Fotografie del 2016: virate rossonero

29 dicembre 2016 | Di | Rispondi Di più

Un fenomeno in maglia rossonera

Il viraggio – E’ un procedimento chimico che conferisce alla stampa fotografica una particolare tonalità, grazie a bagni appositi; il viraggio ha la funzione principale di garantire una migliore conservazione nel tempo della stampa fotografica. Il più diffuso e più noto è il viraggio seppia, oggi usato soprattutto per dare all’immagine un sapore “d’epoca”, ma esistono anche altri tipi di viraggi, dipendenti dalle sostanze usate. (fonte: wikipedia). Proviamo anche noi a scegliere delle fotografie del 2016 che siano virate “rossonero” per conservare nel tempo questo che potrebbe essere l’ultimo anno del Gianninismo ed il primo di un ritrovato milanismo.

Addio al “14” – Il 24 marzo si spegne, a sessantanove anni, Johan Cruijff. Sembra assurdo ma questo immenso fuoriclasse che ha indossato la maglia rossonera per soli quarantacinque minuti in una amichevole a fine carriera da una scossa al nostro essere rossoneri. A pochi giorni dalla presentazione della biografia di Gianni Rivera ci lascia proprio il campione olandese che del divino Gianni fu avversario nella finale di Coppa Campioni del ’69. Abbiamo incrociato i nostri destini anche quando si è preso una devastante rivincita con la prima finale di Supercoppa Europea nel 73 (6 a 1 per i “lancieri” nel doppio confronto; quando ha preparato il suo erede naturale, quel Marco Van Basten che ancora oggi scioglie i cuori di tutti i milanisti; e infine poi quando ci ha spavaldamente sfidato nella finale di Coppa Campioni di Atene nel millenovecentonovantaquattro venendo pesantemente sconfitto. Quei quarantacinque minuti lo hanno reso comunque uno dei nostri, ciao Johan.

Una serata incredibile in onore del grande capitano con il numero 10

La maglia numero “10” – Si scende di quattro unità, si sale nel paradiso milanista. Grazie all’opera di APA Milan abbiamo l’onore di assistere ad un evento memorabile, la presentazione dell’autobiografia di uno dei grandi capitani della storia del Milan. Presente alla serata, mirabilmente condotta da Alessandro Milan (ne approfittiamo per rinnovargli le condoglianze per la grave perdita), lo staff di Milannight quasi al completo e una parte dei nostri lettori. Serata di emozioni incredibili e la scoperta di un personaggio che a dispetto dell’età emana un fascino ed una classe incredibili. Serata che segna la prima delle grandi vittorie della “resistenza” rossonera sul dominio gianninista. Alla serata in onore di uno dei più grandi rossoneri di sempre non si presenta nessuno dei dirigenti del “Giannino F&K” ed il canale tematico manda una telecamerina ed un apprendista bambino ad intervistare uno dei mostri sacri della nostra storia. La figuraccia è clamorosa, la nostra vergogna tanta, la loro sconfitta addirittura umiliante. Ma non sarà l’ultima.

Dopo la sconfitta, la ritirata – Seconda iniziativa congiunta Milannight-APA Milan. Per giorni sul blog vengono lanciate iniziative in preparazione dell’assemblea che dovrò discutere il bilancio rossonero. I lettori mandano centinaia di domande nell’etere e, in una lunga serata di lavoro, le condensiamo in un piccolo gruppo da proporre alla dirigenza rossonera. Arriva il giorno dell’assemblea ed APA propone un Consiglio di Amministrazione diverso da quello in carica e composto da persone di provata fede milanista “per vedere l’effetto che fa” citando quella grande anima rossonera di Enzo Jannacci. Ecco i nomi: Fabio Treves (che di Jannacci è stato grande amico e compagno di posto allo stadio), Alessandro Dubbini (noto avvocato e discendente di uno dei fondatori della squadra), Davide Grassi (scrittore, storico del Milan e amico di milannight), Clarence Seedorf, Zvonimir Boban, Demetrio Albertini, Paolo Maldini e Gianni Rivera che del Milan sono stati storia, onore e vanto. Ci sarebbe anche un nono elemento che spicca per due caratteristiche fondamentali, l’inadeguatezza a paragone degli altri otto e la gioia selvaggia per l’onore che gli è stato fatto con quella candidatura. Per due secondi, tanto è servito a Fininvest per bocciare la proposta, sono stato al servizio della mia squadra del cuore, più di questo…
E’ il giorno della grande fuga della cravatta gialla che, non sapendo cosa rispondere alle domande del popolo rossonero, scappa a chiedere consiglio e, non avendo risposte decenti, si ripresenta per dire di non essere in grado di dare soddisfazione alle domande. L’emblema di un regime allo sbando, la dichiarazione ufficiale che il Milan non rientra più nelle cose che contano per la dirigenza del Giannino. Una resa senza condizioni che si ripeterà nel mese di dicembre.

