M’illumino d’immenso

19 aprile 2017 | Di | Rispondi Di più

Non me ne voglia Ungaretti se utilizzo i versi di Mattina per una materia fanciullesca quale è il pallone ma, come disse Arrigo Sacchi, per molti di noi “il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti” ed i suoi versi sono ciò che meglio rappresenta il tripudio di emozioni di una settimana memorabile.
Le dimissioni del CdA sono state la prima mazzata in grado di aprire una profonda breccia nella spessa corazza di un milanista disincantato da due anni di trattative estenuanti, un milanista ormai intristito da una situazione illogica ed assurda per un club glorioso come il nostro. Il colpo inferto alla mia corazza è stato indubbiamente potente e ben assestato, ma prima di buttarla via definitivamente ho atteso il comunicato ufficiale di Fininvest perché il timore che qualcosa ancora una volta potesse andare storto non mi abbandonava e visti i precedenti ho preferito assumere i panni di un moderno San Tommaso piuttosto di ricevere una nuova batosta. Nell’attesa dell’ufficialità non sono mancate situazioni surreali come la fuga del Condor dallo studio legale utilizzando un’uscita secondaria (probabilmente per tener fede al motto “chi perde sta zitto”) e l’arrivo del catering subito dopo. Legge del contrappasso, segno del destino o paura che si scofanasse tutto? Chi lo sa.
Infine la conferenza stampa. Sia apre la porta e…cucù, il Condor non c’è più! Niente “il mercato non si programma”, “siamo numericamente competitivi”, “fiscalità spagnola”, “i tre giorni del condor” e altre amenità assortite. M’illumino d’immenso. Non aveva più importanza quello che stavo facendo in quel momento, non aveva importanza nemmeno il perché lo facessi, poteva aspettare. Quel sacro fuoco chiamato passione rossonera ardeva fortissimo in me ed ero felice, estasiato. Il Giannino ormai era il passato, il Giannino era morto. Nella mia mente questa frase non cessava di ripresentarsi ed i versi di Ungaretti sono ciò che meglio rappresentano uno stato d’animo che si perde nell’immenso. E’ proprio vero, se ti appassioni a quella sfera che rotola sull’erba, il calcio diventa la cosa più importante delle cose meno importanti perché ti prende un pezzo di cuore e lo riempie di emozioni.

Il calcio. Da quanto tempo noi milanisti non ne parlavamo in maniera libera pensando solo all’aspetto tattico, tecnico o più semplicemente emozionandoci per una giocata o per un gol sia esso segnato di faccia su rinvio dell’avversario o in sforbiciata? Troppo tempo, ma ci ha pensato Fassone a purificare l’aria stantia di un ambiente in cui la difesa della passione rossonera era l’ultima delle cose a cui pensare.
Non conosco il nuovo A.D. e non so se farà bene o meno, ma sono rimasto piacevolmente colpito dalla gioia che lo pervadeva, dalla passione con cui parlava e per ultimo, ma non da ultimo, dalla sua preparazione. Dal primo all’ultimo minuto della sua conferenza stampa è apparso chiaro come avesse in mente una serie di obiettivi e come per gli stessi abbia già approntato un programma da seguire. Non è mai andato in difficoltà, anzi, ha risposto sempre con garbo e con la giusta dovizia di particolari alle domande dei giornalisti, che dopo una vita si sono ricordati come sia un dovere porre domande ad un amministratore delegato e non lasciarsi andare a lodi sperticate intrise di bava per aver sbolognato pippe strapagate senza prenderci un euro.
Norimberga sia con tutti voi.
Alcuni di loro sono già saliti sul carro e vogliono addirittura trainarlo al grido “viva il pollo alle mandorle!”, altri continuano a tessere le lodi di chi non c’è più ed ormai è trapassato remoto. Vi do un’informazione: al tifoso interessa solo del Milan e di quei colori capaci di emozionarlo

Il giusto epilogo di una settimana grandiosa non poteva avere nient’altro che un derby come cornice ideale, una partita in grado di rispecchiare fedelmente questi due anni di estenuante trattativa per la cessione della società: un buon inizio con un’occasionissima sprecata ed il pallino del gioco in mano prima di ricevere una doppia mazzata in cui la difesa fa di tutto per complicarsi la vita.
Quando ormai la speranza sembrava affievolirsi entra Locatelli e la partita svolta ancor prima nell’animo che nel gioco, cambia lo spirito, perché lui la vive da vero rossonero, da casciavìt. E’ furioso per la sconfitta che sta maturando e allora ci mette tutto quello che ha assestando anche qualche bel calcione perché per un milanista vero perdere un derby ti fa andare di traverso tutta la settimana. Vedere questo cuore casciavìt nei minuti finali è stato come vedere uno di noi su quel rettangolo di gioco: forza, cuore e randellate.
Come per il closing, quando non ci credi più arriva la sorpresa più bella, il gol dal più improbabile dei marcatori: Zapata. Con un gesto tecnico più simile al taekwondo che al calcio, il colombiano sfrutta la spizzata del connazionale e al 97° fa esplodere lo stadio di rossonero, neanche lo avessimo vinto il derby! Ecco cos’è la cosa più importante tra le cose meno importanti, un concentrato di emozioni finalmente libero da colpi di collo e arrivederci.

Adesso la storia è cambiata, il Giannino è morto ed il Milan ha bisogno dei suoi tifosi perchè San Siro deve tornare ad incutere timore ad ogni avversario con una cornice di pubblico invidiabile ed un ruggito da far tremare le gambe. In questi anni ogni rossonero ha reagito secondo il proprio carattere ad una situazione insostenibile attuando varie forme di protesta per far sentire il proprio disagio. Ora il Giannino è morto e lo stadio deve tornare a riempirsi già da Milan-Empoli per riabbracciare i nostri colori, il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari. Ritorniamo a riempire il tempio, riempiamolo di casciavìt.

Forza Vecchio Cuore Rossonero

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

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Il mio primo sbiadito ricordo è Baresi che entra in scivolata e l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.