Cronaca di una tortura

23 settembre 2016 | Di | Rispondi Di più
Anni di mancanze di rispetto, di arroganza e di prese in giro

Anni di mancanze di rispetto, di arroganza e di prese in giro

Ora che il Giannino è finalmente e faticosamente arrivato all’ultimo periodo della sua raccapricciante esistenza, il ritornello che ci perseguita e continuerà a lungo a farlo è: “dovete essere grati a Silvio Berlusconi per i 30 anni di godimento avuti sotto la sua guida”. Non si possono negare le vittorie guadagnate nel primo periodo della sua presidenza, ma queste vanno messe a confronto con ciò che abbiamo vissuto nell’ultimo lustro. La riconoscenza, da vocabolario, è: “sentimento di gratitudine nei confronti di chi ci ha fatto del bene”, anche se molti tra valletti o finti giornalisti la interpretano come “ringraziamenti eterni a chi anni prima ha fatto del bene, indipendentemente da ciò che fa nel presente”. Non essere riconoscenti all’attuale management non significa dimenticarsi dei successi, ma molto più semplicemente confrontare questi con la situazione creatasi da un po’ di anni a questa parte. Andiamo quindi ad analizzare nel dettaglio come è stato gestito il club nell’ultimo periodo, e come si è arrivati a questa cessione.

Anno 2011: il Milan vince lo scudetto dopo che dall’annata 2006-07 non riusciva più a centrare nemmeno il secondo posto. Già da 4 stagioni si nota un divario crescente tra la squadra rossonera e le migliori squadre a livello europeo, divario che precedentemente non solo era inesistente, ma anzi il fatto che il Milan fosse l’unica squadra italiana ad avere le competizioni europee nel DNA era il principale motivo di orgoglio e di scherno nei confronti delle tifoserie avversarie. La mancanza di competitività a livello europeo è una ferita insanabile per ogni vero milanista, ma lo scudetto del 2011 sembra il punto di partenza per porre gradualmente rimedio a ciò. La sessione di mercato estiva però è spenta, poco entusiasmante, come se la conquista del titolo avesse già ampiamente soddisfatto gli appetiti della dirigenza e ci si accontentasse di rivincerlo per la seconda annata consecutiva. D’altronde la vittoria dello scudetto non sembra in discussione nemmeno per l’anno successivo, visto che l’Inter è in piena crisi e la Juventus viene da un settimo posto. La Juventus però compie una vera e propria rivoluzione acquistando Lichtsteiner, Vidal e Vucinic per una cifra di circa 35 milioni di Euro. Il colpo più importante però lo fa con l’acquisto gratuito di Andrea Pirlo proprio dal Milan, dopo che il giocatore viene ritenuto ormai inutile da Massimiliano Allegri e Adriano Galliani.

Anno 2012: la Juventus, grazie ai nuovi acquisti e al nuovo allenatore Antonio Conte, riesce ad arrivare sopra al Milan e a vincere lo scudetto, infrangendo le certezze della dirigenza rossonera che ritenevano che non fosse necessario ritoccare la rosa per garantirsi quantomeno il secondo scudetto consecutivo. A questo punto è logico aspettarsi una reazione nel successivo calciomercato, e invece l’estate successiva è da film horror. Dopo un’imbarazzante telenovela che ricorda quella del gennaio-giugno 2009 che ha portato alla cessione di Kakà, vengono ceduti i due giocatori migliori della squadra: Thiago Silvia e Zlatan Ibrahimovic. Questa operazione di mercato, sciagurata da ogni punto di vista, sarà particolarmente dolorosa anche per le prese in giro nei confronti dei tifosi con cui viene accompagnata. Il ricavato, comunque non adeguato al valore dei due giocatori, verrà negli anni sperperato tra acquisti inutili e ingaggi monstre concessi a giocatori che venivano al Milan poco prima di essere definitivamente seppelliti. Oltre ai due fuoriclasse quell’anno perdiamo tutti i senatori (Gattuso, Seedorf, Nesta, Zambrotta, Inzaghi). Il mercato in entrata è pressoché inesistente, ma nonostante questo i tifosi rossoneri, dopo l’acquisto di Nigel De Jong, sono costretti a dover sentire dall’Amministratore Delegato dichiarazioni come: “Con il suo arrivo e quello di Bojan abbiamo colmato il gap, adesso Allegri si deve preoccupare, perchè l’obiettivo non è più il terzo posto. Adesso il Milan deve lottare per vincere, come fatto negli ultimi due anni”. Dopo un’estate drammatica per i nostri colori, frasi del genere sono un ulteriore schiaffo dato in faccia a chi nel Milan continuava e continua a metterci il cuore. Per non farsi mancare nulla, quest’estate arriva la sciagura che perseguiterà il club negli anni successivi diventando persino capitano: Riccardo Montolivo. Arriva anche Zapata per 6 milioni e mezzo, e viene presentato come “il difensore che ci si augura di avere quando si perde Thiago Silva”.

