Fegato, cervello e cuore

8 ottobre 2016 | Di | Rispondi Di più
Milanismo allo stato puro. Quattro fenomeni, un solo simbolo

Milanismo allo stato puro. Quattro fenomeni, un solo simbolo

Passato remoto, passato glorioso – Mediante semplice ricerca su internet si scopre che, a fare data dalla fondazione, il Milan ha avuto quaranta capitani. Il primo fu David Allison il quale, dalla seconda stagione, cedette il simbolo del comando al grande Padre Fondatore Herbert Kilpin. Da li in avanti lungo il nostro periodo buio si sono alternati diversi nomi più o meno noti: Gerolamo Radice (1908-1909), Guido Moda (1909-1910), Max tobias (1910-1911), Giuseppe Rizzi (1911-1913), Louis Van Hege (1913-1915), Marco Sala (1915-1916), Aldo Cevenini (1916-1919), Alessandro Scarioni (1919-1921), Cesare Lovati (1921-1922), Francesco Soldera (1922-1924), Pietro Bronzini (1924-1926), Gianangelo Barzan (1926-1927), Abdon Sgarbi (1927-1929), Alessandro Schienoni (1929-1930), Mario Magnozzi (1930-1933), Carlo Rigotti (1933-1934), Giuseppe Bonizzoni (1934-1936, 1939-1940), Luigi Perversi (1936-1939), Bruno Arcari (1940.1941), Giuseppe Meazza (1941-1942), Giuseppe Antonini (1942-1944, 1945-1949) Paolo Todeschini (1944-1945).
Come è facile intuire, a parte quello di Giuseppe Meazza, si tratta di nomi oscuri come la nostra storia di quel periodo. Da li in avanti però iniziano ad esserci nomi noti soprattutto per quelli che, come il sottoscritto, sono cresciuti a pane e “Forza Milan! (la rivista ufficiale rossonera). A fine anni ’70 – inizio anni ‘80 il blasone del Milan si era decisamente appannato (calcio scommesse, retrocessione, traversie societarie, fallimento) e siamo cresciuti fantasticando sulle vittorie del passato. In mancanza di internet il meglio che ci poteva capitare era leggere gli articoli in cui si parlava dei gloriosi anni ’50 e ’60.
Andrea Bonomi (1949-1952), Carlo Annovazzi (1952-1953), Omero Tognon (1954-1956), Nils Liedholm (1956- 1961), Francesco Zagatti (1961), Cesare Maldini (1961-1966), Gianni Rivera (1966-1975, 1976-1979), Romeo Benetti (1975-1976), Albertino Bigon (1979-1980), Aldo Maldera (1980-1981), Fulvio Collovati (1981-1982), Franco Baresi (1982-1997), Paolo Maldini (1997-2009), Massimo Ambrosini (2009-2013), Riccardo Montolivo (2013- )
Con le debite eccezioni, roba da fare tremare le vene ai polsi. Ci sono almeno sei nomi che possono stare nella classifica dei 100 giocatori più forti di tutti i tempi. Per carisma e durata dell’incarico il filo che corre lungo l’asse Nordhal – Liedholm- Cesare Maldini – Gianni Rivera – Franco Baresi – Paolo Maldini fa di quella fascia un simbolo che va ben oltre il normale significato di capitano di una squadra. Senza trascurare il fatto che Massimo Ambrosini ne ha portato il peso con onore e dignità e considerando che l’inadeguatezza del capitano attuale sottolinea la grandezza di quelli precedenti.

Il mio capitano – Da quando ho iniziato ad interessarmi di Milan i capitani della mia squadra del cuore sono stati Gianni Rivera, Franco Baresi, Paolo Maldini, Massimo Ambrosini. Se devo sceglierne uno fra tutti dico Franco Baresi senza esitazione alcuna. E’ stato il capitano della squadra in serie B ed il capitano della squadra più forte di tutti i tempi diventando il simbolo di quel riscatto che il popolo rossonero sognava negli anni della sua piccola “cattività babilonese”. Ma – io – non – voglio – sceglierne – uno. Mi vanno bene tutti. Fino a che una società allo sbando più totale ha deciso di dare il simbolo, letteralmente, il primo che passava (Montolivo arriva nel 2012 e l’anno successivo è già, inspiegabilmente, capitano) ciascuno di loro ha rappresentato al meglio la squadra. Perché dovrei distinguere Gianni Rivera (3 scudetti, 4 coppe italia, 2 Coppe Campioni, 2 coppe delle coppe, 1 intercontinentale, 1 pallone d’oro) da Franco Baresi che ci ha guidati in serie B e sul tetto del mondo? Oppure da Paolo Maldini che ha vinto più degli altri due ed ha passato l’intera carriera con una sola maglia, la nostra? Oppure dello stesso Ambro che, a dispetto di un palmares inferiore ha pur sempre gestito il fatto di essere venuto “dopo” con grande carisma e dignità?
No, io non ho un capitano. Ho un simbolo che ha incarnato nel corso degli anni l’ideale di coraggio, onore, umiltà e coraggio che hanno reso noi “cacciaviti” diversi dagli altri; un simbolo di volta in volta portato da grandi capitani che con quel simbolo si sono confusi.

