Per chi suona la campana – parte prima

1 febbraio 2017 | Di | Rispondi Di più

Poche ore fa si è conclusa l’ennesima sessione di mercato dove alla voce “entrate” registriamo un quarantenne di belle speranze ed un giovane spagnolo in prestito oneroso per 5 mesi su cui non possiamo vantare alcun diritto ed un argentino giratoci dal gormitaro via marsiglia con la stessa formula. Ovviamente a bocce ferme le grandi argomentazioni dei menestrelli saranno sempre le stesse, “il condor aveva le ali legate!” oppure “colpa degli involtini primavera!” o ancora “date il becchime al condor e vedete se non ci sa fare!” ed infine la summa di tutti i tramezzinati “non si può criticare così aspramente questa società perchè in fondo sono solo 3 anni che le cose van male” e guarda caso questi tre anni coincidono con l’arrivo di lady B in modo da far cadere tutte le colpe da una sola parte. Alcuni, bontà loro, arrivano a parlare di 5 anni facendo però presente che nei precedenti 25 la società ha operato benissimo e dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno tutti vorrebbero dire “echicelhaportato”.
L’informazione nella sua quasi totalità vuol far passare questo concetto come una legge fisica e lo snocciola ad ogni piè sospinto come fosse un rosario permettendosi di sindacare sui tifosi senza conoscere i reali problemi. Teniamo ben presente che la maggior parte di questi individui vede nel crollo degli abbonamenti allo stadio un semplice capriccio da bambini viziati per una campagna acquisti non soddisfacente. Diciamocelo, sono dei geni incompresi.
Questo pezzo, che vi preannuncio non sarà breve, dovrebbe far intendere anche ai più duri di comprendonio che la mala gestio è qualcosa che dura da dieci anni e l’attuale disastro è frutto di un accentramento di poteri prima inesistente. Quello su cui mi andrò a concentrare sono appunto gli ultimi dieci anni ben sapendo che il periodo precedente si potrebbe tranquillamente dividere in due fasi, una prima dove Berlusconi era il vero deus ex machina ed una seconda dove dapprima il potere decisionale era condiviso per poi mutare verso lo stato che lo ha contraddistinto fino ad oggi.

Teorema: il Milan è stato distrutto/annientato in dieci anni
Ipotesi: gestione fallimentare

CONDIZIONE DI PARTENZA – Il Milan nel 2005 era il terzo club calcistico al mondo per fatturato (secondo i dati Deloitte pubblicati da gazzetta.it) inferiore soltanto a Real Madrid (275 mln) e Manchester United (246mln). Teniamo bene a mente questo dato: terzo al mondo.
La società si trovava così in una posizione di assoluto dominio con una rendita di posizione enorme nell’epoca della globalizzazione e dell’esplosione dei social network (facebook nasce nel 2004, twitter nel 2006), un vantaggio traducibile grazie alla comunità virtuale in nuovi simpatizzanti e, di conseguenza, maggior appetibilità del marchio Milan con potenziali nuovi ricavi e sponsorizzazioni in grado di alimentare nuovi successi.
Le vittorie sono fondamentali per dar vita a questo circolo virtuoso ma dato che a vincere è solo uno, le grandi squadre devono investire per arrivare sempre in fondo alle competizioni, ossia avere visibilità costante in modo da essere ripagate nel medio termine da un aumento di ricavi. A questo punto possiamo affermare che i club con fatturato inferiore al Milan hanno avuto solo due opzioni per raggiungerlo e superarlo: avere risorse pressochè illimitate (es. arabi o il primo Abramovich) o saper programmare affidandosi ad un management capace, in grado di attaccare in maniera prepotente sia il lato commerciale che quello sportivo grazie anche a scouting, cantere e reinvestimentI mirati. In effetti ci sarebbe anche una terza ipotesi per scavalcare il fatturato del Milan ossia il suicidio gestionale, e di conseguenza sportivo, dei rossoneri.
Come già detto il Milan partiva dal terzo fatturato al mondo e per mantenere tale posizione di dominio occorreva saperci fare offrendo agli sponsor l’immagine di una società vincente e all’avanguardia, sapendo vendere bene e acquistare meglio; per viaggiare stabilmente nei primi dieci posti sarebbe bastato il pilota automatico, per fare peggio del decimo posto occorreva commettere numerosi errori, ma per riuscire a fatturare meno di quanto si fatturava nel 2005 dev’essere occorso uno sforzo allucinante, una mala gestio di livelli mostruosi e di qui non si scappa.