Anno 2013: In quello che viene definito il nostro “anno zero”, grazie alla totale assenza di avversari (la Roma arriverà sesta e l’Inter addirittura nono) e a una rocambolesca ultima giornata di campionato, il Milan riesce a qualificarsi per la Champions League scavalcando di due punti la Fiorentina. Con tutte le circostanze a proprio favore, il Milan potrebbe superare in maniera relativamente indolore il ricambio generazionale, e il quasi inaspettato ingresso in Champions League sembra favorire l’idea che il Milan possa lentamente riguadagnare il terreno perduto negli ultimi anni a livello nazionale. Il mercato però stronca ogni vaga ambizione. Nessun nome all’altezza del Milan, ad eccezione del solo Kakà riacquistato dal Real Madrid come strumento di distrazione. Come sempre a fine mercato c’è l’ulteriore beffa delle prese per i fondelli da parte della dirigenza, come: “Abbiamo una squadra competitiva che può lottare per i primi tre posti: nessuna sudditanza” (Adriano Galliani), e: “Dobbiamo essere all’altezza dello status di club più titolato al mondo. Il Milan deve essere sempre campione. Non escludo che ci possa essere la possibilità sul mercato di un ulteriore rafforzamento, ma siamo tutti convinti già così di poter vincere il campionato” (Silvio Berlusconi).  All’arrivo di Montolivo dell’anno precedente si aggiungono altre sciagure come Matri e Poli, per una spesa solo di cartellino di circa 14 milioni. A chi faceva notare quest’assurdità, Galliani rispondeva con “il tifoso non fa mercato”, mostrando nessun rispetto per i desideri della piazza e mostrando un’arroganza che i continui fallimenti non hanno scalfito.

Anno 2014: il campionato 2013-2014 si conclude con un vergognoso, ma meritato, ottavo posto. In quello che è il nostro secondo “anno zero” consecutivo, Massimiliano Allegri verrà cacciato a gennaio per far posto a Clarence Seedorf, il quale realizzerà un bellissimo girone di ritorno arrivando terzo nella classifica parziale dal suo arrivo. La sua gestione è caratterizzata dall’esclusione dei “senatori”, in primis Montolivo e Abate, e dal divieto nei confronti di Adriano Galliani di recarsi a Milanello per seguire gli allenamenti. Il Milan mostra a volte anche un buon gioco e appare molto diverso da quello visto negli ultimi anni, ma per le gravissime colpe sopracitate anche lui sarà esonerato a fine estate, per far posto ad un allenatore che invece sarà in totale balia dei “senatori” e dell’AD, cioè Filippo Inzaghi. Il mercato estivo si trasforma nei soliti tre mesi di cene e abbuffate di Galliani, senza nessun colpo che possa far sperare di invertire il trend negativo acquisito da anni. Per la rubrica “prese per i fondelli”, curata da Adriano Galliani, quest’anno abbiamo: “Il tridente del Milan? Berlusconi, Inzaghi, Galliani. Torres dal punto di vista umano è fantastico, se si conferma così in campo, allora siamo a posto. Nel giorno del Condor il Milan si è rafforzato“.