Fegato – Non credevo che avessero abbastanza coraggio dopo il primo errore commesso in settimana. I vati della comunicazione in rossonero sono riusciti a dire in televisione che il loro capitano è Franco Baresi. Invece… Ci vuole fegato in un momento difficile come quello attuale del Milan a creare ancora tensioni tra i tifosi rossoneri. Ci vuole fegato a farlo dopo un intero decennio passato a seminare odio e divisioni in quel popolo meraviglioso che tifava Milan. Ci vuole fegao a farlo per strumentalizzare ancora una volta la realtà per incensare ancora una volta le posizioni perdenti dei propri padroni. Ci vuole fegato a presentare Paolo Maldini come parte di un gruppo di opposizione ad Adriano Galliani strutturato e vissuto come una diretta emanazione dei social. Ci vuole fegato a mettere in contrapposizione Paolo Maldini a Franco Baresi definendo questo come “non contaminato” in opposizione al proprio nemico.
Mi viene da piangere. Ira, dolore, vergogna.
Franco Baresi è una bandiera del Milan, una delle più grandi. E probabilmente lo sarà per sempre. Come Gianni Rivera che, lo ricordo come fosse ieri mattina, ha riempito la platea di ragazzi alla presentazione del suo libro. Gente che non lo aveva mai visto giocare ma che si riconosceva in quella che potremmo definire “idea di Gianni Rivera”. O come Paolo Maldini. Giganti della storia rossonera a cospetto di miserabili seminatori di divisioni e lanciatori di fango. Ci vuole fegato anche a cadere nel giochetto meschino di questi esseri insignificanti che passeranno alla storia per essere antimilanismo allo stato puro. Cadere nella polemica del “bandiera si – bandiera no” o del “Maldini contro Baresi” è da idioti. Noi siamo milanisti, non ci interessano questi giochetti di potere da politicanti juventini. Vigileremo affinchè non venga gettato fango sulle nostre bandiere perché sono, tutti quanti, la nostra bandiera. Che è sacra ed inviolabile.

Ci vorrebbe un po’ di cervello – Siamo ad un passo epocale per i nostri colori. Non chiediamo che ci sia un ex giocatore del Milan in società perché siamo dei nostalgici romanticoni. Non lo chiediamo perché ci stanno simpatici o perché sono amici nostri. Non conosco Paolo Maldini, non gli devo dei soldi e lui non ne deve a me. Unica cosa in comune, abbiamo studiato nello stesso liceo. Stop. Chiediamo che ci sia Paolo Maldini, o uno con le sue caratteristiche di integrità, carisma e “milanismo”, perché faccia da garante per i tifosi del Milan. Nessuno di noi è così deficiente da pensare che il Milan del futuro non debba andare a pescare il proprio sostentamento nel mercato dell’estremo oriente ma, fino a prova contraria in questo paese ci sono milioni di tifosi che hanno “tirato la carretta” del tifo pagando (biglietti, abbonamenti tv, merchandising) in prima persona. Non chiediamo alcun privilegio perché è la nostra stessa natura che ci fa rinnegare il privilegio, un vero casciavìt quello che ha se lo suda, non lo pretende per diritto divino. Chiediamo solo rispetto e la garanzia, quella si, che il Milan metta testa e piedi in Oriente ma che il cuore batta saldamente in Piazza del Duomo. Il Milan non è una questione di portafoglio, voti, amicizie che contano ma è una questione di cuore. Essere milanisti è una cosa speciale e i Paolo Maldini ed i Demetrio Albertini vengono richiesti a gran voce dal popolo rossonero perché sono simboli di quella tradizione che deve continuare a contraddistinguere il Milan, perché sono la garanzia che il Giannino venga sepolto con il suo infame ricordo. Il fatto che, nello specifico, questi grandi milanisti siano dotati di cervello è un qualcosa di più, non una minaccia o un problema. E chi ci vede, o ci ha visto in passato, un problema osteggiandoli in ogni sede possibile ed immaginabile è un nemico del Milan.

Il cuore già lo abbiamo – Usiamo il cervello e stiamo calmi. Non facciamoci strumentalizzare dalle stupide polemiche messe in giro ad arte dalla propaganda del Giannino. E’ spazzatura a fine corsa alla disperata ricerca di un nuovo padrone. Il Milan a questa gente non interessa. Vigiliamo con attenzione che non venga strumentalizzata la questione “bandiere” e combattiamo questi antimilanisti in ogni sede. Il Milan non è morto, è vivo e vegeto e continuerà ad esserlo fino a che ci saranno i tifosi del Milan a continuare ad amarlo con il loro immenso cuore.
Fino a che ci saranno i Paolo Maldini, i Franco Baresi, i Gianni Rivera, i Demetrio Albertini.
Fino a che ci sarà Milannight.

Pier

Tags: , , ,

Categoria: Comunicazione, Mondo Milan

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.