Manifesto per la ricostruzione milanista

24 febbraio 2017 | Di | Rispondi Di più

Cosa faremo dopo il closing?

Cosa farete dopo il closing? – Mi sono sentito fare spesso questa domanda che sta esattamente all’incrocio tra l’ignoranza, l’invidia e la superficialità. Se me lo chiedi vuol dire che non sai nemmeno lontanamente cosa è Milan Night, stai morendo dall’invidia per il successo che questo blog ha avuto oppure non hai analizzato cosa sta vivendo il tifo milanista in questi ultimi anni. O magari tutte e tre insieme. Come quelli che avevano pronosticato la nostra chiusura al primo gol di Kakà. Non ci sono dubbi su cosa faremo il tre marzo duemiladiciassette, continueremo a sostenere il Milan e quello che ha rappresentato per noi.

A me va bene così – E’ il titolo di un post che ho scritto nell’agosto del duemilatredici. Analizzando una situazione già all’epoca tragica (sportivamente parlando) ne preconizzavo il peggioramento (cosa poi effettivamente accaduta) e concludevo dicendo che a me la cosa andava perfettamente bene.  I motivi erano vari. Innanzitutto mi sembrava impossibile che una dirigenza in grado di combinare così tanti disastri potesse improvvisamente cambiare rotta e fare le scelte giuste. L’inadeguatezza di questo management non ha una causa unica ma è una miscela di incapacità, indolenza, indifferenza, indulgenza verso i propri errori, ignoranza del calcio attuale, vecchiezza anagrafica e di idee; impossibile pensare che semplicemente schiacciando un bottone potessero tornare a fare scelte corrette. In secondo luogo l’opera di devastazione è stata tale che era, ed è a maggior ragione oggi, impossibile pensare ad un’opera di ristrutturazione. Concludevo quindi dicendo che era necessaria la distruzione totale/implosione del sistema Giannino per poter pensare di ricostruire qualcosa e che, qui sta la cosa importante, “dopo” si sarebbe visto di che pasta sono fatti i milanisti. Perché a sputare su questo sistema di potere sono tutti capaci ma al momento dello show down finale rimarranno solo macerie e ci sarà da rimboccarsi le maniche per ricostruire. Chi ha le palle resta, gli altri possono andare a vedere la Juve.

Cheese… Click – Non ci siamo sbagliati di molto, sono davvero rimaste solo le macerie. Sotto il profilo tecnico, per esempio. Quanti sono gli uomini su cui poter (ri)costruire una squadra realmente vincente per il futuro? mi spiego meglio: quanti sono i giocatori che possono (in un ragionevole lasso di tempo) indossare la maglia di una big europea, facciamo il Real Madrid? Donnarumma e Romagnoli sicuramente, Locatelli e Suso forse. Il resto va bene, al massimo, come cast di supporto. Che, se ci pensate, è molto meno di quello che lasciò a Fininvest il tanto vituperato Giussy Farina (Baresi, Maldini, Tassotti, Costacurta, Evani, Filippo Galli, ecc). Sotto il profilo societario, peggio che andar di notte. Da Berlusconi in giù è meglio fare un repulisti generale per avere soldi (e fino a qui ci siamo) ma anche idee nuove, una comunicazione nuova, una sala stampa nuova. Anche sugli spalti la musica deve cambiare. Non siamo mai stati teneri con la curva del Milan ma almeno gli si deve dare atto di non avere mai mollato la posizione e, per quanto la squadra abbia fatto schifo in questi anni, ci sono state delle partite in cui c’erano realmente solo loro. Il resto è una tragedia senza precedenti fatta di divisioni, liti continue, fanfaronate, idiozie.

