

Seal


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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

Sull'autore ()

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.