Per chi suona la campana – parte seconda

2 febbraio 2017 | Di | Rispondi Di più

Eccoci alla seconda ed ultima parte, buona lettura se così si può dire.

REPORT CIES
– Qualche tempo fa è apparso su gran parte dei “giornali” sportivi un report del “CIES football observatory” sugli investimenti dei club calcistici, grazie a cui la carta stampata ha cercato di giustificare i mercati dell’ultimo periodo. Niente di più sbagliato.
Chi vuol difendere l’operato di alcuni, mettendosi i tramezzini sugli occhi e in pancia, ci informa che secondo fig.7 di questo report il Giannino dal 2010 ha investito solo 337 mln mentre la juventus quasi il doppio. Questo dato è vero, ma quello che ci dovrebbe interessare è quanti soldi tra fatturato e perdite hanno impegnato le due società. Ebbene la juventus dal 2006 al 2015 ha impegnato risorse per quasi 2.750 mln, il Milan circa 3.150 mln. Se ci limitassimo ad osservare il periodo analizzato dal CIES (dal 2010 ad oggi in cui i bianconeri hanno vinto 5 scudetti, 2 coppe italia e 3 supercoppa di lega mentre il Milan 1 scudetto e 2 supercoppa di lega) secondo i dati di bilancio scopriremmo che la juventus ha impegnato quasi 1900 mln mentre il Milan oltre 1900 mln. Come direbbe Totò è la somma che fa il totale: il management del Milan ha impegnato una quantità di denaro superiore a quello della juventus per vincere una miseria in proporzione.
Questo report, al contrario di quanto alcuni vorrebbero far credere, avvalla il teorema sulla mala gestio perchè investimenti così limitati sul parco giocatori indica un utilizzo quasi totale delle somme a disposizione per mantenere questo carrozzone pur non avendo più gli Shevchenko, i Kakà ecc. L’inadeguatezza della rosa è poi confermata dalla fig.10 del report dove sono riportati i redditi ricavati dal trasferimento di giocatori (quindi atleti appetibili), classifica che non comprende il Milan nemmeno nella top 20 mentre la juventus, che come visto sopra ha impegnato una somma leggermente inferiore a quella dei rossoneri per allestire la rosa e “gestire” il club, è terza con 415 mln ed un “sorprendente” Genoa è diciottesimo con 261 mln. Ne deriva che il Milan impegna ingenti somme per mantenere un carrozzone incapace di produrre sia successi sportivi che giocatori appetibili. Repetita iuvant: echicelhagestito???

State smoccolando come se non ci fosse un domani? Pazientate ancora…

Molti si staranno domandando come siamo arrivati a questo punto ed a parer mio il report del CIES football observatory tra le righe ce lo dice: se i tuoi giocatori in linea generale non li vuole nessuno, e nonostante tutto hai un monte ingaggi elevato per la serie A, è chiaro che chi li prende, gli fa firmare i contratti e gestisce l’A.C. MILAN non ne becca più una da tempo.
Il costo del personale tesserato sembra una sorta di parametro fine a se stesso, in realtà è molto importante perchè da una parte è indice della capacità attrattiva di una società (ossia il permettersi determinati giocatori) e dall’altra ci informa circa le capacità dirigenziali nell’assoldare calciatori che davvero meritano certi stipendi. In soldoni, se hai un monte ingaggi elevato, ma non ottieni risultati, non riesci a vendere chi ha questi ingaggi e a ciò sommi che questi giocatori non accettano il trasferimento se non in prestito senza perdere un euro d’ingaggio perchè nessun altro glielo garantirebbe, è ben comprensibile come andiamo in giro a comprare delle Matiz con la mascherina della Porsche pagandole come delle panamera.

