Un piano Marshall infinito

13 marzo 2017 | Di | Rispondi Di più

Quando giocheremo dentro questo stadio detteremo legge pure noi e metteremo tante foto di coppe in polistirolo…

Ogni vero uomo di calcio spera di chiudere quanto prima i conti con Calciopoli. Uno, non se ne può più di bobine, cavilli, veleni e molto altro. Due, a lungo andare con questa vicenda ancora aperta si perde tutti. Nessuno escluso. Perde il calcio che, dovrebbe, essere il bene comune. Ma, tornando a noi, il fatto che Calciopoli non sia ancora chiusa lo si evince da due aspetti: lo scudetto 2006 nella bacheca dell’Inter e, soprattutto, la situazione della Juventus. C’è poco da fare gli indifferenti. Il calcio italiano ad alto livello sta perdendo la Juventus. La squadra bianconera è arrivata settima l’anno scorso e rischia di fare il bis quest’anno. E’ vero che nel 1997 e nel 1998 il Milan arrivò undicesimo e decimo e l’anno dopo vinse lo Scudetto. Ma nessun ragionevole uomo di calcio può pensare che le condizioni di oggi, sportive, competitive e macro-economiche, siano anche lontanamente paragonabili a quelle di allora. La Juventus non ha più fuoriclasse, ha un bilancio rosso che più rosso non si può, è lontana anni luce non solo dall’Europa che conta ma anche da quella meno nobile, ha giocatori (vedi Chiellini, caso illuminante) che non avendo, e vanno capiti, nulla da giocarsi nel Club provano a respirare aria nuova in Nazionale giocando anche l’amichevole e finendo per perdere un mese di Campionato. E’ chiaro a tutti che il difensore livornese avrebbe cercato in qualche modo di preservarsi, come hanno fatto, inutile negarlo, e in maniera assolutamente comprensibile, alcuni giocatori di Milan e Inter, se avesse avuto una partitissima in programma dopo la sosta. La Juventus è ridotta così a causa di Calciopoli e sono dell’avviso che il calcio italiano non possa permettersi di perdere la Juventus. L’onda lunga delle conseguenze economiche e sportive delle punizioni arrivate alla Juventus è stata oltre tutto subdola: non si è manifestata tanto nei primi due-tre anni, ma negli anni successivi all’impatto con la nuova realtà. E le obiezioni scontate dei soliti noti pronti a invadere il web con le loro reazioni intimidatorie, (sono così dozzinali che vale la pena anticiparle: e allora, quando eravamo noi ridotti così? Hanno sbagliato e hanno pagato… Dovevano sparire…) vanno cestinate. Assolutamente e rigorosamente. Vanno cestinate da tutte le persone di buona volontà che amano il calcio. Il solito sogghigno ironico di chi non fa mistero di godere per questa situazione della Juventus anche quando la solita selva di microfoni gli chiede che ora è, non ha nulla a che vedere con lo spirito sportivo e con gli interessi in prospettiva di tutto il calcio italiano, quindi anche dei suoi. Quando altri facevano fatica a vincere, e lo hanno fatto per vent’anni, le condizioni strutturali del calcio erano clamorosamente diverse. Non c’era la crisi economica globale di oggi, non c’erano i mega-fatturati delle inglesi e delle spagnole che hanno accumulato vantaggi siderali rispetto a sistemi calcistici come quello italiano, non era mai esistito uno scandalo le cui punizioni non si limitassero al campionato successivo ma che, al contrario, di fatto, spalmassero le loro conseguenze di sistema almeno sui dieci anni successivi. Mai, negli ultimi 25 anni, giusto per parlare del periodo storico in cui hanno operato e stanno operando le presidenze Berlusconi e Moratti, nel corso di stagioni di crisi che possono capitare a tutti, c’è stato il divario fra la situazione dell’oggi e il ritorno alla competitività che esiste in questo momento per la Juventus. Mai. Credo che la Juventus vada aiutata. Pagare ha pagato, perderla non si può perderla. E’ un Club con il maggior numero di Scudetti e di tifosi in Italia, merita un piano Marshall per il suo futuro. Aiutare la Juventus significherebbe aiutare il calcio italiano. Senza dubbi e senza riserve. (fonte Tuttomercatoweb)

