Il punto dell’avvoltoio

4 novembre 2016 | Di | Rispondi Di più
Merita di meglio, speriamo possa averlo già a partire da gennaio

Merita di meglio, speriamo possa averlo già a partire da gennaio

Siamo all’undicesima giornata e c’è chi parla di avvoltoi e di trespoli. Personaggi del web che dopo una vittoria gioiscono non per il risultato positivo della squadra, ma perché possono andare sui social media a interagire con i soliti quattro gatti per dileggiare chi, secondo loro, sperava nel risultato opposto. Gente che vede le partite del Milan come una battaglia personale, in cui i risultati della squadra sono funzionali a ottenere ragione. Pazienza se per anni interi i risultati gli hanno mostrato che di calcio non capisce nulla, che non ne azzecca mai una. Alcuni dilettanti del ragionamento al primo risultato favorevole saranno pronti a sputare sentenze affrettate, a bollare tutti i critici come avvoltoi che non credono nelle potenzialità di una squadra meravigliosa costruita da lungimiranti dirigenti. Tutte cose che poi puntualmente dovranno rimangiarsi poche settimane dopo, in un ciclo continuo dal quale ogni volta escono sempre più coperti di ridicolo.

Esistono tifosi così, e sono quelli che, paradossalmente, si vantano di essere la parte sana del tifo, quando va bene. Perché quando va male affermano addirittura di essere solo loro i tifosi, e tutti gli altri interisti o juventini in incognito. Sono persone che non hanno nessuna utilità nel mondo Milan se non quella di mostrarci un modello dal quale distaccarci per proporre analisi sane e obiettive. Esistono tifosi così, ma per fortuna sono pochi e in via di estinzione.

L’obiettività appunto, requisito fondamentale se si vuole parlare di Milan, come di ogni altra squadra. Perché tutti siamo tifosi, ma se il tifo entra nelle analisi a tal punto da farti ritenere milanista solo chi scrive cose positive, significa che il tuo compito è di limitarti a guardare la partita, e quando questa finisce torni a pensare a tutt’altro fino a quella successiva. Fare dei ragionamenti non è qualcosa che puoi permetterti.

Ciò che ho visto in queste prime 11 giornate è un Milan più propositivo rispetto a quello degli anni scorsi. Il Milan di Mihajlovic sembrava rassegnato a non poter fare un bel calcio, e sulla solidità difensiva cercava di fare i punti. Montella invece è come se volesse mettere nella testa dei suoi giocatori che possono anche fare un gioco piacevole da vedere, rischiando però di mettere in mostra le irrisolte fragilità della squadra. Nonostante questo le prestazioni continuano a essere per lo più deludenti, e il bel gioco è solo stato fatto intuire in saltuarie occasioni, ma la qualità della rosa è questa e nessuno può fare i miracoli. A Montella va però dato il merito di cercare di portare avanti questo cambio di mentalità, fondamentale in un club come il Milan che della mentalità vincente e offensiva ha sempre fatto il suo tratto distintivo. Se mentre fai questo riesci anche a portare a casa i punti che ti consentono di lottare per un posto in Europa, allora meriti fiducia incondizionata per il resto della stagione.

Ora bisogna domandarci in questo modo dove possiamo arrivare. La sensazione è che il temporaneo terzo posto sia più frutto di una numerosa serie di coincidenze fortunate che di reali meriti della squadra. Difficilmente si può pensare di continuare a lottare per la Champions League fino a fine stagione. I ragionamenti ovviamente cambierebbero se a gennaio venisse fatto, finalmente dopo tanti anni, un mercato serio e ragionato. Arrivando al mercato invernale in una posizione simile a quella attuale, e con l’innesto di uomini adeguati, si potrebbe anche tentare un comunque complicato ingresso nell’Europa che conta. Questo sarebbe fondamentale per permettere alla nuova proprietà di mostrare, fin dal primo mercato estivo, che tipo di progetto ha in mente, togliendo la scusa che i giocatori importanti non possono arrivare perché non facciamo la Champions. E, in ultimo ma non meno importante, ci permetterebbe di tornare a respirare un po’ di quell’aria a cui noi più di tutti eravamo abituati, l’aria delle serate importanti, l’aria del Milan d’Europa, quello che da anni ormai è stato assassinato per far posto al Giannino.

Ciò che noi avvoltoi, dall’alto del nostro trespolo, denunciamo da anni è proprio questo. Il passaggio da AC Milan a Giannino F&K non è semplicemente il passaggio da una squadra forte e temuta in tutto il mondo a una decisamente ridicola. Non è nemmeno solo la prolungata mancanza di risultati, la quale deriva da ripetute scelte sbagliate anche se ci viene presentata come qualcosa di fisiologico. La differenza più grande tra ciò che era e ciò che è va oltre a tutte queste cose. È appunto la mentalità il cambiamento in negativo più grave di tutti. Ora se perdi 4 a 2 contro il Napoli devi essere soddisfatto perché in alcuni tratti di gara non sei stato completamente surclassato. Se vinci contro una big hai raggiunto l’obiettivo stagionale e ti permetti di parlare di carri anche se mancano circa trenta giornate alla fine. Ma quando siamo diventati come l’Inter? Qual è il momento preciso in cui abbiamo definitivamente perso ciò che ci distingueva dagli altri? Questo cambio di mentalità non può essere tollerato, ma va combattuto e denunciato fino alla fine. Senza prestare nessuna attenzione a chi, per questo, ci definisce avvoltoi.

Diego

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

Sull'autore ()

Innamorato del Milan da quando ho imparato a distinguere i colori delle maglie. Cresciuto con il Milan ancelottiano. Milanista non solo per i risultati ma per i valori e la mentalità, tutte cose ormai inesistenti. Assisto sbigottito al circo che siamo diventati da anni, ma per fortuna non ho perso la capacità di indignarmi.