Libertà

20 aprile 2017 | Di | Rispondi Di più

Il cuore impavido dei milanisti che non hanno mai smesso di credere alla fine del Giannino

Il concetto di libertà – Fino a quando ho seguito con un certo interesse il cinema nei primi posti della mia personale classifica dei film preferiti c’era, in posizione assai elevata, “Braveheart – cuore impavido”. Film di Mel Gibson del 1995 che racconta la storia, invero assai romanzata, di William Wallace patriota ed eroe nazionale scozzese. Al netto di alcune inesattezze storiche, che gli ho perdonato volentieri, il film è un immenso e potentissimo elogio alla libertà ed un invito a lottare fino alla fine per ottenerla. Fino alla scena finale (l’unica che non mi piace) nella quale Wallace, impersonato dallo stesso regista, prima di venire orribilmente squartato dai suoi nemici, grida “libertà”. Tutte le volte che ho visto il film, e sono parecchie, mi sono soffermato a riflettere su quale potesse essere il concetto di libertà di uno scozzese nato nelle Highlands alla fine del 1200. Di sicuro totalmente diverso dal nostro che siamo figli, nipoti e pronipoti del movimento per i diritti civili, del liberalismo e dell’illuminismo; ma comunque talmente valido e forte da suscitare ancora un brivido nella schiena ai suoi pronipoti a secoli di distanza.

Il discorso delle quattro libertà – E’ il primo giorno di gennaio del 1941, gli Stati Uniti sono affacciati sul mondo in guerra e Franklin Delano Roosvelt (il Presidente che avrà l’onere di portare il suo paese dentro quella guerra) pronuncia il consueto discorso sullo stato dell’Unione. E finisce nella storia pronunciando quello che diventerà il discorso delle “Quattro libertà”: libertà di parola e di espressione, libertà di culto, libertà dal bisogno (sicurezza sociale) e libertà dalla paura. Nella visione dello statista americano si trattava delle linee guida sulle quali realizzare un mondo opposto a quello che volevano le discipline totalitariste dell’epoca, un modello che egli definiva come possibile da realizzare dalla sua generazione. Seicento anni dopo il guerriero scozzese “alto quasi due metri” il poliomielitico avvocato di New York passa alla storia sotto le insegne della libertà. Un principio così antico e così innovatore non può che essere alla base del nostro essere uomini.

Banale e demagogico – Si, ho fatto un riassuntino banale e demagogico di un concetto che meriterebbe ore ed ore di approfondimenti. Si, sto per fare un parallelo con la nostra vita di tifosi rossoneri. Si, mi piace raccogliere “facili like”. Così do soddisfazione a quegli imbecilli che infestano l’informazione rossonera. Ma banale un cazzo, fate un favore all’umanità e smettetela di insozzare il mondo milanista. Venerdì Santo ha visto la celebrazione della libertà del popolo rossonero dall’oppressione gianninista e la certificazione dell’indegnità di tutto quel mondo che ha circondato e soffocato la nostra squadra del cuore. L’immagine plastica della conferenza stampa di presentazione del nuovo Milan è quella di Marco Fassone che seduto, solo, al tavolo risponde a quasi due ore di domande. Risponde a tutte le domande con pacatezza e cognizione di causa dando del “tu” a chi conosce e del “lei” a chi non conosce senza saltare un solo quesito (magari scappando a chiedere aiuto al preparato avvocato del Milan) e senza rifiutarsi di dare seguito alle domande definendole “sbagliate”. Risponde perfino alle domande scomode (quelle che negli ultimi dieci anni non si erano mai sentite, per esempio) come quella sul suo tifo visto che perfino i cani sanno che non è milanista ed è stato dirigente di Inter, Juventus e Napoli prima di approdare al Milan (domanda peraltro mai fatta dagli stessi soggetti ai dirigenti che lo hanno preceduto…). Risponde perfino alle domande stupide come quelle sul presidente Berlusconi (presidente? Ohibo’) o quelle sulle sue esultanze per sapere se saranno simili a quelle di Galliani.

Le esultanze di Galliani? Eccole qua. Milan – Livorno, allenatore Clarence Seedorf…

Liberi di stare su un altro pianeta – Stavo per distruggere il televisore. Ma chissenefotte delle esultanze di Galliani! Realmente esistono dei mentecatti che sono riusciti a subire così tanto il culto della personalità di un pessimo dirigente in cravatta gialla da non identificare quelle scenate come un danno per il Milan? Esultanze che peraltro non sono state sempre uguali in tutte le partite come mostra chiaramente la foto accanto… Come siamo finiti in basso! Ho seriamente temuto una domanda relativa alle uova al tegamino. Quell’uomo seduto da solo dietro quel tavolone (in realtà c’era anche Pippo Sapienza che bene ha gestito l’evento, rendiamo onore a chi lo merita) ci ha dato un filo di libertà, quella dall’arroganza e dalla mancanza di rispetto verso i tifosi. L’arroganza del “lei ha sbagliato domanda”, la mancanza di rispetto del “chi vince parla, chi perde sta zitto”. In un mondo libero si risponde a tutte le domande a cui si può o si sa rispondere, alle altre si risponde dicendo: scusate, non so la risposta. Un pianeta differente rispetto a quello infestato dalle cravatte gialle e dai loro adoratori. Liberi, finalmente, di stare su un altro pianeta e di goderci l’aria pulita che, sembra, si respiri sulla sua superficie.

Liberi di tifare – Bene Fassone, molto bene dicevamo. Significa che siamo saliti sul carro cinese? Nella maniera più assoluta no. Il nostro mestiere è distruggere i carri come quello con cui il vate della Comunicazione rossonera ha infestato i propri editoriali, discorsi e telecronache. Il nostro mestiere è fare la guardia ai valori del milanismo più puro, quello più antico. Quello che viene incarnato dalle maglie e dalle persone di Rivera e Baresi, Paolo e Cesare Maldini, Giovanni Lodetti e “Cina” Bonizzoni. Il nostro mestiere è tifare Milan. Mestiere che ci porta ad andare fuori di testa per un pareggio ottenuto faticosamente il giorno dopo la conferenza stampa di Marco Fassone pur roconoscendo che questa rosa ha dei problemi gravissimi. Nessuna carta bianca alla nuova dirigenza, non faremo nessuno sconto come non ne abbiamo fatti a quella precedente ma intanto ci godiamo la libertà di tifare e di esplodere di gioia al gol del tanto (anche da noi) vituperato Cristian Zapata come si vede nel bellissimo video caricato sulla nostra pagina facebook. Lo abbiamo fatto tutti; la palla entra, gridiamo gol per la nostra naturale inclinazione, tratteniamo il respiro per un paioo di secondi in attesa della mano dell’arbitro e poi esplodiamo in un urlo finalmente liberatorio (altra parola con la stessa radice di libertà…). Come ha detto il nostro Raoul Duke (al quale va il mio ringraziamento per avere ispirato questo post) Liberi di tifare, liberi di non dover tifare contro, liberi di non dovere vedere la cravatta gialla pavoneggiarsi di avere comprato Zapata (pur essendo stato egli sciagurato in occasione del secondo gol), liberi sapendo di non dovere leggere nei giorni successivi le intuizioni di Galliani, Preziosi, Maiorino (mesi ad osannare il licenziato numero due della nuova gestione, ops…), Raiola, Pippo Pluto e Paperino.

Liberi di tifare Milan. Pare poco ma è tutto quello che chiedevamo.

Forza Milan
Forza milannight

Pier

 

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Categoria: Comunicazione, Giornalisti, Mondo Milan

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.