I tifosi se ne sono fatti una ragione

2 dicembre 2016 | Di | Rispondi Di più
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A.C. Milan che ne dici? Partitina?

Mancano poco più di 48 ore al match contro la matricola Crotone, ma volevo iniziare spendendo due parole sull’ultimo match disputato. Finalmente è arrivata una vittoria larga grazie ad un secondo tempo praticamente opposto al primo in cui al merito degli avversari si sommava troppa superficialità da parte nostra; certo abbiamo giocato contro una squadra che non segna mai, ma va detto che finora tre gol di scarto non li avevamo mai dati a nessuno. La difesa, soprattutto nei terzini, mostra ancora troppi sbandamenti per farci vivere sonni tranquilli (vedasi gol subìto) ma determinazione, spensieratezza e un’accresciuta stima nei propri mezzi, sta portando questo gruppo a rintuzzare gli attacchi avversari nei primi tempi per poi dare ciò che rimane nel secondo. Durerà? Non durerà? Difficile da dirsi, ma dato l’equilibrio dalla seconda piazza in giù, è tutto fieno in cascina per i periodi meno rosei.

L’ultima volta che abbiamo segnato quattro gol è stato nella rocambolesca vittoria contro il Sassuolo che di fatto ha mutato la storia presente del nostro campionato. In quella partita c’erano tutti gli ingredienti necessari per una stagione al gusto di menta: mister espulso a fine primo tempo e doppio svantaggio nel giro di due minuti ad inizio secondo tempo. Quando mai il Milan degli ultimi anni si sarebbe ripreso? Bene che fosse andata magari avremmo fatto un gol, ma di sicuro un altro lo avremmo anche subìto finendo nella melma di centro/bassa classifica con tutti gli psicodrammi degli anni passati pronti a riemergere più forti che mai. Mi sono domandato più volte perché quel pomeriggio non siamo rovinati in maniera indegna, come in effetti stava accadendo, e la mia risposta è stata una soltanto: l’infortunio di cuor di ricotta è stato il nostro sliding doors.
Eravamo praticamente alla canna del gas con i pochi spettatori a San Siro furibondi e una squadra pronta ad abbandonare ogni velleità di classifica decente alla settima giornata quando, sotto una pioggia di fischi, Montolivo venne sostituito probabilmente per disperazione (il gol del momentaneo pareggio dei neroverdi è merito della sua indole da vigile urbano) facendo entrare un giovanotto di belle speranze e poco più.
La partita improvvisamente svolta, non tanto per un apparente motivo tecnico quanto piuttosto per una motivazione psicologica che va ricercata nell’essersi liberati dalle disposizioni viabilistiche del nostro Otello Celletti del centrocampo, e tutto ciò che accade in quella partita ,nonché nelle successive, ne è una dimostrazione lampante. Il Milan con Locatelli, che io adoro, non è che abbia questa gran manovra di gioco a dire il vero, ma l’assenza di cuor di ricotta ha ridefinito anche il peso del suo accolito ronzinante, che sarà pur vice capitano per anagrafe, ma nella realtà rappresenta poco più di uno scambiatore di gagliardetti addetto alla scelta della metà campo in cui giocare. Nei fatti i giocatori si sono ritrovati di punto in bianco tutti sullo stesso piano, senza vigili buoni soltanto ad agitare le braccia ed a sbuffare capaci di intorpidire anche le manovre di un bradipo e la squadra automaticamente ha cercato nuove vie.
I “leader”, quelli che “i tifosi se ne faranno una ragione”, che fan mandare messaggi trasversali, son spariti tutto d’un tratto e siccome dal letame nascono fiori, ecco che sono incominciate a sbocciare le qualità dei nostri unici giocatori su cui fare affidamento. Non ho la più pallida idea della posizione che occuperà il Milan a fine campionato (io ad inizio anno prevedevo dal quinto all’ottavo posto, quarto se tutto andava di lusso) però è indubbio che con un paio di sessioni di mercato ben fatte potrebbe incominciare a diventare una squadra davvero solida, senza il patema di una panchina imbarazzante.

