Non é brasiliano peró… tanti auguri Sheva!

29 settembre 2016 | Di | Rispondi Di più

rigore di sheva a manchesterL’estate del 2002 è fondamentale per la storia del Milan. Alla squadra che l’anno prima si era rinforzata con Pirlo, Rui Costa e Inzaghi vengono aggiunti Nesta, Seedorf, Tomasson (utilissima prima riserva in attacco) e Rivaldo (fresco campione del mondo, ma deluderà le attese). Carlo Ancelotti riesce a dare equilibrio a una formazione tecnicamente eccezionale, ma non molto dinamica, facendo convivere Pirlo, Seedorf, Rui Costa e due tra Sheva, Inzaghi e Rivaldo.

La squadra, stavolta, è competitiva, ma sarà Sheva a deludere le aspettative. È la lunga coda della crisi della seconda metà della stagione precedente, quando raramente è al top della condizione fisica, ha degli acciacchi, ma gioca sul dolore andando a peggiorare la situazione. Nel preliminare d’agosto contro lo Slovan Liberec si rompe il menisco esterno del ginocchio sinistro e la stagione 2002/03 per lui inizia così a fine ottobre.

Il Milan nel frattempo è partito alla grande in campionato, sarà campione d’inverno, ma nel girone di ritorno subirà la rimonta della Juventus, che vincerà lo scudetto. Gli sforzi della squadra di Ancelotti sono concentrati sulla Champions League. Nella prima parte della competizione i rossoneri vengono trascinati da Inzaghi, Sheva segna il gol decisivo contro il Real Madrid (quello dei Galacticos, con Roberto Carlos, Figo, Zidane, Raúl e Morientes) nella prima partita della seconda fase a gironi e poi più nulla, almeno fino ad aprile.

In campionato, per il primo anno, chiude senza andare in doppia cifra (5 gol) ,segnando comunque contro la Juve nella partita che avrebbe potuto riaprire il discorso scudetto. Ma è in Champions che concentra le sue reti più pesanti. Segna all’Ajax nei quarti di finale, ma soprattutto è sua la giocata decisiva nella semifinale di ritorno contro l’Inter.

Quel gol manda il Milan in finale di Champions League contro la Juventus a Manchester. Il Milan ci arriva dopo aver giocato la finale di andata di Coppa Italia contro la Roma, vinta 4-1 con il sigillo finale di Sheva. Dopo tre anni senza vincere nulla l’ucraino ha la possibilità di fare una prestigiosa doppietta.

La finale di Manchester non passa alla storia per la sua spettacolarità. Domina la tensione ed è equilibrata fino all’ultimo. Sarebbe stata di certo tutta un’altra partita se a Sheva non venisse annullato un gol nei primi minuti. Si va invece ai rigori e a Sheva tocca la responsabilità più grande: tirare l’ultimo, quello decisivo.

Gli attimi precedenti la rincorsa di quel rigore sono il momento più iconico della sua carriera. Guarda Buffon e poi l’arbitro Merk una, due, tre, quattro volte, quasi fosse un tic nervoso. Mesi dopo racconterà che durante i 50-60 metri per andare a prendere il pallone gli è passata davanti tutta la sua vita. Impossibile allora nascondere la tensione, ma in quello sguardo così concentrato c’è anche la sicurezza di chi ha già deciso l’angolo verso cui calciare, percepibile dal morso al labbro prima di cominciare la rincorsa. Come a dire: o la va o la spacca. L’esito è cosa nota.

È un gol che fa da spartiacque della carriera di Sheva e lo proietta in una nuova dimensione. Da grande giocatore diventa una stella di valore assoluto. Ai gol e alle giocate si aggiunge il trofeo più prestigioso di tutti, il tassello che mancava per la consacrazione definitiva. La Champions League, poi, verrà seguita pochi giorni dopo dalla vittoria della Coppa Italia. Per Sheva sarà solo l’inizio.

NB: tratto dal sito Ultimo Uomo (LINK)

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Categoria: Mondo Milan

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Virdis e van Basten espugnare il San Paolo rappresentano il mio primo nitido ricordo rossonero. Milanista sacchiano ed esteta del calcio, rimpiango la Serie A a 18 squadre, le maglie dall'1 all'11, e quel numero 6 col braccio alzato che chiamava il fuorigioco.