Non cambia un cazzo, Norimberga rossonera

3 marzo 2017 | Di | Rispondi Di più

Chiuderanno affogando nei loro debiti. Allora potremo pensare di nuovo al Milan

Delusione, dolore ed ira – Nei giorni scorsi, comprensibilmente, ho letto e sentito tantissime persone scoraggiate e deluse. Ripeto: comprensibile. Ma bisogna aggiungere altri due aggettivi. Il primo è doloroso. Sapeste quanta tristezza ho provato leggendo, e sentendo, tweet, frasi, pensieri e bestemmie dei miei fratelli rossoneri. Perché, anche se ad un incrocio potremmo serenamente mandarci a fare in culo, vi considero tutti miei fratelli. Molti di voi hanno vinto una stella, sono retrocessi, andati sul tetto del mondo e poi tornati in questo limbo gianninesco insieme a me. Vedervi soffrire è l’ennesimo “tributo” da pagare al dio dell’antimilanismo, il Giannino. E io metto sul conto anche questo…
Il secondo aggettivo è “sbagliato”. Credetemi, io non sono nessuno per giudicare i pensieri degli altri e, continuate a credermi, non lo voglio fare. Penso però che sia sbagliato il meccanismo che ha portato molti a rattristarsi per la situazione. Noi non abbiamo perso per il semplice motivo che non eravamo in guerra.

Giannino – Non sono impazzito, con “il dopolavoro di un ristorante dietro la stazione che fa anche karaoke” noi siamo in guerra da almeno un decennio. Siamo stati i primi e spesso, troppo spesso, gli unici a denunciare le malefatte del duo poverlusconi & incapalliani ma il fondamento della nostra battaglia non è “ad personam” quanto piuttosto, consentitemi una schifezza grammaticale, “ad squadram”. A noi interessa il bene del Milan, dei suoi tifosi e dei valori che stanno alla base del milanismo. Ci comporteremmo allo stesso modo se i maggiorenti del Giannino fossero Lotito e Tare, Rosell e Beguiristain, Bill e Hillary Clinton, Bianca e Bernie oppure Gianni e Pinotto. A noi interessa la loro manifesta inadeguatezza a gestire una società di calcio moderna, seria e vincente.

Cinesi – Anche in questo caso non siamo mai stati in guerra. Aderendo alla teoria pannelliana dei “compagni di viaggio” abbiamo seguito con attenzione la campagna dei candidati proprietari del Milan sperando che ci liberassero dell’attuale gestione che reputiamo essere inadeguata. Ma noi non siamo “pro-cinesi”, la battaglia di un gruppo di persone provenienti dall’estremo oriente che vuole investire nel Milan per il proprio ritorno economico non può e non deve essere la nostra battaglia. Vanno bene fino a che ci levano di torno il duo dannoso ma a quel punto diventano il soggetto da controllare per evitare che facciano casini ulteriori nel nostro Milan. Non vogliamo vincere le battaglie di altri, figurarsi se vogliamo perderle. Noi non abbiamo perso.

La Compagnia del tramezzino – Ho perfino letto di gente che vuole chiedere scusa ai menestrelli che scorrazzano nelle televisioni locali leccando cartonati oppure a gerontofili per scelta incatenati ad una cravatta gialla. Ma stiamo scherzando? Dovremmo chiedere scusa a pagliacci che quando tutti parlavano di Mister Bee hanno tirato fuori la teoria della dama cinese. Ipotesi che, chiedendo come al solito conforto al Commissario Montalbano, si è rivelata essere una minchiata solenne. Dovremmo chiedere scusa a chi sosteneva che i cinesi non esistono mentre adesso i cinesi ci sono ma sono pezzenti. Dovremmo chiedere scusa a chi avanza dubbi sulla legalità dell’operazione insinuando l’ipotesi del rientro di capitali ma se gli fai notare che dovrebbero informare la Guardia di Finanza ti minacciano di querela. Noi non dobbiamo scusarci proprio di nulla mentre loro devono chiederci scusa per anni di insulti e per avere fatto il loro mestiere in maniera pietosa. Non danno una notizia degna di nota da anni e quando lo fanno spesso si tratta di notizie false: dalla “dama cinese” a “Jackson, si”, da “i cinesi non esistono” a “Bacca non viene”. Vergognosi senza professionalità.

Norimberga rossonera – Non è cambiato niente, andiamo avanti per la nostra strada. I numeri ci danno ragione, questo blog rappresenta un porto franco per tutti i milanisti che hanno a cuore la loro squadra. Da oggi, seguendo il programma stabilito, partono le iniziative di milannight a tutela della squadra e dei tifosi rossoneri. A partire dal nostro consolidato ruolo di chien de garde contro gli attacchi della stampa serva e contro le malefatte della dirigenza. Un esempio? Non più tardi di ieri la Gazzetta dello sport pubblicava un articolo nel quale si dice che il mercato rimarrà nelle mani di Galliani che però dovrà confrontarsi con Fassone. Ma che cazzo scrivete? Ma se fino all’altro giorno Galliani era stato “licenziato” ed il mercato lo facevano Mirabelli e Fassone? Adesso è tornato il Condor a fare il mercato; ma se la proroga è solo di un mese, a Marzo che cazzo di mercato può fare Galliani? Dai, non riempite le pagine dei giornali a vuoto che la carta è preziosa e l’inchiostro inquina.

Ri-fondazione rossonera – Uso questo termine solo perché spero possa fare incazzare Berlusconi e Galliani. In realtà, come già scritto nel mio ultimo post, siamo di fronte all’inizio della ricostruzione del Milan. Noi abbiamo, insieme agli amici di Apa Milan ed a chi volesse partecipare a questa meravigliosa sfida, delle idee e vi chiediamo un aiuto in termini di cooperazione ma sono ben accette anche altre idee. Anche a costo di ricostruire il Milan partendo dalle leghe inferiori.
Piaccia o non piaccia, il Milan siamo noi.

Live autogestito – Intanto cominciamo subito facendo insieme il live autogestito, in stile milannight, della inutile pagliacciata che questa mattina andrà in scena a Casa Milan. La sede, in affitto, del Giannino Food & Karaoke.
Parola d’ordine: prendiamoli per il culo fino a farli vergognare.

Pier

P.S.: Ricordiamo anche l’appuntamento, appena terminata l’assemblea dei soci con la diretta di Giuseppe La Scala intervistato dall’amico Pietro Balzano Prota.

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Categoria: Comunicazione, Giornalisti, Mondo Milan

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.