A questo punto mi sono posto una domanda: nell’arco degli anni esaminati quante volte questa dirigenza ha avuto la possibilità di risollevare le sorti della squadra senza particolari colpi di genio? Analizzando i dati la risposta che mi sono dato è stata la seguente: tre grandi occasioni. La prima è stata con la cessione di Sheva, la seconda con quella di Kakà e la terza con quelle di Ibra e Thiago insieme al termine della carriera del nucleo storico. Ovviamente detta così appare come una risposta banalissima, ed in effetti lo è, ma i numeri certificano come con le loro cessioni si è fallito miseramente nella ricostruzione dimostrando ancora una volta una visione a lungo termine del tutto assente o quantomeno miope.
Questa tabella mette in evidenza il peso degli stipendi dei calciatori rispetto al valore di produzione di Milan s.p.a. Come già detto i dirigenti rossoneri hanno avuto tre occasioni per ricostruire il Milan, ma hanno sempre fallito come certificato dai numeri nell’ultima colonna.
Nel 2006 i tifosi rossoneri ebbero il loro primo grande trauma affettivo, ossia la cessione di Andriy Shevchenko. Osservando questa tabella c’è da dire che la sua partenza molto probabilmente non era prevista dalla società perchè in fin dei conti gli stipendi nella stagione precedente pesavano per il 53% e la differenza rispetto al valore di produzione di Milan s.p.a. era di oltre 110 mln di euro.
Fatta questa doverosa precisazione, la proprietà con tale vendita (plusvalenza di circa 42 mln) ha avuto la prima vera ed enorme possibilità di costruire le fondamenta per una nuova grande squadra (vedasi gli oltre 175 mln di differenza tra stipendi e valore di produzione) grazie alla cessione di un suo simbolo (quindi nessun colpo di genio, anzi) ma tale “bonus economico” è stato praticamente fatto fuori in soli due anni con acquisti per buona parte fallimentari (es. ricardo oliveira, bonera, oddo, grimi, emerson),mancato ricambio generazionale e contemporaneo aumento del monte ingaggi. Questa situazione non ha fatto altro che rendere la cessione di Shevchenko totalmente nulla, gestionalmente parlando, perchè nel 2008 gli stipendi arrivano ad assorbire il 68% del valore di produzione di Milan s.p.a. con una differenza tra le due componenti inferiore a 70 mln di euro.
A questo punto e con questi numeri che succede nel 2009? Viene compiuta la mossa più semplice ossia viene ceduto Kakà che, insieme a Gourcuff, porta in dono una plusvalenza di ben 75 mln di euro. La società ha la sua seconda grande occasione per costruire solide fondamenta per il futuro, ma a differenza del 2006 la squadra è molto meno forte e Maldini lascia il calcio per cui il margine di errore si riduce. Venendo dall’esperienza Shevchenko la dirigenza dovrebbe aver imparato dai propri errori, ma anche in questo caso toppa alla grande perchè rimane pressochè immobile con la squadra che continua ad invecchiare e gli unici acquisti lungimiranti saranno Thiago Silva e Huntelaar. A questo punto la “strategia” cambia nuovamente: si vende huntelaar, arrivano ibra e robinho e con essi arriva il definitivo e irriversibile canto del cigno con il 18esimo scudetto, un bilancio in cui il monte ingaggi copre per oltre il 75% il valore di produzione di Milan s.p.a. e la differenza tra le due voci è di soli 55 mln. In compenso le fondamenta per la squadra non sono mai state gettate se non con Thiago Silva, ma bisogna far quadrare i conti per la terza volta.
Estate 2012: adesso la situazione è ben più complicata. La dirigenza vende gli unici due tasselli messi dal 2006 ad oggi, ossia il difensore brasiliano (idolo dei tifosi che non vuol andar via dal Milan) e Ibrahimovic e con il ritiro/svincolo dei suoi senatori dagli alti ingaggi (nesta, gattuso, seedorf, van bommel, inzaghi, zambrotta) ha praticamente la terza ed ultima occasione per risollevarsi dato che il peso degli stipendi viene riportato su livelli di guardia (51%) e si può sfruttare un differenza rispetto al valore di produzione di ben 143 mln.
Alcuni giornali arrivano a parlare di “bilancio della svolta” dimenticandosi ovviamente di guardare quanto accaduto nelle precedenti due occasioni gettate al vento. Questo non è il bilancio della svolta perchè una società calcistica deve avere una strategia a lungo termine che non può basarsi su un singolo esercizio; un club sportivo deve conciliare il lato economico a quello sportivo e se il secondo non produce talenti, risultati, acquisti azzeccati e vendite ancor più indovinate, il primo rappresenta un inutile palliativo come dimostrano le occasioni perse nel 2006 e nel 2009. Far quadrare un bilancio serve a poco se poi non ristrutturi il carrozzone che hai creato e serve ancor meno se acquisti pippe a peso d’oro e non sai rivenderle e l’unico modo che hai per non creare minusvalenze è darle in prestito ogni anno fino alla scadenza o quasi del contratto. Ma torniamo al famoso “bilancio della svolta”. In che modo il Milan sfrutta la sua ultima occasione? Optando per la scelta peggiore: vengono ingaggiati fenomeni del calibro di montolivo, pazzini, de jong ecc. con ingaggi spaventosi che danno il via al nuovo disastro dove giovani di prospettiva non se ne vedono ma in compenso si acquista gente nel pieno della maturità calcistica che non ha mai ottenuto risultati in carriera riuscendo così nell’impresa di tenere il Milan fuori dall’europa da tre anni consecutivamente, un mix che insieme all’incapacità di produrre nuovo fatturato e munifiche sponsorizzazioni non ha fatto altro che gettare nuova benzina sul fuoco perchè, come è ben visibile dall’ultima riga della tabella precedente, siamo di nuovo tornati in una situazione che io definirei da allarme rosso con un monte stipendi che prosciuga il 70% di Milan s.p.a. e un avanzo di soli 55 mln.

