Ma chi è Rocco Maiorino?

30 novembre 2016 | Di | Rispondi Di più

“Un’auto vuota si è fermata davanti a Casa Milan. Ed è sceso Maiorino”.

E’ il direttore sportivo del Milan, anche se non lo sapevate. Si vanta dell’attuale stato di salute del team, collegando i risultati attuali ad una gestione triennale ed alla metodologia di lavoro. Si pavoneggia non solo dell’acquisto del mirabile Suso, ma anche del suo inserimento e lungimirante prestito. Quanti di voi milanisti ha mai visto o sentito parlare questo tizio prima di agosto? E quanti hanno sentito parlare DI questo tizio? Rocco Maiorino sembra aver trovato la lingua e il dono della parola da quando il Milan ha salito la classifica e da quando qualcuno gli ha fatto notare che nonostante i suoi 12 anni al Milan (a fare che?) con una nuova proprietà giungerà l’ora andarsene. La sensazione è che il direttore sportivo rossonero voglia crearsi a chiacchere una carriera che non ha avuto, sfruttando l’ultimo periodo di Milan per lanciarsi verso posizioni più elevate di quelle accostategli un annetto fa, quando nel bailamme mr. Kato/Doglien si vociferava in partenza per Verona. Non ce ne frega granchè di questo soggetto, ennesimo profilo casereccio arrivato nel Milan quando ancora era un embrione e allevato nella bambagia di un mondo dove nessuno sbaglia, indottrinato a rispettare i sacri dogmi staliniani e ora messo alla prova nel salotto di comodo. Non sappiamo chi sia, non ci interessa. E’ comprensibile che approssimandosi una possibile partenza ci sia la voglia di sfruttare quel che resta del Milan per i propri interessi; come gli ha certamente insegnato il suo mentore Galliani. Sfruttare spazi tv, media, visibilità, storia e, novità del primo trimestre 2016-17, anche i risultati. Non sappiamo chi sia questo Maiorino, potrebbe essere bravissimo in quel che fa non è questo il punto. Semplicemente fa girare il cazzo che come al solito mancano il contraddittorio e le domande, quindi ogni ragionamento di chicchessia si trasforma in un ripetersi di grandissime puttanate che creano il solito quadro distorto della realtà.

Questa non l'ho capita, ma c'è Maiorino

Questa non l’ho capita, ma c’è Maiorino

Dopo aver giustamente illuminato il buono stato di salute del team e l’ottima acquisizione di Suso, costato poco più di 1 milione con gran soddisfazione di tutti, noi ad esempio avremmo chiesto a questo signore se ritiene validi i risultati del mercato eseguito secondo le metodologie di lavoro da lui modernizzate in questi tre anni a fronte di investimenti pari a 136 milioni di euro (fonte Bilanci di esercizio 2014 e 2015) per l’acquisizione di giocatori, più quelli usciti quest’anno ovvero altri 25 milioni circa attendendo di capire quanto è stato corrisposto in commissioni ad esempio per Josè Sosa, che anche Maiorino solertemente ci ricorda essere stato fortemente voluto da Montella. Fin da aprile, ovviamente, quando sui media apparvero le prime indiscrezioni sul Uallarito in rossonero. Fossimo stronzi chiederemmo per quale motivo con quelle risorse non sono stati presi non dico 136 Suso, ma almeno una dozzina. Probabilmente ci saremmo accontentati di sapere se i 14 milioni di euro (9+5) elargiti per Luiz Mandriano, gli 8 regalati a Raiola per Rodrigo Ely o i 21 (20+1) corrisposti per Bertolacci rientrano nelle metodologie e nei piani; inoltre gli avremmo domandato se è previsto un implementamento dello scouting che consenta di prelevare giocatori senza corrispondere lauti emolumenti ai procuratori, evitando quell’emorragia di risorse che nel bilancio 2015 ha toccato il 25% (31 milioni su 122). E’ molto comodo fare i fenomeni per aver azzeccato un acquisto low cost con a disposizione circa 54 milioni di euro a stagione, illustrando il tutto dal pulpito attrezzato all’uopo e dall’alto del secondo posto in classifica parziale che giunge dopo dei definitivi ottavo, decimo e settimo piazzamento. I finti poveri in azione: dal tycoon multimiliardario che si lamenta dei petrolieri fino al giovane Maiorino; o almeno crediamo che sia giovane perché non sappiamo un fico di lui. La linea è questa: tutti a narrare dei progettini giovani, del gruppo e di quanto è bello visionare centinaia di partite a caccia di talenti nascosti ed economici; poi basta guardare quanto si spende a sessione di mercato per capire che dal lato gestionale è tutta una gran presa per il culo. L’Atalanta col suo budget può vantare i propri risultati parziali e i prodotti del vivaio; a me invece questi affabulatori che narrano di un Milan low profile che solo l’anno scorso ha sganciato l’equivalente del mercato di mezza serie A (30 milioni) in commissioni ai procuratori hanno rotto i coglioni. A far rendere Suso-style la metà di quanto gettato negli ultimi 3 anni non staremmo parlando in un secondo posto miracoloso, non saremmo preoccupati che la bolla scoppi e non passeremmo il martedì sera a scrivere questi pezzi.

Maiorino concorda l'inserimento lento di Vangioni col suo papà

Maiorino concorda l’inserimento lento di Vangioni col suo papà

D’altronde attribuire colpe a Maiorino non ci va proprio. Nell’ambiente Milan per quanto ne sappiamo c’è un factotum che tende ad accentare su di sé molte funzioni. Specialmente a tavola dove è unto e trino, sempre indaffarato. Difficile sottoporgli i 400 rapporti di scouting che poi si macchiano pure, diventano illeggibili; saremmo comunque curiosi di sapere quanti ne sono stati stilati su Josè Sosa. E su Vangioni pure. Così tanto per farci quattro risate. Ad ogni modo per concludere meravigliosamente avremmo chiesto anche se le funzioni dell’unico dirigente completo d’Europa (cit. Maiorino) comprendono anche quelle che dovrebbero spettare a lui, ad un direttore sportivo; visto che questo ruolo fu definito ‘desueto’ e destituito. Salvo poi essere assegnato appunto a tale Rocco Maiorino. Che non sappiamo chi sia.

Larry

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.