La classifica avulsa dell’affetto dei tifosi

21 dicembre 2016 | Di | Rispondi Di più

Simboli di una squadra che si sta facendo amare

Spero che il Milan perda – Fine primo tempo di Roma – Milan. Ubriaco di gioia, scrivo ad un amico che spero il Milan perda. Risposta piuttosto sorpresa del malcapitato e successiva spiegazione. Aspettavo una partita così da anni, mi dovevo levare dei sassolini (sassoloni, meglio) dalle scarpe. Ci siamo andati vicini ad inizio stagione a Firenze ma alla fine avevamo portato a casa un pareggio. Lo so, vi devo una spiegazione. Eccola.

Una partita che aspettavo da anni – Da anni il Milan gioca un calcio orrendo. Pensateci, dopo il primo Milan di Ancelotti, che giocava un calcio al contempo esteticamente meraviglioso e terribilmente efficace, abbiamo vissuto una lenta discesa verso gli inferi. Il secondo e noiosissimo Ancelotti che faceva della noia una regola ha lasciato spazio allo sconclusionato 4-2-fantasia di Leonardo. Perfino il Milan vincente di Allegri aveva solo lo schema “palla ad Ibra”; una volta passato il Mago di Malmoe all’ombra della Tour Eiffel, è rimasto solo “palla ad” ed abbiamo scoperto che non è esattamente la stessa cosa. Poi, dopo la “primavera seedorfiana”, poche settimane di tentativi di calcio dei bei tempi con materiale di scarto, sono arrivati il “Ferguson de noartri” che ci ha portato a “coperti e ripartiamo” ed il micione Sinisa che è partito scoppiettante, poi ha messo giù un bel 442 di copertura e infine ha parcheggiato il pullman davanti alla porta. Immaginatevi la sorpresa quando i ragazzi di Montella sono andati a giocarsi alla pari la partita contro una squadra, la Roma, che è palesemente più forte di noi da un lustro e che da almeno un decennio, da Spalletti a Spalletti, ha un impianto solido e ben collaudato.

Un post che aspettavo da anni – Il mio cervello ragiona così, non ci posso fare niente. Il mio cuore pulsa così. Giocavamo bene, contro un avversario più forte ed io ho pensato che se avessimo perso sarebbe stato ingiusto ma anche l’occasione per difendere un gruppo di ragazzi che mi stava rendendo orgoglioso di essere rossonero. Non posso evitarlo, è la mia natura più profonda di milanista che mi spinge a preferire una sconfitta come quella di Roma ad una vittoria insulsa e, per molti aspetti, immeritata come quella con il Crotone. Alla faccia di quelli che sbavano solo per le vittorie siano essi evoluti o non evoluti con forti antipatie per qualcuno, sia egli Galliani, Berlusconi, Allegri, Mihailovic o pincopallo. Ma soprattutto alla faccia di quelli che ci dicono che sappiamo solo criticare. Balle, grandissime balle. Io nelle sconfitte come quelle contro la Roma (ma anche nei pareggi come quello contro l’Atalanta) mi esalto e la squadra la difendo.

10 in pagella – Se avessi dovuto fare le pagelle (cosa che, per mia fortuna, eseguono magistralmente i miei “colleghi”) avrei dato 10 a tutti, allenatore compreso e Niang escluso. Abbiamo davvero giocato così bene? Siamo diventati il Barcellona, il BVB o il Lipsia? No siamo ancora lontani dal calcio-paradiso che giocano queste squadre ma i ragazzi di Montella sono entrati nel calcio moderno. Il Milan ha smesso di giocare un football stentato, preistorico. Le bella partite del Milan degli ultimi anni sono frutto di situazioni momentanee o figlie di particolari situazioni emotive oppure legate alle debolezze altrui. Mi spiego meglio con degli esempi; non tanti, tra l’altro, visto che le prestazioni degne di nota sono realmente poche da molto tempo. In Milan Fiorentina dello scorso campionato la squadra di Mihailovic distrugge la Viola ma dobbiamo tutto ad una situazione contingente, ad una Fiorentina che nelle due partite precedenti e nelle tre successive sarà realmente irriconoscibile. Il derby dello scorso anno e la trasferta di Napoli sono esempi delle partite “dai, ragazzi! Facciamo vedere chi siamo…”. Per mia definizione una delle caratteristiche della Gallianese era quella di comportarsi come i tappi di sughero nell’acqua galleggiando sempre nella mediocrità senza mai affondare. Tutte le volte che stavano ad un passo dal tracollo i Giannino Boys sfornavano una prestazione che ne giustificava (nella loro ottica distorta) il diritto alla mediocrità. Oppure ricordate Milan – Barcellona 1 a 1 con l’ultimo sprazzo dell’ultimo Kakà? Io e Raoul Duke eravamo a San Siro quella sera, porca miseria che atmosfera! Stadio stracolmo, una di quelle sere in cui il leone torna a fare spavento agli avversari. Partita giocata da un pugno di “desperados” senza arte ne parte in uno stadio che celebrava la sua ultima serata di gala o quasi. Una situazione emotivamente trascinante e irripetibile coronata da un risultato straordinario. La trasferta di Roma, no.

Classifica avulsa – Roma ha rappresentato quello che, spero diventerà uno spartiacque della storia recente del Milan. Tenendo conto delle loro possibilità effettive, questi ragazzi mi hanno esaltato imponendo il loro gioco in trasferta contro una squadra di pari livello. Il primo tempo, macchiato solo dalla scemenza di Niang sul rigore, ci ha visto giocare con la squadra alta, piazzata senza paura nella metà campo avversaria. Spettacolo? Ne riparliamo tra qualche tempo quando, magari, verrà messo a disposizione un parco giocatori con maggiore talento. Per il momento ci godiamo il fatto di avere giocato una partita di pallone e di non avere trascinato l’avversario in un match di lotta nel fango. Soprattutto diamo il bentornato ai rossoneri nel consesso delle squadre moderne, quelle che giocano un calcio basato sul ritmo, sull’intensità, sulla dinamicità. La partita con l’Atalanta ha dato, più o meno le stesse indicazioni contro una squadra in forma, che esprime un calcio moderno e piena di giovani giocatori di talento. Primo tempo faticoso ma secondo tempo convincente con un calcio armonico ed efficace. Risultato di tanto sforzo? Un misero punto che ci ha fatto passare dal terzo al quinto posto in classifica e che ha avvicinato le avversarie dirette per i posti in Europa League. Ma nella mia personale classifica avulsa dell’affetto questi ragazzi sono balzati al primissimo posto.

Adesso? –  Ed ora sotto con la finale di Supercoppa, ammesso e non concesso che la squadra riesca ad arrivare in quel di Doha. Sfavoriti? No, sfavoritissimi. Inutile girarci intorno, ci sono almeno tre piste di differenza. Ma non mi interessa. Nella vita io do sempre tutto quello che posso dare in tutte le cose che faccio ed ai giocatori della mia squadra chiedo solo quello. Niente di più, niente di meno. Vincere o perdere è un dettaglio se ti sei conquistato il rispetto delle persone che stanno intorno a te.
Venerdì si tratterà di scalare un’altra posizione nella classifica dell’affetto dei tifosi. Sembra poco ma è tutto quello che mi interessa.

Pier

PS: juve merda

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Categoria: Mondo Milan, Partite, Squadra

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.