Grazie Sheva!

2 ottobre 2016 | Di | Rispondi Di più
Non è brasiliano però... che gol che fa... Il fenomeno lascialo là... qui c'è Sheva

Non è brasiliano però…
che gol che fa…
Il fenomeno lascialo là…
qui c’è Sheva

Metti un 29 settembre in cui Sheva compie 40 anni, metti che quattro amici del Night incominciano a far girare foto del re dell’est e partono i ricordi mentre c’è chi torna in macchina, chi fa le cene per le figlie, chi le cucina per i clienti, chi mangia e basta e chi sacramenta in tangenziale con la fame che lo divora…grazie Sheva questo è tutto per te!

Seal – Raccontare ad un bambino chi era Sheva, anzi cos’era Sheva, non è facile. Per me era tutto, era l’eroe dei fumetti, era batman vestito di rossonero, era un personaggio umile ed un gran calciatore. Lobanovsky trasformò un ragazzino bocciato all’esame di calcio in un vero campione mai celebrato abbastanza: istinto, corsa, potenza, furia agonistica e la kryptonite per l’Inter. Sheva per me e mio fratello era semplicemente “Cece” perchè quando arrivò nel lontano 1999 quel cognome era troppo lungo da pronunciare, e pure un po’ complicato, per cui divenne dapprima cecenko e poi “Cece”. Quell’uomo, quel biondo che veniva dal freddo di Kiev era un autentico crack e vederlo in campo era una gioia: correva e segnava, segnava e correva. In loop. L’ho amato come pochi altri perchè guardandolo in faccia sapevi che era un bravo ragazzo, altro che creste e menate varie, lui si allenava dalla mattina alla sera e per quello è diventato il mio Cece.

Ricordo ancora la mattina che comprai in edicola il magazine della Gazzetta dello Sport per l’inizio della serie A ed in copertina c’era proprio lui con la maglia del centenario e la scritta “natocampion campionato”: una vera premonizione. Quel fascicoletto è ancora a casa dei miei nella cameretta che condividevo con mio fratello e ogni volta che penso alla descrizione di Shevchenko mi vengono i brividi pensando che sarebbe potuto diventare un nuotatore. Benedetta la tua forza di volontà, benedetto il colonnello! Per Cece avevo un debole perchè era l’esempio da seguire per qualsiasi calciatore, ma caro Cece ti ricorderò sempre come il mio supereroe preferito perchè hai spazzato via i nostri rivali storici meglio di un uragano, neanche Superman poteva tanto. Quando dicevo “domani c’è il derby” aggiungevo sempre “e c’è Shevchenko” ed i miei amici interisti già tremavano; quando ho visto il tuo sguardo all’Old Trafford con la testa che faceva destra e sinistra cercando l’arbitro perchè avevi un’appuntamento con la storia, non solo avevo capito che era fatta, ma gli juventini avevano capito di aver perso. Li hai battuti ancor prima di calciare. Il fanciullo che c’è in me conserva la speranza che tu un giorno possa leggere queste poche righe e per questo caro Cece ti dico che ti porterò sempre nel cuore perchè rimarrai il mio supereroe preferito, colui che distruggeva interisti e juventini. Grazie Cece!

Larry – Duro, potente, elegante, umile; essenziale ma geniale, solista e uomo squadra; mai personaggio prima d’essere Campione, mai Campione prima d’essere il migliore degli operai. Grazie Lobanovskiy. Mi piace ricordarlo dal vivo, in una di quelle tante gare che si caricò sulle spalle senza troppe chiacchere nel biennio ’99-01, in Italia e in Europa. Nella zuccata vincente contro la Roma per il delirio di San Siro dopo soli 2 minuti. Nella Supercoppa contro la Lazio, un supereroe; quella girata al volo da fuori resta uno dei gesti tecnici più puliti che abbia mai visto, sublime. Quella saetta sempre contro la Lazio, punizione da uomo d’acciaio: entro io e seguitemi, spacchiamo tutto. Un tornado contro il PSV. E quando Kahn gli urlò addosso dopo il rigore fallito e lui guardò da un’altra parte, umile; poi dopo la giusta vendetta guardò sempre da un’altra parte, ai compagni e ai tifosi. Il suo atteggiamento in campo è il mio metro di paragone; uno come lui devo ancora vederlo, unico. L’ultima volta che l’ho visto dal vivo è stato il 14 maggio 2006. Eravamo entrambi in curva, lui in mezzo io di lato. Giravano due cori: “Shevchenko resta con noi” e “Noi vogliamo la juve in serie B”. Si realizzò un solo desiderio; avrei preferito l’altro.