Brocchi per i brocchi – Sul campo la foto migliore della fine del Giannino è l’esonero di Sinisa Mihailovic la cui colpa principale è quella di essere “in quota” Galliani. Come negli anni del peggior “pentapartito” quando al governo si alternavano “un laico ed un democristiano” sulla panchina del Milan si succedono allenatori che sono, a turno, scelti da Berlusconi o da Galliani. Allegri (Gallo), Seedorf (Silvio), Pippo (Gallo), Sinisa (Gallo); tocca a Berlusconi che sceglie Brocchi. Risultato? fuori dalle coppe per il terzo anno di fila e finale di Coppa Italia persa con le riserve della Juve. I milanisti sono esausti, rimangono solo le macerie di una società che scappa di fronte ai suoi tifosi ed una squadra non amata da nessuno che non ottiene nessun tipo di trofeo, nemmeno quello minimo della qualificazione alla coppa europea di scorta. Un popolo che però, per la “misera coppetta” invade Roma, domina il tifo gobbo all’Olimpico  ed inonda di affetto i brocchi (con e senza maiuscola) che indossano la sacra maglia. I milanisti ci sono, non c’è più il Milan. Dici poco…

La prima pietra del Milanismo.

Foto virata seppia, lo statuto – Pochi giorni dopo la seconda grande fuga della dirigenza del Milan al cospetto dell’APA Milan ecco il colpo definitivo alla credibilità del Giannino. Il “pugno del K.O.” lo sferra il nostro amico Giuseppe La Scala che apre il suo portafogli e si aggiudica il più antico documento esistente sul Milan, una delle copie originali dello statuto del Milan Football and Cricket Club. Non solo si tratta di un documento antico e perfettamente conservato ma anche di un vero e proprio pezzo di storia che è coperto dalla tutela di sa il diavolo quale ente statale che ne ha dichiarato l’importanza storica e posto un divieto ell’esportazione. Si tratta di un pezzo della nostra storia, un simbolo delle nostre radici “casciavit” che in questi anni di Gianninismo sono state bistrattate e disconosciute. Ecco perché all’asta non si è presentato nessun emissario del Milan attuale… Ecco perché Giuseppe non vince ma stravince quando dichiara che non lo ha comprato ma ha l’onore di custodirlo per conto dei tifosi del Milan. Gioco, partita, incontro.

Se lo è mangiato vivo.

Estremo difensore del Milan – Bella definizione. Il nostro blog e chi lo compone (redattori, utenti e lettori) può a buon diritto arrogarsi il titolo, non ci sono dubbi visto che da anni difendiamo i valori rossoneri dall’attacco del Gallianismo e dei suoi sgherri della stampa complice. Anche APA Milan e Giuseppe La Scala a quel titolo possono partecipare per la difesa che hanno fatto in tutte le sedi istituzionali e non. Ma quest’anno lo merita più di tutti quel ragazzino che la sera del 23 dicembre a Doha ha divorato con un balzo da supereroe il rigore di Dybala e ci ha regalato la Supercoppa Italiana. Certo, il rigore decisivo lo calcia un altro ma la foto della finale, virata rossonero, è Gigio che divora il tremebondo argentino. C’è un che di poetico nel ragazzino che Galliani, in combutta con Raiola, vuole regalare alla gobba ma è innamorato del Milan, la squadra che ha tifato fin da bambino, e proprio all’odiata rivale stampa un trofeo sulla faccia. C’è qualcosa di poetico e molto di milanista nel bacio che il ragazzo stampa sul simbolo della nostra squadra alla faccia di chi tifo Juve 36 partite su 38 (cit.).

La nostra più grande vittoria – Non è la Supercoppetta Italiana. Ma è il fatto che lungo i nodi di questo anno abbiamo debellato il grande nulla che teneva imprigionato il Milan e ricominciato un cammino faticoso verso la rinascita dei valori che hanno contraddistinto la tradizione rossonera. E’ rinato il Milan? No, ma siamo riusciti a tenere in vita una fiamma che loro non sono riusciti a spegnere. Avete perso, fuori dai coglioni.
Salutiamo quindi il 2016 un anno lungo, bellissimo e ricco di soddisfazioni (il night festeggia anche l’arrivo delle figlie di Seal e Raoul Duke, vi vogliamo bene ragazzi!). E’ finita qui? Ma nemmeno per sogno! Fa parte della nostra tradizione, delle nostre origini operaie e quando c’è da fare ci si rimbocca le maniche e si va a lavorare. Festeggiamo il 2016 ma ci diamo appuntamento al 2017 perché, come vado dicendo da anni, adesso c’è da (ri)costruire e ognuno di noi sarà utile alla causa del Milan.

Pier

 

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan, Squadra

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.