Il Milan lascia Torino, con la stessa sensazione del famoso Dicembre 2004, la famosa partita in cui la Juventus aveva chiuso il Milan nella propria metà campo, la metà campo della Juventus naturalmente. Anche quella sera ci furono tre episodi ad orologeria, rigore non fischiato su Crespo, rigore non fischiato su Kaladze e regola del vantaggio non concessa a Sheva ormai lanciato verso la porta avversaria nel secondo tempo. La stessa regola del tre di ieri sera: espulsione di Sosa durante il tempo di recupero che si consuma in dieci secondi, partita che viene fatta andare avanti ben oltre il 94’30” e rigore opinabile con il braccio di De Sciglio attaccato al corpo. Rispetto al 2004, c’è dell’altro e c’è di più: Bonucci che butta a terra l’avversario e lo insulta, Khedira che spinge fuori Sosa, cartellini e falli laterali chiesti con ossessività e capannelli senza sosta attorno ad arbitro e collaboratori per qualsiasi episodio e in qualsiasi circostanza. Siamo partiti dal 2004 e non dal gol di Muntari, perchè quello storico gol dopo il quale sono arrivati assistenti addizionali, goal line technology e VAR (importante insegnarlo anche al giovanotto Dybala insieme alle buone maniere con il suo allenatore), era stato un episodio. Storico, epocale, inarrivabile, ma un episodio. Ieri sera siamo tornati alla sequela, al feuilleton, alle decisioni seriali. Adesso il Milan si prende tutto il carico: beffa, sconfitta con destrezza, squalifiche e predicozzi. Perchè sicuramente inizieranno a giudicare e a sostenere che si protesta sempre troppo contro la Juventus e il modo della Juventus di arrivare alle vittorie in determinate partite. Naturalmente nei titoli dei media il Milan verrà lasciato solo. E’ del Milan la furia, è il Milan che protesta. Chissà perchè poi, vero? Nessuno sa prendersi la responsabilità di giudicare, ci si nasconde tutti, pavidi, dietro il dito dell’amarezza del Milan. Dopo il gol regolare di Pjanic annullato all’andata a San Siro, era facilmente prevedibile che Massa non sarebbe stato tranquillo nell’arbitrare in prima persona la stessa partita nella quale, da addizionale, aveva commesso un errore grave e pesante. Massa ha cercato di rimanere tranquillo, ma nell’ultimo quarto d’ora è sembrato andare in panico e, stesso fallo, c’era il giallo per il Milan e il prego si accomodi per la Juventus. La responsabilità che si è preso di dare un rigore a tempo scaduto è quella dalla quale si era tenuto lontano Orsato, sempre in recupero, su Luiz Adriano in Fiorentina-Milan. Non è chiaro se sia stato Doveri, l’uomo del Milan in 9 a Bologna per ammonizioni successive a falli sui quali nella gara successiva da lui arbitrata, Palermo-Sampdoria, ha sorvolato, oppure il lontano e mal piazzato Massa ad aver deciso che la palla tirata addosso a De Sciglio da pochissimi metri fosse da rigore. Così, per non saper nè leggere nè scrivere, non verrà più controllato lo score di nessun arbitro con nessuna squadra, tantomeno quella rossonera. Compensazioni, pesi e misure: ci siamo, tutto ristabilito, tutto a posto. Quel che è certo invece è che sarà il Milan a dover controllare i giocatori disponibili per la partita di sabato prossimo. Non ci saranno Sosa e Romagnoli contro il Genoa, è il consueto ritorno da Torino che anche altre squadre italiane ben conoscono: cornuti, mazziati e decimati. E guai a farlo notare, gli sgherri a pagamento inizieranno ad aggredirti. Purtroppo però, non è colpa nostra, certe cose accadono sempre e solo alle stesse latitudini e longitudini e senza fare differenze fra una squadra e l’altra. (fonte Milan News)

Tra il primo delirante scritto ed il secondo sono passati la bellezza di quasi sei anni (il due aprile saranno sei precisi…) e la Juve ha vinto praticamente sei scudetti. Io qualche domanda me la farei. Oltre alle motivazioni assurde e prive di ogni logica che hanno spinto il primo scritto…ci sono le frasi conclusive di tutti e due i periodi che sono uno sballo:

E’ un Club con il maggior numero di Scudetti e di tifosi in Italia, merita un piano Marshall per il suo futuro. Aiutare la Juventus significherebbe aiutare il calcio italiano. Senza dubbi e senza riserve. 

