Le uniche cose che contano

8 giugno 2017 | Di | Rispondi Di più

Dopo tanto (tantissimo) tempo torno a scarabocchiare qualche riga sul “mio” amatissimo blog. E lo faccio a pochissime ore dalla splendida serata in cui assieme a centinaia di altri tifosi rossoneri (a cui aggiungerei la vasta platea che ha seguito l’evento tramite i social) ho partecipato alla presentazione di Radio Rossonera.

Non nego che la carica e la spinta ricevuta siano strabordanti, sia per il lancio di un progetto che rappresenta un ennesimo riconoscimento del lavoro fatto da questo sito nel corso degli anni sia perchè è forte la sensazione che tutto ciò stia accadendo proprio nel momento giusto. Proprio nel momento in cui grazie alla nuova proprietà e alla nuova dirigenza, la parola ENTUSIASMO sta tornando ad essere di moda tra i tifosi rossoneri. Siamo reduci da almeno un decennio (non da 3 o 4 anni come qualche buontempone ancora si ostina a dire, riscrivendo la storia pro domo propria) di distruzione, disorganizzazione e disprezzo ricevuto dalla passata (mala) gestione del nostro Milan.

Ci saranno errori, ci saranno passaggi a vuoto, magari non ci saranno da subito le vittorie. Ma appare evidente la volontà da un lato di riportare il Milan ai livelli che gli competono, dall’altra di rimettere i tifosi “al centro del villaggio” come avrebbe detto il buon Rudi Garcia. E la presenza, durante il lancio della Radio, di Fabio Guadagnini (neo responsabile della comunicazione dell’AC Milan) ha segnato una decisa sterzata nello stile comunicativo della società: abbandono  della comunicazione alto-basso tipica dei mass media tradizionali e profondamente compenetrata nello stile televisivo anni ’80 dei berluscones, e lancio di un flusso più moderno legato ai nuovi media inclusivi (legati a internet) e che prevedono una interazione molto più ‘orizzontale’ ed inclusiva col proprio pubblico di riferimento. Ossia noi tifosi.

Pare proprio che il trito concetto de ‘il calcio è niente senza i tifosi’ sia ben presente nei piani di coloro i quali hanno rilevato il Milan. Così come la consapevolezza che senza riportare il Milan in mezzo alla propria gente non potrà essere conseguito nessun risultato, né sportivo né economico né di immagine.

Un altro slogan che mi frulla in testa dalla sera del 6 giugno è quello lanciato da Massimo Veronese, vero casciavit. Ossia che a differenza di altri per noi milanisti vincere è importante ma non è l’unica cosa che conta. E questa è una delle tante cose che la passata dirigenza non aveva capito, o aveva finto di non capire. Una delle mosse principali per zittire i tifosi sempre più irrequieti negli ultimi anni è stata lo snocciolare il palmares, le vittorie e i trionfi (via via più remoti nel tempo) con il classico messaggio “avete goduto tanto per 20 anni, perché vi lamentate? Cosa dovrebbero dire i tifosi delle altre squadre?”. Un messaggio del genere ignora completamente la decadenza di valori che ci ha avviluppato per due lustri. Un messaggio del genere ignora che vincere per i milanisti non è l’unica cosa che conta.

Le cose che contano sono anche e soprattutto la dignità, la voglia di lottare in campo, la spinta ad andare controcorrente e a non essere vassalli di nessuno (Piano Marshall, what else?), l’onestà e la trasparenza (Galliani, Meani, Riso, Raiola, Meani, Preziosi, Bogarelli, ecc… what else?), la capacità di raccoglierci come popolo amando la nostra squadra anche oltre i difetti e la mancanza di risultati. Queste e anche molte altre cose sono quelle ‘che contano’ per i milanisti, quelle che ci differenziano dagli altri nel DNA. Un DNA che nonostante 30 anni di cloroformio comunicativo ‘made in Fininvest’ pare riemergere con forza in queste settimane e che speriamo non venga seppellito alle prime difficoltà.

Perché se vincere è davvero l’unica cosa che conta, quando ti succede una Cardiff qualunque il castello di carte crolla miseramente. Ed è qui che ci sentiamo ancora più diversi, che vogliamo continuare ad esserlo. E vogliamo trasmettere tutto questo ai milanisti che, malauguratamente, siano tentati di allinearsi al motto dei sabaudi in pigiama.

Come spesso mi accade, chiudo con un invito rivolto a voi lettori, che eravate in tantissimi martedì sera all’auditorium Calamandrei e che ci seguite sempre con passione: quali sono per voi LE COSE CHE CONTANO nell’essere milanisti?

Pur sapendo che non siete dei timidoni vi fornisco io uno spunto: ho sempre tifato a favore dell’Europa League (nonostante le legittime perplessità di tanti, anche tra i redattori del Night) perché per me CONTA potere tornare a S.Siro a vivere notti europee (seppur in tono minore) con gli amici di sempre e gli amici del blog. Anche se fosse contro lo Zira o il Dunav Ruse. Pazienza. Da veri Casciavit ripartiamo dal basso, come fatto tante volte nella nostra storia calcistica e personale. E torniamo alle nostre radici portandole nel futuro, stringendoci attorno alla squadra con la passione che solo noi sappiamo dispiegare, che sia contro il Cork City o il Manchester United, dimenticando i deliri del ‘club più titolato al mondo’ e le ridicole manfrine delle musichette della Champions.

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

ps: abbonatevi alla Radio, é il modo migliore per fa valere LE COSE CHE CONTANO per i Milanisti! 

Raoul Duke

 

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Categoria: Comunicazione

Sull'autore ()

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!