6 domande a Lodetti

26 dicembre 2016 | Di | Rispondi Di più

Toti nel momento decisivo…

Ci rifacciamo al giornalismo sportivo attuale, che non avendo nulla da scrivere, intervista antichi giocatori rossoneri e vecchie glorie del trapassato remoto e quindi facciamo qualche domanda a Lodetti, colonna portante di una televisione ormai prossima alla tumulazione:

Milan Night: Salve Lodetti, il Milan è tornato alla vittoria con la conquista della Supercoppa a Doha, che ne pensa di questo successo? E’ d’accordo con noi che ci voleva proprio per ridare vita ad una tifoseria ormai depressa?

Lodetti: Mah…io mi ricordo di quella volta che giocavo con la Magna Grecia Virtus e ci allenava un certo Pirro che voleva vincere tutto e subito. Io gli dicevo di dosare le forze e di fare il turn over! Ma lui era testardo e giocava sempre con gli stessi amici suoi! Vincevamo bene e senza sforzi, ma eravamo sempre gli stessi. Ad un certo punto arrivammo anche in finale di coppa ed in campionato eravamo messi bene. Io consigliai a Pirro di far ruotare gli uomini visto l’impegno della finale, ma lui volle battere la Barlettanese, ormai retrocessa, con i migliori. Stravincemmo, ma fu una vittoria inutile, una vittoria di Pirro! Successivamente iniziammo a perdere tutte le partite, la maledizione di Pirro… Bisognava prendere nuovi giocatori…

Milan Night: E ci risiamo, ogni volta con lei abbiamo sempre lo stesso problema, se non parte dai dinosauri non è contento; in buona sostanza lei sostiene che servono rinforzi e Montella gioca sempre con gli stessi? Ma bisogna essere contenti dei miracoli che sta facendo…

Lodetti: Mah…io mi ricordo di quella volta che giocavo in Francia con Robespierre, Marat e Danton…in una Comune dei sobborghi di Parigi. I tre erano dei fenomeni in campo, con il loro gioco spumeggiante terrorizzavano gli avversari e il loro calcio si inserì perfettamente nel periodo del terrore. Robespierre, in particolare, era fissato con il gioco di testa, voleva cross da tutte le parti. Io gli dicevo di variare il gioco, di sfruttare le fasce in nome dell’egalitè, ma lui non voleva saperne… In campo urlava e terrorizzava chiunque, tranne Danton che crossava per lui. All’inizio le cose andarono bene, poi gli avversari ci presero le misure e in finale di campionato fummo fatti a pezzi e perdemmo tutto. Robespierre e Danton continuarono a sostenere la validità del gioco di testa e per questo furono decapitati, Robespierre invece morì durante un bagno defatigante…, la maledizione del gioco di testa…

Milan Night: Lodetti, cerchiamo di guardare avanti, ma se i cinesi decidessero di investire fin da subito e a gennaio arrivassero molti rinforzi, il gioco di Montella ne beneficerebbe?

Lodetti: Mah…io mi ricordo di quando giocavo nella Roma e a gennaio arrivarono sette nuovi giocatori: Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco (imparentato con l’avvocato), Servio Tullio e Tarquinio il Superbo! Proprio il Superbo rompeva la minkia per giocare sempre e non accettava le direttive del nostro allenatore Anchise! Io, Enea, Rea Silvia e Iulo fummo emarginati ed estraniati dal gioco.

Milan Night: Bisogna essere umili e accettare di entrare in squadra in punta di piedi e farsi trovare pronti al momento giusto?

Lodetti: mah…mi ricordo di quella volta che i Francesi della Gallianese ci avevano messo sotto. Non c’era partita, sembravano in 50, attaccavano da tutte le parti! Avevano poi una mezzala, Brenno, che faceva quello che voleva! Non si riusciva a limitarlo. Alla fine del primo tempo eravamo sotto di tre e non avevamo fatto un solo tiro in porta. Ma al 20° minuto della ripresa entrò Furio Camillo, un giocatore fantastico: aveva la visione di gioco di Rivera, il tiro potente alla Di Bartolomei, lo scatto di Kakà e il tocco di Maradona! In venti minuti gliene fece 4 e li rispedì a casa eliminandoli! Se ci ripenso mi scendono le lacrime…, che giocatore!

Milan Night: Lodetti non trova che il gioco di Montella rischia di essere un po’ prevedibile, specialmente se si gioca contro le piccole squadre?

Lodetti: mah…io mi ricordo quando andammo a giocare contro l’Atletico Sanniti, una squadra mediocre e piena di picchiatori, ma che in casa, nel loro stadio rompevano il culo a tutti. Lo stadio era il celebre “Fly Forche Caudines”. Giocammo una partita gagliarda, ma ci stavano aspettando. Il loro gioco, frutto della strategia di Gaio Ponzio, prevedeva un finto attacco ai lati per poi entrare al centro con azioni ficcanti. Ci fecero il culo a strisce (tre come l’Adidas) e dovemmo passare sotto la loro curva ricoperti di piscio, sputi e insulti. La maledizione delle Caudine…

Milan Night: Si, d’accordo, però a gennaio serve qualcuno forte che possa immediatamente permettere alla squadra il cambio di passo, qualcosa di esploisivo…

Lodetti: mah…io mi ricordo quando giocavo nella Giovine Italia nel ’48; in squadra avevamo dei prospetti interessanti, Ciro Menotti, i Fratelli Bandiera e Pietro Micca. Giocavamo un bel calcio spensierato e offensivo, miravamo alle gambe e ad un piazzamento Uefa. Ci piaceva un calcio estetico e ci specchiavamo in esso. Ciro Menotti, El Flaco, propugnava un calcio dal temperamento argentino e tanghero che ben si accompagnava con il calcio aggressivo dei Fratelli Bandiera che giocavano avvolti nel tricolore. Purtroppo arrivammo alla fine della stagione del 1848 un po’ a corto di fiato con Enrico Toti, il nostro capitano, che si era sciancato a metà campionato. Nel momento decisivo ci fecero a pezzi, ci diedero una lezione umiliante che fece perdere la testa al nostro centravanti, tale Pietro Micca, dotato di un tiro esplosivo. Verso la fine della partita era molto provato e frustrato, tanto da farsi saltare in aria in mezzo alla loro difesa durante un corner; purtroppo non sapemmo approfittarne e la palla arrivò a Toti sul piede sbagliato, nella rete trovarono solo la stampella… La maledizione di Micca…

Gianclint

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

Il mio primo ricordo furono i pianti per una sconfitta in finale con il Magdeburgo.. Rivera e Chiarugi erano i miei idoli, ma ho amato anche Wilkins ed Hateley. Per il Milan di Sacchi avrei lasciato tutto e tutti. Rimane per me la pietra di paragone. Scrivo di getto come Mozart, odio i servi, i ruffiani e i leccaculo. Scrivo per il gusto di farlo e potrei dare lezione alla maggior parte dei giornalisti al seguito del Milan, incapaci di scrivere qualcosa di accattivante e vero. Detesto chi scrive e annoia e lo fa solo per ingraziarsi qualcuno. Disprezzo fanatici e cretini. Ragiono con la mia testa e del risultato me ne frego; chi gioca bene vince due volte.