Anno 2015: siamo al terzo “anno zero” consecutivo. E proprio perché nel giorno del Condor il Milan si era rafforzato, quest’anno passiamo dall’ottavo posto al decimo. Considerando intoccabili i senatori, e ringraziando Galliani e Berlusconi ad ogni conferenza stampa, arriviamo al punto di ritenere “impossibile dominare l’Empoli a San Siro”. La stagione è una delle più brutte, indegne e insultanti della storia del Milan. La poco trasparente trattativa con Mister Bee porta comunque a una spesa di 90 milioni nella sessione estiva di mercato. Anche chi ha visto giocare il Milan solo per 5 minuti capisce che dall’addio dei senatori in poi il problema più grande era localizzato in mezzo al campo, con una linea mediana che non era in grado né di coprire la difesa né di creare occasioni da gol per le punte. Gli acquisti su cui inizialmente si decide di puntare falliscono tutti per l’ingresso di altre squadre nelle trattative. Si ripiega perciò su Bacca, a 30 milioni (acquisto che oggi viene esaltato e rinfacciato ai tifosotti dalle stesse persone che ai tempi dicevano: “Bacca tienitelo te, Bacca non lo vogliono”), e su Bertolacci, a 20 milioni, che rimarrà nella storia come uno degli acquisti peggiori della storia del Milan. Arriva anche Romagnoli, per una cifra sui 25 milioni, una vera e propria scommessa considerata la giovane età del calciatore. Tutto è pronto per il quarto “anno zero” consecutivo per la squadra rossonera. Ovviamente non si può concludere il mercato senza le dichiarazioni deliranti di Silvio Berlusconi: “Sono sempre stato un ottimista, credo ci siano tutti gli ingredienti per guardare alla prossima stagione con speranza. Se i tifosi possono sperare nello Scudetto? Secondo me questo Milan con l’apporto del signor Mihajlovic può avere le caratteristiche e le qualità per competere con la Juventus per il primo posto in campionato”.

Anno 2016: non avendo risolto, nemmeno in parte, i tradizionali problemi a metà campo, la squadra appare fin da subito inadeguata per ogni tipo di obiettivo. Il nuovo allenatore, Mihajlovic, rinuncia a ogni tentativo di mettere in piedi una squadra bella da vedere, puntando solo sulla solidità difensiva. I risultati sono scarsi, come era facilmente prevedibile, e la squadra sembra avviarsi a un misero settimo posto che quantomeno consente di tornare in Europa dopo due anni di astinenza da ogni competizione europea. Sul finire del campionato però Berlusconi decide di tornare a incidere sulla squadra, licenziando l’allenatore e promuovendo Christian Brocchi, allenatore della primavera. Questa scelta è tutt’oggi presente nei vocabolari della lingua italiana come esempio di scelleratezza, e porta a un finale di stagione degno dell’anno di Inzaghi, in cui riusciamo anche a farci superare dal Sassuolo e a non entrare in Europa per l’ennesima stagione consecutiva.

Questa è stata probabilmente l’ultima stagione conclusasi sotto la guida di Silvio Berlusconi, che non è stato capace di far terminare il suo ciclo presidenziale in maniera quantomeno dignitosa. Una tale differenza tra un finale così raccapricciante e una fase iniziale di grandi trionfi, rappresenta un unicum nella storia del calcio mondiale. Quando si taccia di ingratitudine chi è felice della cessione del Milan in mani cinesi, si sta mancando di rispetto a chi in questi anni ha continuato a metterci il cuore e perciò ha sofferto non solo i mancati successi, ma anche la cattiva comunicazione e la mancanza di rispetto che la dirigenza continuava a perpetrare nei nostri confronti. A chi pone in maniera pretestuosa interrogativi riguardanti il nostro futuro con il nuovo management, fate leggere quest’articolo, per ricordare che è vero che non sappiamo cosa troveremo, ma sappiamo benissimo cosa stiamo lasciando.

Diego

 

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Categoria: Mondo Milan

Sull'autore ()

Innamorato del Milan da quando ho imparato a distinguere i colori delle maglie. Cresciuto con il Milan ancelottiano. Milanista non solo per i risultati ma per i valori e la mentalità, tutte cose ormai inesistenti. Assisto sbigottito al circo che siamo diventati da anni, ma per fortuna non ho perso la capacità di indignarmi.