Questione societaria. Diciamoci la verità, se non fossimo milanisti un casino come quello in corso nelle ultime settimane sarebbe da schiattare dal ridere, risate a crepapelle, come se non ci fosse un domani. Ma dove la trovate una società che si percula da sola sembrando un’autentica barzelletta? Sono da guinness dei primati, intesi come scimmie ovviamente.
Come vado ripetendo da tempo, è inutile seguire certe sceneggiate perchè è un nonsense, sembra il mercato del pesce dove c’è la gara a chi urla più forte per vendere la propria merce, qui invece ci vendono click, spot pubblicitari e tanto altro sperando magari di acquistare nel contempo un po’ di credibilità.
In cuor loro tutti o quasi sperano che questo closing duri un’altra ventina d’anni perchè così possono scrivere tutto ciò che gli passa per la testa: ritorni di kato, slittamenti, 13 dicembre, anzi no 15 gennaio, anzi no aspetta un attimo facciamo febbraio, anzi aspetta hanno perso il bancomat e lo stato cinese deve fare la denuncia, ah ma che dico Milan giuovane e italiano cribbio, anzi che ne dici se facciamo un moneygram, anzi no ci sono i soldi ma non le autorizzazioni, anzi correggo ci sono le autorizzazioni ma mi tengo i soldi, anzi li stanno autorizzando ad avere le autorizzazioni, anzi gli fanno vedere i soldi e poi glieli fotocopiano per sicurezza, e se ne inventano di nuove ogni giorno, tanto che gli frega possono scrivere tutte le balle che vogliono.
Il vero problema è che la maggioranza delle persone gli va dietro con fare quasi compulsivo perché hanno un bisogno smodato di Milan e nessuno, ahimè, si interroga su questo. Se il Milan fosse in mano a persone capaci di garantire un futuro, non dico di grandi vittorie, ma quantomeno sereno con uomini affidabili e preparati ai posti di comando, nessuno starebbe ogni due minuti a cliccare pagine web o social network. Questa ricerca spasmodica del “E’ ufficiale! Ha venduto!” è la vera grande sconfitta di questo gruppo dirigente e nonostante nessuno lo faccia notare è l’indice più evidente di un fallimento tecnico/economico/sportivo che non può ridursi agli ultimi tre anni ma affonda le proprie radici in un decennio di scelte per lo più disastrose. Come già detto io aspetto serenamente il giorno di Santa Lucia che a dirla tutta in molti paesi d’Italia è anche meglio del Natale in fatto di regali.

Infine un ultimo pensiero va alla tragedia che ha colpito il club della Chapecoense, assai simile nei modi a quella occorsa al Grande Torino. Non voglio fare inutile retorica, ma sarà che il calcio è una mia passione, sarà che erano un gruppo di ragazzi all’inseguimento di un sogno, questa tragedia sicuramente la ricorderò per sempre nonostante fino a un minuto prima non sapessi neanche se la Chapecoense fosse una squadra o un ballo caraibico.
Come al solito i giornali sportivi italiani si sono distinti per capacità preferendo concedere il titolone non a un club distrutto con decine e decine di vite spezzate, quanto a notizie importantissime tipo Messi all’Inter o lo scudotto. Sono sempre più convinto che se possono permettersi certi titoloni, anche in simili circostanze, è perchè il livello dei compratori è quello ed è ciò che si meritano.
Il sito acmilanbrasil attraverso i propri profili social ha lanciato un’iniziativa secondo me lodevole, ossia giocare il trofeo Berlusconi insieme alla Chapecoense destinando i ricavi al club brasiliano e per questo invita i tifosi rossoneri ad inondare gli account social del Milan con questa proposta. Viste le vicende societarie a me non importa se esisterà ancora il trofeo Berlusconi o verrà sostituito col trofeo involtino primavera, ma la proposta di una partita contro una società colpita da una simile tragedia la trovo nobile e meritevole.

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P.S: questa mattina alle 10:30, in diretta da Casa Milan, Giuseppe La Scala sarà in collegamento su periscope con Pietro Balzano Prota

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

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Il mio primo sbiadito ricordo è Baresi che entra in scivolata e l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.