Il Santo Patrono della nebbia

8 dicembre 2016 | Di | Rispondi Di più
Santo, Casciavìt. L'uomo giusto al posto giusto

Santo, Casciavìt. L’uomo giusto al posto giusto

Il Santo Patrono di Milano – Ieri, 7 dicembre, si celebrava la festa del Santo Patrono della città di Milano. Figura storica di grande rilievo fu, prima di diventare vescovo, un amministratore di ottimo livello. Proprio la sua abilità come uomo politico spinse i cittadini di Milano a sceglierlo come patriarca. La storia ci dice che anche in quel campo fu figura notevolissima tanto da diventare uno dei quattro massimi dottori della Chiesa insieme a San Girolamo, San Gregorio e Sant’Agostino della cui conversione Ambrogio fu il principale artefice. Ancora oggi il rito nelle chiese milanesi è diverso da quello delle altre chiese del mondo e proprio al Santo Patrono deve il proprio nome, rito ambrosiano. Curiosamente, pur distinguendosi come vescovo, come santo e come teologo, la sua nomina episcopale fu “casuale” ed effettuata contro la sua volontà. Non ricordo chi mi abbia raccontato l’aneddoto, ero troppo piccolo, e sinceramente non ne ho trovato traccia da nessuna parte su internet. Però è funzionale al pezzo e ci tengo a raccontarvelo.

La colonna del diavolo – Sono diverse le leggende legate al santo proveniente da Treviri. Una di queste, per esempio, lo vuole avversario del diavolo in uno scontro avvenuto proprio fuori dalla chiesa che oggi porta il suo nome. Milano, per chi non lo sapesse è, insieme a Parigi e Praga, uno dei tre vertici del triangolo demoniaco; di conseguenza che il simbolo della sua squadra più importante sia un diavoletto non ci sorprende più di tanto. Non ci deve nemmeno meravigliare che il malcapitato satanasso fosse a spasso nei pressi di una basilica meneghina in cerca di un modo per convincere Ambrogio a recedere dal suo incarico di ministro del culto. Stupisce un po’ di più il modo che il prelato ha trovato per cacciare il maligno perché, con sbrigatività tutta milanese, gli ha sparato un bel calcione nel posteriore mandandolo, sembra con un preciso collo destro, ad infilare le corna nella colonna che sta fuori dalla chiesa. Ancora oggi nella colonna ci sono due fori che, giurano le comari, puzzano di zolfo. Soluzione da vero casciavit come la sua generosità verso i poveri perché, citiamo testualmente da una delle sue opere, “è molto meglio per il Signore salvare delle anime che dell’oro”.

Il Patrono della nebbia – Facciamo un passo indietro e torniamo ai fatti. E’ proprio Ambrogio a dirci che non aveva alcuna intenzione di diventare vescovo della città. Non lo voleva a tal punto da scappare, nottetempo, dagli abitanti che lo invocavano come loro pastore. Sul dorso della sua mula si incamminò fuori dalle mura dove trovò ad aspettarlo la nebbia. I milanesi lo sanno, quella non è nebbia. Ti trovi immerso in un mantello che rende il mondo circostante indistinto ed uniforme. I suoni si attutiscono, le luci si attenuano ed è più facile pensare anche perché il freddo ti penetra anche nell’anima e rende i pensieri più affilati. In una nebbia del genere il nostro protagonista lascia andare la mula meditando sui casi suoi e quella, vagando, lo riporta esattamente al punto di partenza. Il futuro santo non ha nient’altro da fare che arrendersi alla volontà di Dio ed accettare la prelatura della città. Incarico che svolgerà in maniera egregia perché un vero casciavit quando fa una cosa o la fa per bene o non la fa.

Il 7 dicembre – A cavallo del 7 dicembre Milano ci regala sempre un paio di quei giorni per me, milanese imbruttito, meravigliosi. Quello del 2016 però passerà alla storia come quello che ci ha “regalato” lo slittamento al 3 marzo 2017 del closing. Quindi con un piccolo calendario alla mano possiamo riscontrare che dalle primissime voci di cessioni del Milan (vi ricordate Alciato che nel Golfo Persico annunciava la comparsa di Mister Bee comecazzosichiamava?) sono passati due anni. Due anni, peste vi colga!
Non entro nel merito della questione. Non sono abbastanza intelligente/informato/addentro per dare una mia opinione e, soprattutto, non me ne fotte un cazzo per dirla “alla francese”. Però possiamo fare un paio di valutazioni, per così dire, collaterali.

Rispetto per i tifosi, ZERO – Prendo in prestito, come spesso mi capita, le parole sempre lucide dell’amico Raoul Duke. Questa situazione, che non ha più senso definire ridicola essendo andati molto oltre, denota una assoluta mancanza di rispetto verso quello che dovrebbe essere il bene primario di una squadra di calcio: i propri tifosi. Che la dirigenza del Giannino non ne abbia non sorprende, che non ne abbiano i nuovi acquirenti lascia basiti. Non una riga di spiegazione (al massimo 140 caratteri di insulti) per comportamenti assurdi che rendono i milanisti il bersaglio delle barzellette di tutti gli altri tifosi. E’ evidente che su una cosa compratore e venditore sono concordi: prendere per il culo i supporter del Milan è una pratica non solo accettabile ma auspicabile.

Gli umiliati, gli sconfitti, i perdenti –  Magra consolazione, non ci sono solo i tifosi umiliati. Da questa storia ne escono sconfitti i venditori che non sono riusciti ad identificare una controparte accettabile in un paese, la Cina, che ha 594 miliardari in dollari e anche gli acquirenti che non sono riusciti a pescare nello stesso mare la miseria di cinquecento milioni. Siamo al cospetto di corsari della finanza che non riescono a ramazzare degli investitori oppure, e l’alternativa non è migliore, il bene venduto è stato oggetto di una stima eccessiva. Il Milan non vale quella cifra e non si trova qualcuno così sprovveduto da pagare il Giannino al prezzo del Milan. E ci mancherebbe altro, visto che, al netto di una stagione miracolosa come questa, basta sedersi sulla riva del fiume ed aspettare che il dinamico duo porti alla rovina definitiva i colori rossoneri.
Nemmeno la sconfitta fragorosa della stampa rossonera può migliorare il mio Sant’Ambrogio. Cazzari che brancolano nel buio più totale da due anni stanno facendo strame della professionalità oltre che, in molti casi, della grammatica italiana. Se ne salvano un paio, gli altri andrebbero radiati dall’albo.

Fedeli all’insegnamento del Santo – Invocata inutilmente la Madonnina, probabilmente presa nel vano tentativo di dare una mano a quelli dei condizionatori, non ci resta che fare appello al Vescovo, Dottore della Chiesa e Santo Ambrogio da Treviri. Per i religiosi una preghiera al patrono della città potrebbe essere una buona soluzione visto che per il suo gregge si è sempre battuto come un leone. Resterebbe, per chi non ha il privilegio della fede, l’attenta lettura dei suoi scritti alla ricerca di una risposta alle nostre domande. Oppure, siccome ben comprendo che l’esegesi dei trattati teologici del Santo non sia cosa di poco conto, possiamo sempre rifarci all’aneddotica ed alla leggenda. Non mi riferisco alla maniera, sbrigativa ma efficace, con la quale il santo casciavit ha gestito la pratica relativa a Satana ma al motivo che lo ha convinto a diventare vescovo della città nella speranza che la nebbia inghiotta chi al Milan vuole così tanto male.

Perché, non so voi, ma io mi sono definitivamente rotto i coglioni.

Pier

Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.