Fu vera gloria?

11 febbraio 2017 | Di | Rispondi Di più

La partita al Dall’Ara è una di quelle che meglio rappresenta l’espressione “è il bello del calcio” con 90 minuti più recupero in cui viene condensata tutta l’imprevedibilità di questo sport, in cui accade tutto ed il contrario di tutto, compreso un risultato assurdo generato da una situazione assurda in cui una squadra in doppia superiorità numerica riesce a farsi infilare dalla giocata di Deulofeu sull’out laterale. Sia chiaro che non sto sminuendo l’azione personale del catalano, sarei un pazzo, ma constatavo come la situazione in sé abbia dell’incredibile, specie ricordandoci che la stessa è giunta praticamente allo scadere.

Dopo aver esultato mezzo moribondo perchè malaticcio, la prima cosa che ho pensato è stata “cosa mi ha lasciato questa partita oltre i tre punti?” e nella mia mente si è stagliata l’immagine di un rotolacampo su un terreno secco. Direi che non ci rimane nient’altro in mano se non la speranziella di trovarsi di fronte ad un nuovo Milan-Sassuolo piuttosto che Parma-Milan. Essere strafelici per i 3 punti è più che giusto, sacrosanto, dato che eravamo in 9 uomini, ma esaltarsi emettendo ragli, latrati e suoni gutturali degni di un wookie ubriaco mentre viene rasato a zero, francamente mi infastidisce perché non è una finale di Champions League, non ci giochiamo lo scudetto, ma rimaniamo attaccati al treno per un posto nella piccola europa, come è giusto che sia a questo punto della stagione. Non capisco perchè parlare di impresa quando l’impresa sarebbe stare davanti ad una tra juventus, roma, napoli e inter, a meno che non si voglia abdicare alla mediocrità mentale, prima che sportiva, diventando come quelli che fanno i dvd per i 3 a 2 a San Siro tanto sbeffeggiati da certuni personaggi, salvo poi delirare in bilecronaca per questa vittoria.
Impresa perchè eravamo in nove? Va bene, grandissima prova di orgoglio e unità d’intenti, ma le imprese portano a qualcosa di davvero importante, altrimenti è l’impresa di un mediocre. Se questa squadra centrasse 6/7 vittorie di fila farebbe sì un’impresa, visto il livello della rosa e gli infortuni. Con questo non va sminuita in alcun modo la partita contro il Bologna, ma riportata nei giusti toni, perché fino all’espulsione di Paletta avevamo subìto drammaticamente un paio di contropiede da galera con Abate incapace di dar man forte all’argentino in ripiegamento. Se fu vera gloria lo scopriremo nelle prossime partite, in caso contrario questa impresa verrà ricordata solo da chi raglia davanti a un microfono vomitando il suo fiele su tutto e tutti (salvo poi fare la morale a chi tocca la sua gobba tanto amata), colui che esaltando oltremodo pippe invereconde alimenta schiere di gianninisti per cui la mediocrità è un valore e i suoi suoni gutturali il giusto richiamo.

Dal punto di vista tecnico quel poco che è durata la partita in parità numerica ha riproposto tutti i pregi ed i difetti degli uomini di Montella. Tra i pregi c’è sicuramente la voglia di comandare il gioco ed un’unità di intenti che a parer mio non è mai venuta meno, neanche nei momenti difficili fin qui affrontati. Questo lavoro mentale è sicuramente ascrivibile all’allenatore e non dev’essere stato facile, specie con una società assente, molti giocatori in prestito secco, molti altri che sicuramente già sanno di dover levare le tende e tanti altri che non sanno che fine faranno. A mio parere con tali condizioni fare l’allenatore è davvero dura. Detti e sottolineati gli aspetti positivi, che non gli nego, qualche critica però non posso non muoverla, ben sapendo che finora per me Montella è un valore per questa squadra e non una zavorra.
Il suo modo di intendere il gioco del calcio non mi dispiace affatto, ma è troppo compassato e prevedibile: pallone giostrato a centrocampo con lentezza e poi sventagliato sull’esterno, centrocampisti piantati, esterno (destro o sinistro è indifferente) raddoppiato, difesa avversaria già in posizione ed a quel punto o tentativo di sfondamento dell’esterno dai lati o cross dal vertice dell’area. Stop.
Questa lezione pare essere stata assimilata a menadito dai nostri avversari tanto da farci esporre a contropiedi imbarazzanti in cui, una volta intercettata la palla, bastano un paio di passaggi ben calibrati per mettere i nostri difensori in situazione di uno contro uno. A mio parere questo problema risulta accentuato dall’utilizzo di Locatelli come centrale di centrocampo, perchè non ha il passo per rincorrere avversari dotati di buono scatto, esponendo così il giovane rossonero e la difesa a rischi eccessivi. Condivido il possesso palla come filosofia di gioco, ma non il gioco monocorde specie se fatto a due all’ora dove i difensori avversari hanno tutto il tempo di posizionarsi. Perchè il pallone prima di entrare in area deve passare per forza dagli esterni? E’ questa la domanda che mi assilla.
Gli unici nostri giocatori dotati di tecnica sono gli esterni e capisco il puntare su di loro, ma ogni tanto vorrei vedere una variazione sul tema, con triangolazioni e sganciamento di qualche centrocampista per bucare l’area centralmente mandando in apprensione i difensori avversari, dato che ormai sanno a memoria che per vie centrali neanche ci proviamo, se non con tiri da fuori. Va bene cercare di allargare il gioco, ma solo facendolo in velocità con sovrapposizioni ben collaudate ed inserimenti dei centrocampisti, altrimenti si finisce per vedere i soliti problemi di una squadra alta che manovra con lentezza e nel caso di palla persa si espone a contropiedi sanguinosi.

Infine due parole su Lazio-Milan. Saremo in trasferta ed in formazione rimaneggiata, ma la sostanza non cambia: se vuoi rientrare a pieno titolo tra chi si gioca un posto per la piccola europa devi vincere perchè sei settimo in classifica, ossia fuori da tutto, e verosimilmente inter e atalanta vinceranno contro i rispettivi avversari (empoli a san siro e palermo al barbera). Di certo è una situazione molto complicata ma, diciamoci la verità, lo sapevamo che sarebbero capitate partite con simili defezioni visto chi ha allestito la nostra rosa. Come detto all’inizio, per incominciare a capire se a Bologna fu vera gloria bisognerà raccogliere i tre punti all’olimpico, altrimenti quella partita rischierebbe di diventare un dvd qualsiasi con quattro latrati e suoni gutturali.

Seal

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

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Il mio primo sbiadito ricordo è Baresi che entra in scivolata e l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.