Sto mentendo comunque, l’ultima volta è stata il 26 febbraio 2009, Milan-Werder. Speravo che segnasse e risolvesse tutto entrando dalla panchina a disastro in corso, perchè i crepuscoli possono anche essere bellissimi. Mi tengo questo vano augurio. Non supererò mai la cessione di Sheva, non riesco a metabolizzarla o esorcizzarla e sono passati 10 anni. Non ne discuto i motivi, le colpe…a differenza di altri episodi non mi interessa stabilirne; è solo che dentro di me ci sarà sempre un piccolo milanista che ogni tanto va in un angolino e si rannicchia canticchiando e la vita l’è bèla – basta avere l’umbrela – che ripara la testa – segna Sheva di testa! In fondo c’è chi ha traumi peggiori, come chi ripensa a quel suo sguardo letale quella notte a Manchester e poi…si butta sempre dall’altra parte.
Grazie per sempre Sheva!

Pier – L’uomo del rigore finale di Manchester. L’uomo del gol nella semifinale con i cugini. O quella zuccata sensazionale in Supercoppa Europea con il Porto. La doppietta nel derby del 6-0, la tripletta in Supercoppa Italiana con la Lazio. Potrei andare avanti per altre CENTOSETTANTACINQUE volte, secondo solo al mitico Gunnar Nordhal, ma preferisco parlare di altro. Questa è successa veramente. Io impiegato temporaneo e part time alla reception di uno spazio collegato al Milan, lui Pallone d’Oro.

Sheva: “Buongiorno. Mi scusi avrei bisogno di una informazione sul mio documento. Può chiedere in ufficio?”
Pier: “Certo. Posso chiedere una cortesia? Mi dai del tu perchè ti vedo in televisione tutte le partite e faccio fatica a darti del lei?”
Eseguo.
Pier: “Appena pronto ti chiamo. Buona giornata.”
Pochi minuti dopo, squilla il telefono.
Pier: “Ufficio tal dei tali, come posso essere utile?”
Sheva: “Buongiorno. Scusi… anzi… Scusa, sai dirmi qualcosa del mio documento?”
Bastano pochi istanti e poche parole per capire come è una persona? No. Ma in pochi secondi puoi farti un’impressione che dura per sempre: gentile ed educato. Ecco perchè quando l’ho visto piangere al funerale del grande Cesare Maldini ho avuto la certezza che fossero vere. L’uomo dei gol, l’uomo delle vittorie, l’uomo dei record. L’uomo e basta. Molto prima del campione. E ad entrambi voglio un bene dell’anima.

Gianclint – Ricordo perfettamente quella partita di coppa contro il Bayern; altro calcio, altri giocatori, altri valori. E proprio di valori mi piace parlare, quei valori che Sheva ha sempre incarnato in campo; valori figli di un’educazione diversa forgiata anche dal Colonnello. Fallo su Inzaghi in area e conseguente calcio di rigore: Sheva lo tira fuori, come può capitare a chiunque, anche ad un fenomeno come lui. Non fa una piega, resta Sheva, anche quando quel bifolco di Kahn, portiere tedesco, gli va a ringhiare in faccia per il rigore sbagliato. Non accade nulla, il campione ucraino pensa soltanto a fare il suo dovere, quello per cui è pagato, quello per cui è osannato; di lì a pochi minuti Sheva segnerà di testa…e nemmeno in quel momento pensa di vendicarsi del bifolco, anzi va a festeggiare, magari alzando le braccia, magari urlando e saltando. Questo per me è e rimane un campione, questo è il mio metro di paragone rispetto a tutti quei cazzoni che abbiamo avuto negli ultimi tragici anni, quei tamarri che in campo fanno le signorine, quei bigodinati che cercano di strozzare gli avversari, quei crestati che si fanno cacciare, sbagliano rigori, ridono in panchina, non sono professionisti e offendono non solo la nostra maglia, ma quella di ogni calciatore vero. Io parto da quei valori per distruggere i non valori attuali.

Milan Night 

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Categoria: Mondo Milan, Ricordi rossoneri

Sull'autore ()

Community rossonera, da sempre in prima linea contro l'AC Giannino 1986. Sempre all'attacco. Un sito di curvaioli (La Repubblica). Un buco nero del web (Mauro Suma)