Purtroppo però, non è colpa nostra, certe cose accadono sempre e solo alle stesse latitudini e longitudini e senza fare differenze fra una squadra e l’altra. 

Allora è un nostro dovere aiutare la Juve, ma certe cose accadono solo lì, Decidiamoci! Il bello è che il piano Marshall per aiutare questi barbari del calcio c’è stato veramente e la società A.C Milan, trasformatasi per l’occasione in Atletico Giannino Food & Karaoke, è stata la maggiore contribuente; siamo spariti dal calcio che conta progressivamente, continuando a buttare soldi in operazioni finanziarie disastrose. Abbiamo perso ogni tipo di competitività, lasciando loro campo libero in tutto, economicamente e sportivamente, perfino politicamente. Sono ripartiti da zero mentre noi ci siamo tornati. Addirittura li abbiamo finanziati, prendendo quel cancro di Matri, pagandolo in 5 rate che gli hanno permesso di prendere Tevez. Quel Matri che ci aveva segnato a Milano, quel Matri che abbiamo prestato loro mentre lo pagavamo a loro stessi. E quello gli ha fatto pure qualche gol importante in Coppa Italia. Invocare un Piano Marshall e metterlo in pratica, fare di tutto per lasciarli vincere, per farli dominare.

Speravo nella capra, e ci spero ancora, ma pure quello ha reso più di quanto immaginavamo. Mentre loro si facevano uno stadio, sfruttando lo sfruttabile…, noi perdevamo tempo a discettare di ranking, fatturato e fiscalità spagnola. Loro covavano il loro ritorno per schiacciare tutto e tutti e noi davamo feste e ballavamo, pensando che i Giapponesi non avrebbero mai attaccato a Pearl Harbor. Loro si sono impossessati del calcio italiano, hanno le loro società satellite, ma noi sappiamo solo scrivere il sabato mattina contro i piastrellisti che si scansano e le loro favole etc. etc. Non avevamo conoscenze a livello politico per farci uno stadio? Dunque…, mi pare di no, non abbiamo avuto nemmeno un presidente del consiglio… Lo stadio se lo sono fatto nell’indifferenza generale e lì dettano la loro legge. Noi lo stadio ce lo siamo fatto a parole con le grandi intuizioni di quel gran genio della figlia, Amministratore Delegato al Truccabimbi. Capitolo stadio che costituisce una delle colonne comiche e ridicole del Giannino e del suo presidente innamorato. Non esistiamo più, il nazismo barbarico imperversa e noi ci beiamo dei ricordi della Grande Prussia e della sua scuola militare. Guardo chi è competitivo in Europa, ma non trovo né arabi né sceicchi, ma noi siamo andati avanti con queste scuse. E che sceicchi ci sono a Torino? Si poteva comunque rimanere competitivi in Italia. Siamo i primi a gridare tutto lo sdegno e la vergogna per quanto accaduto venerdì sera, ma in che posizione eravamo? Abbiamo perso lo scudetto? Ci siamo giocati l’ingresso nell’Europa che conta? Nemmeno l’Europa dei poveri, nemmeno quella.

Lo schifo di venerdì sera rimane, con i suoi strascichi, le squalifiche, il polistirolo dei loro titoli finti, la grandeur di una dittatura regionale e nulla più. Restano dei barbari che premono alle frontiere dell’Europa che conta a livello calcistico, ma noi cosa siamo? Cosa avrebbe cambiato quel rigore se non fosse stato dato? Niente. La nostra è solo una battaglia di principio e deve continuare, ma lo schifo di venerdì si pareggia con lo schifo che facciamo noi a livello calcistico. Chi ha scritto di questo stramaledetto Piano Marshall è inutile che si faccia paladino e Masaniello dell’ondata di sdegno, è l’ultimo che deve parlare, deve stare zitto, visto quanto delirato sei anni prima e quanto combinato dai suoi padroni nei sei anni successivi. Chi di piano Marshall ferisce di piano Marshall perisce. SILENZIO!  O se proprio vuol dire qualcosa, venga qui a scusarsi con le ginocchia sui ceci.

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Categoria: Comunicazione, Giornalisti

Sull'autore ()

Community rossonera, da sempre in prima linea contro l'AC Giannino 1986. Sempre all'attacco. Un sito di curvaioli (La Repubblica). Un buco nero del web (Mauro Suma)