Dimostrazione

ITALIA – Analizzando i dati relativi ai fatturati del Milan scopriamo questo:
In pratica il Milan è riuscito a fatturare in questo arco temporale (10 anni) oltre 2700 milioni di euro, cifra che, stante la retrocessione della gobba, sarebbe stata più che sufficiente per dominare in Italia. In realtà il Milan nel bel paese è riuscito a racimolare la miseria di uno scudetto e due supercoppe italiane. In soldoni, e di questo stiamo parlando, una gestione oculata (non geniale) avrebbe permesso di ottenere un numero non indifferente di titoli nazionali, ma c’è di più.
Questa gestione disinvolta ha dato vita ad un mostro senza precedenti perchè il Giannino non si è limitato a dilapidare tutto il fatturato (ripeto: oltre 2700 mln di euro) per portare a casa le briciole, ma è riuscito nell’impresa di far perdere alla proprietà qualcosa come oltre 430 mln di euro.
Il fatto che la proprietà abbia totalizzato questi passivi a fronte di risultati deludentissimi, specie se confrontati con i fatturati delle altre società di calcio italiane, la rendono del tutto inadeguata allo scopo perchè o non si prefigge obiettivi strategici e risultati, puntando quindi alla mediocrità, oppure si fida ciecamente di un management che in qualsiasi altro ambito sarebbe stato cacciato da anni per mancanza appunto di risultati e strategia a lungo termine.
Sommando fatturato e perdite/attivi finali, ciò che appare costante è però il budget che la proprietà del Milan si era prefissata per gestire tutta la galassia rossonera, ossia qualcosa di prossimo ai 300 mln. Questa cifra nel 2006 era assolutamente imponente ed un management capace o “normale” non solo avrebbe ottenuto risultati sportivi, ma anche economici riuscendo ad aumentare la voce fatturato (il valore di produzione). Questo management invece sembra essersi limitato a traccheggiare cercando di non sforare troppo la cifra dei 300 mln e per il resto ha sperato per lo più in miracoli in campo; mai un guizzo, mai un’idea, l’orchestrina è rimasta a suonare mentre il Titanic affondava.
In definitiva la dirigenza ha speso 3.150 milioni di euro (una media di 315 mln l’anno ossia il probabile budget a disposizione) per vincere 1 scudetto (oltre 5 anni fa), 2 supercoppe italiane, 1 champions league (quasi 10 anni fa), 1 mondiale per club (9 anni fa) e 1 supercoppa europea (9 anni fa). A ben vedere la champions league è frutto dell’ultimo ciclo vincente, ma lasciamo stare tanto l’evidenza del disastro non è in discussione.

Come ben sappiamo una delle gestioni economiche “meno efficienti” è stata quella dei cuginastri, quindi far peggio rappresenterebbe un’altra prova a favore del teorema che cerco di dimostrare. Non essendo in possesso dei bilanci di consolidato dell’inter, mi affido ai dati di fatturato di inter s.p.a. trovati al seguente link (vi avviso è un sito interista) posti a confronto con quelli di Milan s.p.a in modo da aver un termine di paragone omogeneo.
Mettendo a paragone i dati scopriamo che Milan s.p.a ha fatturato oltre 2.400 mln di euro creando nello stesso tempo passivi per quasi 500 mln, impegnando quindi una cifra di oltre 2.900 mln di euro mentre quelli là, secondo i dati reperiti a questo link, ha fatturato nello stesso periodo meno di 1.900 mln (1.865 per l’esattezza). Da quanto ne so, non molto a dire il vero perché non mi intendo di quelli là, il loro passivo è ben superiore a dimostrazione che la gestione più spregiudicata sia quella nerazzurra però…c’è un però. Per arrivare ai 2.900 mln impegnati da Milan s.p.a, quelli là dovrebbero aver totalizzato in questi dieci anni circa 1.050 mln di passivo. Ammesso e non concesso che le somme impegnate siano pari, quelli là han quantomeno fatto gioire non poco i propri tifosi portando a casa 4 scudetti, 1 Champions league, 1 mondiale per club, 3 coppa italia e 4 supercoppa di lega. Quindi paragonandoci anche ad una gestione a dir poco “allegra” scopriamo non solo di aver utilizzato un mucchio di soldi, ma di averne ricavato pochissimo in termini sportivi.

EUROPA – Come abbiamo già detto il Milan 10 anni fa era il terzo club al mondo per fatturato (fonte “Deloitte Football Money League”).
Apparirò tedioso e logorroico nel continuare a ricordarlo, ma è un dato di fatto che deve entrare nella testa di tutti: terzo al mondo, non in Italia, non in Inghilterra, non in Spagna, al mondo.
Come già detto una gestione affidata ad un management da squadra con suddetto fatturato avrebbe permesso di rimanere in quella posizione, invece il Giannino è riuscito nell’impresa di far uscire il Milan dalle prime dieci. Vi assicuro che l’impresa era davvero ardua, ai limiti dell’impossibile a mio parere, ma loro ci sono riusciti. Per la precisione il Milan è addirittura sedicesimo (!) superato da club strapieni di petroldollari come schalke, dortmund, atletico madrid e roma. Analizzando la tabella qui sottostante scoprirete che delle prime tre quella uscita dal podio è solo il Milan, le uniche fuoriuscite dalla top ten sono Milan e Inter ma, rullo di tamburi…siete pronti? L’unica riuscita a ridurre il proprio fatturato è il Milan! Echicelhagestito???
Lo so a questo punto siete incavolati come bestie, ma prendete fiato e proseguiamo, aspettate un attimo prima di finire gli insulti a vostra disposizione altrimenti vi toccherà coniare nuovi improperi.
Prendendo in considerazione i nerogialli della Ruhr si scopre che a seguito di una gestione eccellente sono riusciti ad entrare nella top 20 (undicesimi per l’esattezza) con un fatturato aumentato di oltre 3 volte. Questo dato potrebbe apparire come un’eccezione, ma dando un semplice sguardo ai club presenti nella top 20 potrete facilmente notare come la stragrande maggioranza abbia almeno raddoppiato il proprio fatturato e l’unica società esibitasi nel passo del gambero riducendo le proprie entrate è proprio il Milan. Il Giannino è riuscito nell’impresa di affossare il Milan mummificando un fatturato che, basandoci sull’andamento delle altre big 20, si sarebbe dovuto attestare attorno ai 400 mln con una gestione normalissima, potremmo definirla quasi da “gestione ordinaria”. Basta guardare juventus e roma in casa Italia: secondo Deloitte la gobba ha fatto in tempo a retrocedere, risalire ed aumentare di quasi il 50% i propri ricavi, mentre la roma che non vince nulla da tempo immemore (ultimo trofeo Coppa Italia 2007/08) non solo ha aumentato i ricavi di circa il 65% ma addirittura ci ha sorpassato. Ripeto nuovamente: echicelhagestito???

To be continued…

Seal

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.