E adesso?
In tutta sincerità credo che abbiate capito quante vie ci rimangono e non sono moltissime. La prima, quella in cui bisogna sperare, è la via della seta pregando che gli acquirenti non solo siano persone affidabili, ma abbiano dietro sponsorizzazioni pesanti perchè altrimenti col fpf è difficile tornare in alto a breve termine e per questo, per un tifoso, questi dieci anni hanno rappresentato un avvelenamento del nostro glorioso club, una contaminazione in grado tuttora di ucciderlo nonostante fosse forte ed in salute. La seconda, nel caso non avvenisse la vendita ai cinesi, credo che la possiamo intuire tutti: cessione dei pochi pezzi pregiati a nostra disposizione per risistemare i conti e la consapevolezza di diventare la succursale di grandi club europei, gobba e quelli la’.
Questa è la gestione di coloro che non si possono criticare, coloro che hanno mantenuto in piedi un carrozzone quando andava completamento ristrutturato, coloro che non hanno saputo programmare blaterando di fiscalità spagnola e petroldollari quando i nostri bilanci venivano surclassati da bvb, schalke, ecc., coloro che parlavano giorno e notte di ranking ed oggi che siamo 41esimi dietro allo Sparta Praga (si avete capito bene, Sparta Praga) stanno zitti, coloro che si pavoneggiavano con i giorni del condor e dai bilanci vediamo i risultati, coloro che “e ma se avesse i soldi” e poi manco sanno che ha avuto tre grandi occasioni per dimostrare le sue enormi capacità e le ha fallite. E adesso? Speriamo che l’attuale management sia al capolinea altrimenti i tempi cupi devono ancora arrivare.

Seal

P.S. bene, bene, bene…a vedere il risveglio del lato oscuro della forza nelle ultime ore direi che il bersaglio è stato colpito ed affondato. Grazie di esistere, siete una medaglia sul petto e confermate di essere dei meravigliosi scendiletto. Qui si tifa Milan e lo si difende da chi lo ha ridotto allo stato attuale, voi chi difendete? A sentirvi mi viene il vomito, a pelle…probabilmente peggio.

P.P.S. promemoria per chi ha letto distrattamente: dizionario Garzanti decennio “periodo di dieci anni”. So che è un termine complicatissimo da comprendere per alcuni, comunque per essere più chiari contate le dita delle vostre mani. Lo avete fatto? Ecco, fate conto che ogni dito è un anno quindi tutte le dita sono un decennio! Adesso tutti a prendere il gelato…

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

Il mio primo sbiadito ricordo è Baresi che entra in scivolata e l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.