Avvelenatori di pozzi

11 ottobre 2016 | Di | Rispondi Di più
Può non piacere ma qualcuno la considera un'arte

Può non piacere ma qualcuno la considera un’arte

Un punto di partenza a casoL’arte militare è la scienza che studia l’applicazione dei principi, dei metodi e dei procedimenti che regolano l’impiego delle forze armate in tempo di pace ed in tempo di guerra (fonte: Wikipedia).
Perché questa definizione? Perché, a dispetto di chi ne aborrisce anche il solo concetto, la guerra è una scienza assai antica. Una delle strategie più creative è, fin da tempi lontanissimi, è quella della “terra bruciata”. Servono un esercito in ritirata da un avversario invasore, enormi spazi a disposizione e un’incredibile dose di durezza mentale. L’esercito “perdente” deve ritirarsi verso l’interno del proprio territorio devastando le risorse che trova sul proprio cammino lasciando all’avversario che avanza solo grandi spazi inutili intorno a se. Lo scopo è quello di costringere il nemico, ormai privo di approvvigionamenti, ad avanzare in un territorio difficile, ostile ed impoverito di ogni risorsa spingendolo a tornare sulle proprie posizioni. Come vincere ritirandosi. In estrema sintesi bisogna ritirarsi distruggendo il cibo, demolendo i ponti e avvelenando i pozzi d’acqua.
Un sabato mattina del 2016 mi sveglio e scopro di essere un avvelenatore di pozzi. Me lo fa sapere, bontà sua, la comunicazione rossonera; “Fin dall’estate 2014, avevamo scritto in questa rubrica che la liquidazione di Galliani era una panzana solenne, una di quelle cattiverie con cui le bande armate hanno avvelenato i pozzi in questi anni milanisti”. Ancora una volta siamo in presenza di insulti gratuiti alla categoria che dovrebbe essere più cara alla comunicazione rossonera, i tifosi, ma ormai la cosa non ci sorprende più. Sono altri gli aspetti che lasciano basiti.

Guerra aperta – Ormai la contrapposizione è insanabile. Il gallianesco “I tifosi evoluti capiranno” è insulto grave ma indiretto, la categoria dei “non evoluti” va creata “a contrario” dalle parole dell’amministratore delegato. “Tastieristi” e “tifosotti” pur essendo insulti diretti hanno una parvenza di “bonomia” che indispone ma non suscita l’indignazione di un ipotetico giudice neutrale. Qui siamo all’insulto diretto e grave senza più ritegno. Banda armata è secondo il dizionario on line simone.it una “Figura criminosa, consistente nel formare o partecipare ad una particolare associazione a delinquere con lo scopo di commettere uno o più tra i più gravi dei delitti contro la personalità dello Stato”. La costituzione e la partecipazione ad una banda armata sono punibili con la reclusione da un minimo di tre ad un massimo di quindici anni. I miei lontani, e parziali, studi di giurisprudenza mi hanno fatto innamorare della democrazia o, più precisamente, di quello che la democrazia è o dovrebbe teoricamente essere. Alla base della democrazia c’è il confronto delle idee dal quale ciascuna delle parti in causa deve trarre lo spunto per migliorare. Dal confronto nasce ogni tipo di crescita dalla politica alla vita di tutti i giorni. Qualsiasi forma di confronto per me è sacra: il voto, il referendum, il partito politico e l’associazione, la discussione al bar ed i blog. Internet è quello che nella Grecia classica era l’agorà, il posto dove si mantenevano o si creavano numerose relazioni interpersonali e vi si prendevano numerose decisioni. Bene, invece di ringraziarci per avere creato posti in cui i tifosi scontenti potevano confrontarsi e mantenere il confronto in termini civili l’establishment rossonero ci paragona a della bande armate. Non ci può essere pacificazione con questa gente. Anche perché questo scontro lo hanno iniziato loro.

Avvelenatori di pozzi, avvelenatori di logica – Come abbiamo visto all’inizio avvelenare i pozzi è una tattica di un esercito vittima dell’invasione di un esercito nemico. Con una (crediamo) involontaria, ma certamente buffa, imperizia l’autore dell’insulto, nella foga della sua consueta violenza verbale, ci paragona ad un esercito vittima di una invasione. È palese che lo scopo non fosse quello e sorridiamo per questo tentativo di avvelenamento della logica elementare e lo archiviamo nello scaffale degli scivoloni avendo come altra alternativa quello dell’ignoranza. Piuttosto desta una certa preoccupazione l’utilizzo di tanti termini militari. Ahimè! qui la logica viene strangolata. Nei giorni scorsi infatti gran parte della comunicazione rossonera si è scagliata contro la #Norimbergarossonera. Noi non possiamo utilizzare il concetto di Norimberga perché “è una cosa grave, avete idea di cosa fu il processo di Norimberga?” (semi citazione) mentre loro possono usare quelli di “banda armata” e “avvelenare i pozzi”. Dopo avere usato quello di “Piano Marshall”…
Troviamo un improbabile alleato in un interista, Enrico Mentana, che nei giorni scorsi ha twittato a proposito di una Norimberga per il manifesto del “fertility day”. E’ un giornalista e non un tastierista non evoluto membro di una banda armata ma, che sorpresa!, utilizza quella che è ormai diventata un’espressione gergale, un sinonimo di assegnazione di responsabilità per chi ha commesso dei soprusi. Digitate sul noto motore di ricerca le parole “una Norimberga” e verrà fuori lo stesso concetto declinato in mille modi, dall’ambiente all’economia, dalla politica alla finanza. Non si tratta di insultare qualcuno ma di chiedere che venga messo di fronte alle proprie responsabilità.

I processi di Norimberga – Non chiedevamo che lo capissero subito, troppo poco materiale grigio per un concetto pur elementare. Però non ci aspettavamo che le reazioni fossero così violente e scomposte. È evidente che in questa fase di transizione alla fine di un impero (regime è più corretto?) ci sia un vuoto di potere il cui unico risultato è un vero e proprio fiorire di ignoranti, violenti e deficienti. Quando il demente del web ci ha chiesto se eravamo in grado di spiegare cosa fosse stato il processo di Norimberga ci siamo coscienziosamente documentati scoprendo che, invece, loro non lo avevano fatto. I processi di Norimberga (già, furono nel complesso tredici) rappresentarono la risposta democratica, perché svolta in un tribunale alla presenza di avvocati difensori, a qualcosa che democratico non era stato. Vennero processati gerarchi, giudici, dottori, militari, ministri, polizia ed SS, industriali; in altre parole tutto il sistema nazista. Certo che furono una cosa seria, imbecilli! Ne siamo consci come lo siamo del fatto che ormai si tratta di una espressione che passa ad indicare una rivendicazione di giustizia di fronte a ripetuti soprusi. E’ proprio questo, oh manica di poveri idioti!, che insegniamo ai nostri figli: non solo a non stare dalla parte di quelli che commettono dei soprusi ma anche a combattere quei soprusi difendendo le proprie idee ed i propri valori e, infine, che c’è sempre un metodo democratico per punire quei soprusi. Noi difendiamo le nostre idee, non costituiamo bande armate e lo facciamo essendo ben consci che in certi ambienti tra un’idea ed un tramezzino vinca sempre l’uovo con l’insalata capricciosa.

Pier

PS: Le parole di ieri sui tifosi dei social sono successive alla stesura di questo post. Servono solo a confermare che per loro i tifosi non esistono

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Categoria: Comunicazione, Giornalisti, Mondo Milan

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.