The rime of the ancient Gianniner

24 gennaio 2017 | Di | Rispondi Di più

E’ bellissima anche in versione heavy metal

La ballata del vecchio marinaio – E’ un componimento (ballata per l’appunto) di Samuel Taylor Coleridge poeta inglese vissuto a cavallo tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo e considerato uno dei fondatori del romanticismo in Gran Bretagna. La poesia del vecchio marinaio, raccolta nelle “Ballate Liriche” insieme ad altre opere sue e dell’amico William Wordsworth, è probabilmente il suo lavoro più famoso nonché uno dei manifesti del Romanticismo. La ballata è un tipo di poesia di origine popolare che Coleridge riprende conservando alcuni aspetti della tradizione medievale come la componente magica, l’elemento soprannaturale ed il finale tragico ai quali aggiunge quel tocco di sublime romantico come le contrapposizioni reale-soprannaturale, razionalità-irrazionalità e ragione-immaginazione che la rende un’opera in grado di percorrere i secoli. Duecento anni dopo, per esempio, dei “nipotini” britannici del buon Coleridge ne canteranno una meravigliosa versione “heavy metal”. In questa versione c’è un passaggio in cui la musica si ferma ed una voce di vecchio legge dei brani della poesia originale con il rumore del fasciame che scricchiola a fare da sottofondo. Uno dei versi che mi ha sempre colpito di questa poesia è: “Water, water, every where. Nor any drop to drink” che, tradotto alla buona dal sottoscritto, suona circa “Acqua, acqua ovunque e non una sola goccia da bere”. La nave del vecchio marinaio è vittima di un sortilegio causato da un gesto folle come l’uccisione di un albatros considerato un uccello benaugurante. Ferma per colpa della bonaccia in mezzo all’oceano senza poter andare da nessuna parte subisce attacchi di ogni tipo fino alla sua distruzione totale.

Giannino, Giannino everywhere – Similitudini inquietanti con la storia del Milan, barca attualmente vittima di una bonaccia societaria che la costringe immobile tra un passato sciagurato che ha ucciso l’albatros della passione dei tifosi rossoneri ed un futuro che fatica a palesarsi. Nel frattempo il Giannino, contrariamente a quanto avevamo creduto e sperato, si palesa ovunque (everywhere) ma di quell’acqua mefitica e stagnante non vogliamo bere una goccia. La breve ed illusoria primavera rinchiusa nel lampo di tre partite (Roma, Atalanta e Juve a Doha) ha lasciato il posto ai difetti ed agli orrori giannineschi. Lo aveva detto il comandante della nave che la Supercoppa doveva rimanere un episodio ed invece…

Giannino sul campo – Se a Roma mi ero spellato le mani per gli applausi ad un gruppo di ragazzi coraggiosissimi che avevano provato ad imporre il loro gioco ad una squadra molto più forte, ci erano riusciti per grandissimi tratti della partita ed avevano perso immeritatamente; se con l’Atalanta avevano fatto lo stesso nonostante la vicinanza con il match clou della stagione; se con la gobba avevo pianto per la gioia di una vittoria ottenuta in stile Milan, gettando il cuore oltre l’ostacolo contro la rivale più odiata; se in quel trittico felice il Giannino era stato schiacciato nella fogna in cui merita di stare allora devo notare che è ritornato in tutto il suo dubbio splendore. Da inizio anno si sono viste prestazioni superficiali ed approssimative in molti componenti della squadra. Le scusanti sono molte, non c’è dubbio. La rosa non è corta, è cortissima. Siamo in nove contati ed ogni defezione è un pugno alla mascella delle ambizioni di questo giovane ma stanchissimo Milan (che doveva trarre vigore dall’assenza delle coppe europee…). Gli avversari hanno imparato a conoscere i nostri ragazzi e la sorpresa non è più un fattore. Suso è un esempio quasi di scuola: prima li ha fatti fessi tutti andando sul sinistro, poi imparando ad andare sul destro, poi ancora saltandoli come birilli mentre ora gli lasciano il cross dalla trequarti intasando l’area dove Bacca e Lapadula possono, a turno, poco. Però, esaurite le scuse, si vede in molti componenti della rosa un adagiarsi sugli allori che non ha alcuna giustificazione. La prima mezzora delle partite contro Torino e Napoli in campionato è un incubo da 6/8 gol al passivo che non si realizza solo perché il ragazzetto che sta tra i pali spaventa (è l’unico termine adatto) quelli che gli si presentano davanti. Purtroppo questa squadra non prova più a imporre se stessa, prende quello che le concedono. Lo fa bene ma non basta ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Urge un ritorno alla mentalità di poche settimane fa perchè i ragazzi ne hanno le capacità se non vengono infettati dal Giannino circostante.

