Saremo una squadra di diavoli

20 ottobre 2016 | Di | Rispondi Di più
Milan l'è un grand Milan

Milan l’è un grand Milan

Quasi 117 anni fa veniva fondato il Milan foot-ball and cricket club su iniziativa di Herbert Kilpin e la prima dirigenza societaria annoverava tra i consiglieri quel Piero Pirelli che fu per un ventennio il nostro presidente. La storia ci ricorda come fu lui a far costruire lo stadio di San Siro nel 1925 proprio per il club che presiedeva e come nel 1935 lo lasciò alla municipalità. Il Milan, tolto il periodo bellico, gioca ininterrottamente in questo impianto dalla sua nascita, gli altri solo dal 1947 visto che prima se ne stavano all’arena civica. Questi fatti incontrovertibili dovrebbero essere ben scolpiti nella mente di chi amministra la cosa pubblica, ossia nella fattispecie il sindaco di Milano. Su questo blog non si parla di politica (e che nessuno faccia commenti di tipo politico su quanto sto per scrivere) ma della tempestività di certe dichiarazioni.

Negli ultimi giorni il primo cittadino si è lanciato in una sua proposta per la condivisione dello stadio tra Milan e Inter ricordandoci come “Se fosse per Suning si siederebbe al tavolo già domattina. Zhang Jindong è un imprenditore serio, concreto, che sta coi piedi per terra, sono sicuro che la proprietà nerazzurra investirà in maniera significativa sull’Inter e sul territorio. Ai manager di Suning piace San Siro, ne apprezzano il fascino, la storia, il suo tratto iconico che è “vendibile” in tutto il mondo.” aggiungendo altresì di essere “in attesa di capire cosa succederà al Milan. Capisco la situazione rossonera, non mi è chiara, aspettiamo e vediamo come evolve. Possiamo aspettare qualche mese, ma dopodiché l’amministrazione comunale avrebbe il dovere di agire e, di conseguenza, si metterebbe a discutere direttamente con l’Inter”.
Bontà sua ci concede ancora “qualche mese” e poi andrà “a discutere direttamente con l’Inter”. In pratica la squadra di colui che costruì lo stadio, colui che lo creò come casa del Milan, colui che lo lasciò alla comunità, viene snobbata perchè non si può aspettare (?) in barba al fatto che l’A.C.Milan sta attraversando una svolta che sarà, da qualunque punto di vista la si voglia vedere, epocale. Si sente in dovere di dichiarare come dopo qualche mese di attesa “l’amministrazione comunale avrebbe il dovere di agire”. Caro sindaco interista, il dovere è anche aspettare che la controparte rossonera sia proprietaria a tutti gli effetti e magari ricordarsi che qualche diritto i milanisti lo hanno. La ricordiamo tutti perfettamente con la sua sciarpona nerazzurra al fianco di Thohir e sinceramente non mi sembra “in attesa di capire cosa succederà al Milan” come un tifoso rossonero nel quale si dovrebbe immedesimare. Se davvero pensasse “capisco la situazione rossonera” aspetterebbe e non si lancerebbe in dichiarazioni a favore della sua squadra del cuore perchè qualcuno potrebbe pensare che lei vorrebbe vedere lo stadio di San Siro, costruito da un milanista e in cui per tutta la sua storia calcistica ha giocato il Milan (non l’inter), tinto di nerazzurro. Gli attuali proprietari del Milan sono stati vaghi sulla questione stadio? Glielo concedo, ma aspettiamo che almeno si insedi la nuova proprietà. Io davvero questa improvvisa fretta non la comprendo visto che il Milan e gli altri sono entrambi di Milano. Capisco che qualcuno vedendo lo stadio di San Siro intitolato a Meazza o il piazzale intitolato ad Angelo Moratti dimentichi la storia della Scala del Calcio, ma noi milanisti (tra cui anche i milanesi) no e noi casciavìt esistiamo. Quella fino a prova contraria è sempre stata casa nostra ed i nerazzurri, come sempre, sono arrivati dopo.

Tra pochi giorni si disputa Milan-Juventus ossia una partita così importante da non aver bisogno di presentazioni, ma in questo caso qualcosa va detto. Noi siamo il Milan, ma mai come quest’anno qualcuno poteva immaginare di presentarsi da secondi in classifica, ancorché a pari merito, alla partita contro i gobbi. Inutile ricordare come questa sia una sfida sempre da vincere soprattutto quando si arriva da ben 9 partite consecutive senza uno straccio di vittoria, nonostante i carcerati siano stati sconfitti in questi anni anche da compagini quali udinese e sassuolo. Questo di per sé sarebbe già un motivo più che valido per vincere, ma in realtà sabato ci dovrà essere una motivazione speciale in chi scenderà in campo, quel plus che fa gettare il cuore oltre l’ostacolo e quel plus ha un nome e cognome: Herbert Kilpin.

Sabato 22 ottobre si celebrano i 100 anni dalla scomparsa dell’uomo che diede vita a quel sogno che ci coccola fin da bambini facendoci passare giornate straordinarie o psicodrammi per un pallone che rotola verso una rete; noi miseri tastieristi avvelenatori di pozzi vogliamo che questa data, scolpita nel nostro cuore, venga omaggiata con una grande prova. Non importa chi scenderà in campo a San Siro, non importa se siamo più scarsi, non importa un accidenti di niente: sabato è una partita secca, 90 minuti più recupero e va onorata fino all’ultimo secondo, all’ultimo contrasto e pallone vagante per rispettare la memoria del nostro fondatore. Non avrà alcuna importanza che vi chiamiate Abate, Vangioni, Donnarumma, Kucka o quant’altro, non avrà importanza nemmeno la classifica, sabato dovrete onorare la memoria del più grande di tutti, di colui che ha scelto quei colori sociali che ci dipingono il cuore: siate una squadra di diavoli e verrete ricordati come coloro che a dispetto di tutto avranno vinto nel giorno di Herbert Kilpin. Segnate e vincete come nella migliore della favole alzando una maglia con scritto il suo nome, fatelo per San Siro, fatelo per i tifosi, fatelo per lui, tenendo bene a mente quelle sacre parole che vi dovranno guidare: “Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!”.

Forza Milan

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Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

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Il mio primo sbiadito ricordo è Baresi che entra in scivolata e l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.