Due settimane di strazio

17 febbraio 2017 | Di | Rispondi Di più

ridatemi il giornalismo

E’ bello notare come nell’ultimo periodo i giornalai abbiano incominciato un doppio lavoro, da una parte inventarsi una quantità di balle stratosferiche e dall’altra un certo riposizionamento nel caso la trattativa coi cinesi si chiuda per davvero. Guardando il calendario mancano due settimane al fatidico 3 marzo e lo sport nazionale sembra ormai essere diventato “inventa un’indiscrezione sul closing” perché nulla è più remunerativo di una qualsiasi pseudonotizia riguardante questa trattativa.
In questo mare magnum di “sgub”, “parrebbe” e “sembrerebbe” è impossibile stabilire se qualcuna di queste “notizie” sia vera, per cui bisogna attenersi ai pochi fatti noti ossia l’assemblea dei soci fissata per il prossimo 1 o 3 marzo e il suo ordine del giorno, il resto è contorno, più o meno importante per carità, ma pur sempre contorno. Da qui ai primi di marzo ci troveremo di fronte ad un crescendo rossiniano di fesserie e fino a quella data il tifoso milanista avrà tre opzioni per passare indenne a questo strazio: mettersi l’elmetto per ripararsi dalla cavolate sparate, dotarsi di otoprotettori oppure non considerarli. Io opto per la terza soluzione.

Sono il primo a reputare la vicenda cessione di primaria importanza per il futuro del club, ma assisto con un certo divertimento al catfight tra le diverse fazioni giornalistiche in campo, le quali non si risparmiano colpi al veleno promettendosele di santa ragione proprio per quella fatidica data che probabilmente diventerà uno scontro sui social da ricordare non solo per le risate che ci strapperanno, ma per la fine che ha fatto la classe giornalistica. Abbandonando un attimo l’ironia, avreste mai pensato che il giornalismo in Italia potesse scendere ad un livello così infimo con sputtanamenti, lecchinaggi, prese in giro e gare a chi ce l’ha più lungo? Io in tutta onestà non lo credevo possibile, anni fa mai avrei pensato che si potesse scendere così in basso.

Ho sempre creduto che la pietra miliare di molte professioni fosse il codice deontologico, ma probabilmente per qualcuno deve apparire come qualcosa di anacronistico. I giornalisti sportivi hanno addirittura un decalogo di autodisciplina, ma credo che per molti valga meno della carta igienica e probabilmente per questo i lettori/ascoltatori li giudicano autorevoli meno della suddetta carta.
Di questo decalogo vedo spesso cestinato non solo il primo punto, ma anche i punti 7 (“il giornalista sportivo non usa espressioni forti o minacciose, sia orali che scritte, e assicura una corretta informazione su eventuali reati che siano commessi in occasione di avvenimenti agonistici”) e 9 (il giornalista sportivo conduttore di programma si dissocia immediatamente, in diretta, da atteggiamenti minacciosi, scorretti, litigiosi che provengano da ospiti, colleghi, protagonisti interessati all’avvenimento, interlocutori telefonici, via internet o sms) perché la logica ormai è quella dei canili o quando va bene del circo, se non del click-baiting.

Il vuoto di potere attorno al Milan è palpabile e proprio per questo molti che si professano giornalisti si permettono di dire tutto e il contrario di tutto, alla faccia della verità o dell’avere realmente delle notizie. C’è chi da una parte, protetto nel suo canile, un giorno sì e l’altro pure spernacchia Fassone e Mirabelli bollandoli come delle sòle, degli specchietti per allodole in giro per stadi, e c’è chi dall’altra parte parla della futuribile proprietà come una potenza in grado di sconquassare tutto. Francamente non capisco chi ipotizza già oggi un futuro radiosissimo, perché alla fine contano i fatti e quelli li stiamo ancora aspettando, ma la sicumera con cui taluni pupazzi parlano dei futuribili Ad e Ds sbeffeggiandoli mi fa sperare che in caso di closing questa gentaglia venga sbattuta il più lontano possibile da Milanello. Infine c’è una terza categoria che giorno dopo giorno sta ingrossando le proprie fila, è la schiera di coloro che erano fedeli servitori del Giannino, ma che nelle ultime settimane ha incominciato a metter un piede in due scarpe arrivando ad affermazioni che un tempo erano tabù come “i veri padroni del Milan sono i suoi tifosi” piuttosto di accusare velatamente il presidente della situazione attuale dopo anni di veline servatiche. Ammazza che coraggio, finalmente ci siete arrivati o state abbandonando la nave? Non per essere maliziosi, credo poco ad una vostra redenzione perché si sa che per molti l’importante è riciclarsi in qualche maniera e chissenefrega della dignità.

Domenica sera il Milan affronterà la viola reduce dalla vittoriosa trasferta in terra tedesca e, volenti o nolenti, sarà chiamato ad ottenere i tre punti. C’è poco da girarci attorno: bisogna vincere perchè questa per i rossoneri è l’unica sfida in casa contro una pretendente all’europa league e sarà l’ultima occasione della fiorentina per rientrare nel giro europeo. I nostri rivali hanno tutti un turno pressoché agevole (l’inter fa visita al disastrato bologna, la dea riceve un disperato crotone e la lazio è in trasferta ad empoli) e non vincere domenica sera potrebbe complicare drammaticamente, se non in maniera irreversibile, la lotta per la piccola europa. Molti non amano questa competizione ritenendola un’inutile fastidio infrasettimanale, ma per me rappresenta il primo tassello per la nostra rinascita e per questo la voglio disputare ed affrontare per vincere. C’è chi la ritiene una “coppetta” ma io la voglio alzare perché bisogna incominciare a ricostruire una mentalità vincente, e se non vinci non tornerà mai.

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Categoria: Comunicazione, Giornalisti, Mondo Milan

Sull'autore ()

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.