Giannino sui media – Bello quanto vi pare ma la Supercoppa Italiana rimane un trofeo vinto quasi “per caso”. In una situazione del genere l’etica “cacciavite” (mi scuso se abuso di questa parola) imporrebbe un raddoppio degli sforzi per mantenere il livello raggiunto. Sulla stampa asservita invece scoppia un delirio orgiastico di osanna verso il padrone. Sosa gioca mezza partita con il Torino in Coppa Italia appena al di sopra del livello patetico mostrato ad inizio stagione ed appena al disotto della decenza ma il giornalista fedele alla “linea Gianninot” parla di valido ricambio per Montella. Il sabato del pagliaccio è un elogio a Galliani per avere preso Suso (però quando faceva tribuna stavi muto, vero?) ed un’accusa ai tifosi per non essere andati ad accoglierlo a Malpensa. Oppure un elogio al padrone per avere pagato, unico tra tanti, un giocatore al Parma in fallimento accampando la lacrimevole panzana degli stipendi dei dipendenti della società ducale: un apostolo, un santo! Peccato che quel giocatore, di cui il condor si è dichiarato “fan”, lo scorso anno sia stato scaricato in prestito (con stipendio pagato da noi?) all’Atalanta. Apostolo di sta… lasciamo stare. Perfino il Cardinale del lunedì mattina, solitamente morigerato, fotocopia il delirio della cravatta gialla ed asserisce che “il gap con le big si è accorciato”. Perfino ai bambini delle elementari è evidente la contraddizione in termini. Ma come? Noi non eravamo quelli “ultracompetitivi”? Non eravamo “a posto così?”. Quindi o mentiva allora o mente adesso. E nessuno della cricca che lo faccia notare, nessuno che esca dalle fila del gianninismo imperante.

Giannino sul mercato – Scatenato, inarrestabile, imperiale. Storari, no dico, Storari. E Deulofeu? Beh, vuoi mettere? Scemo io che pensavo che questa squadra avesse bisogno di un paio di centrocampisti di livello… E invece, taaaaac!, il colpo del Condor. Un esterno d’attacco dove abbiamo l’insostituibile Suso, l’insostituibile Bonaventura, l’insostituibile Niang, l’economicamente insostituibile venditore di magliette nipponico, l’infallibile Bacca, il Ualla-insostituibile Sosa, l’instancabile Lapadula e il formidabile Luiz Adria… ops! Andato a Mosca piazzando l’ennesima minusvalenza in giallo. Ed è di ieri sera la notizia del probabile scambio tra l’insostituibile Niang e Cristiano Ronaldo. Come? Non è lui? Beh trattandosi del fenomeno che la stampa asservita ci ha descritto negli ultimi sei mesi allora ci hanno proposto Gareth Bale! No? Nemmeno lui? Ok, scendo. Perisic? Bernardeschi? Perotti? Candreva? Ocampos, cazzo, Ocampos! Mentivate, sapendo di mentire, anche in questo caso. E quando vi dicevamo che Niang era un giocatore qualunque eternamente incompiuto noi eravamo i tifosotti. Eccola li la verità sotto forma di un Ocampos qualsiasi. Vincenzo Montella, quarantaduenne di Pomigliano d’Arco, ci ha impiegato pochi mesi ad iscriversi “ad honorem” a Milannight: “Cosa mi aspetto dal mercato? Che finisca presto…”

E’ una promessa, a breve ti dedico un pezzo. Spacca il palo, la traversa, Gullit gol. Tulipano nero, facci un gol

Giannino in società – Il giannino è ovunque, immondo e, purtroppo, contagioso. Leggerezza, incompetenza, superficialità, vanagloria, superbia. Tanto, alla peggio, come dicevano in quello spot: “Basta poco, che ce vo’?”. Basta poco, basta insultare i tifosi e/o dargli la colpa perché, per esempio, non sono andati ad accogliere all’aeroporto uno che faceva tribuna a Liverpool. Scusa se io lavoro… Basta poco. Basta fare un tweet dicendo che hai comprato Deulofeu e farsi stampare in faccia la risposta piccata di una squadra il cui massimo storico è una Coppa delle Coppe. Dopo settimane di trattative per un prestito secco ed oneroso fino a Giugno. Mendicanti con in mano il cilindro di un frac sgualcito dal tempo e dall’incuria. Mendicanti che, citiamo testualmente, diserteranno “la presentazione del libro di Ruud Gullit, in programma alle 18.30 alla Mondadori di Piazza Duomo, in quanto è impegnati in un’operazione di mercato”. Probabilmente la cessione dell’insostituibile Niang con il prossimamente insostituibile Ocampos. Ruud Gullit, numero 10 di un Milan che non c’è più e snobbato, come altri numeri 10, da un Milan che purtroppo c’è ancora.

Andatevene, maledetti.

Pier

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.