E il tre di marzo? – Festeggiamo? No, non c’è nulla da festeggiare. Il tre marzo sarà uno dei giorni più tristi della mia vita. Passerà alla storia come il giorno del rimpianto. Rimpianto per le occasioni perse, per il tempo perso a creare divisioni al solo scopo di perpetuare il ricordo di se a condizione che fosse il peggiore possibile. Rimpianto per quello che eravamo e per quello che non saremo più. Certo, stapperemo le bottiglie buone e passeremo un giorno a darci le pacche sulle spalle dicendoci che abbiamo vinto pur sapendo di avere perso un decennio intero di possibili vittorie. Pur avendo perso buona parte della nostra identità di popolo unito oltre ogni cosa. Pur avendo perso buona parte della nostra cultura sepolto sotto il disinteresse degli uni ed il troppo interesse degli altri. Brinderemo ai nuovi proprietari ma, ricacciando indietro lacrime e rabbia, brinderemo agli anni in cui c’erano striscioni che non ci sono più, amicizie che non ci sono più, ideali diluiti nel veleno del Giannino. Da bravi milanisti, da bravi “casciavit” brinderemo salutando chi se ne va e chi arriva. Poi guarderemo avanti.

Il tre marzo, se c’è il closing, un gianninista sa che deve cominciare a correre – E’ ora di rimboccarsi le maniche e fare vedere di cosa sono capaci i milanisti. Cosa faremo dopo il closing? Ci sono un milione di cose da fare. Bisognerà controllare che nessun Gallianers si ricicli e si rimetta nella fila di chi in questi anni ha preso insulti e calci da ogni parte. Ci sarà da sostenere ed aiutare una dirigenza che, va messo in conto, potrà commettere degli errori. Nessuna delega in bianco, anzi. Non è e non sarà mai nel nostro stile ma dovremo cercare di fornire un aiuto costruttivo a gente che, vogliamo sperare, si metterà a dialogare con tutte le componenti del tifo rossonero. Ci sarà, anche, da tirare fuori i soldini. Chi più, chi meno secondo le proprie possibilità ma ci sarà da riempire uno stadio di persone ed amore ed anche, per chi non sta a due passi da San Siro, tornare a fare l’abbonamento alle televisioni per vedere il Milan. Il Milan ho detto, finalmente, e non il Giannino.

Il tre marzo, se non c’è il closing, un gianninista sa che deve cominciare a correre comunque – Milan Night cosa farà? Qui viene il bello. E’ probabile che potremo uscire dal ghetto nel quale siamo stati cacciati e cominciare ad avere quella legittimità che il regime ha sempre negato ai suoi veri rivali. Saremo, ancora una volta, il cane da guardia della fede rossonera vituperata e disconosciuta anche nei confronti della nuova proprietà. Cercheremo di rappresentare l’ortodossia milanista sul web ed anche in altre situazioni, state sintonizzati perché anche per noi ci sarà tanto lavoro da fare e ci dovremo pesare e contare. Astenersi chiacchieroni e perditempo, solo chi ha voglia di fare può dare una mano. C’è in ballo il grande progetto di ricostruire una squadra vincente ma deve esserci anche il progetto di, una volta fatto il Milan, fare anche i milanisti, di ricostruire una tifoseria che è stata per decenni la migliore in Europa.
Vi aggiorneremo, abbiamo tanti progetti e poco tempo per metterli in pratica. Una cosa è certa, contiamo sull’aiuto di chi in questi anni ha condiviso con noi il pane sciapo degli insulti altrui ma ha saputo tenere viva la fiamma di un amore senza confini. Condividere con voi questa battaglia per il rispetto degli ideali rossoneri è stato un dovere ed un onere ma anche un piacere ed un onore. Manca poco all’inizio di una nuova era, abbiamo la grande chance di fare vedere chi siamo e tirarsi indietro non è un’ipotesi contemplata per i milanisti.
E se non se ne andassero? Non cambierebbe nulla, questi anni hanno avuto l’unico risvolto positivo di creare uno zoccolo duro di gente che peggio di così non può essere trattata. Adesso, finalmente, tocca a noi.

Forza Milan.

Pier

 

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.