Sacrosanti diritti e odiosi moralismi

17 giugno 2017 | Di | Rispondi Di più

Nei giorni scorsi, dopo la sonora spazzolata di Cardiff il sig. Buffon Gianluigi si è speso in sagge, equanimi e misurate parole a proposito di chi ha goduto come un riccio alla sconfitta della juventus contro il Real.

«Chi gode delle sconfitte altrui – ha detto nella lunga intervista a Sky Sport 24 – fa capire quanto miserabile possa essere l’uomo. E io sono orgoglioso di non fare parte di questa schiera, di chi ride, sghignazza o scrive sulle tue delusioni, a maggior ragione se è un giocatore». Buffon ha aggiunto: «Non leggo molto i social, ma in certi messaggi che mi hanno riferito c’è qualcosa di veramente bestiale, disumano». (Fonte: corriedellosport.it)

Non mi soffermerò uso quantomeno arbitrario degi aggettivi ‘bestiale’ e ‘disumano’ riferiti a temi goliardici e di sfottò di carattere pallonaro: infierire sulla capacità di utilizzo del lessico italiano da parte dell’ex portiere del Parma mi sembrerebbe, questo sì, ‘bestiale’ e ‘disumano’.

Mi voglio invece focalizzare su questa estesa condanna, che ha in Buffon il suo massimo ma non unico esponente, della gufata. Io mi ergo invece a strenuo difensore della gufata, del campanilismo e dello sfottò!

Facciamo un esempio pratico: se il Milan dovesse arrivare in finale di Europa League tra 11 mesi a Lione e interisti + juventini dovessero gufarcela io sarei CONTENTO. Sarei invece deluso del contrario. Perchè, citando l’amico Giuseppe La Scala, voglio vincere alla faccia loro. E se perderemo mi beccherò i caroselli le esultanze gli sfottò. Ci sta, fa parte del gioco e del gusto di essere tifosi e non impassibili e freddi commentatori neutrali (che noia!)

Rivendico il mio sacrosanto diritto di essere contento quando inter e juve perdono, di non dovere tifare le italiane nelle coppe europee se non mi vanno a genio, di prendere sanamente per il culo gli amici di altre fedi calcistiche se incappano in clamorose debacle (Helsingborg, Lugano, Vigo, Lars Ricken, Magath, Mijatovic vi ricordano qualcosa?). E rivendico anche la capacità di sopportare le legittime libagioni in caso di nostre cadute, rovinose o meno (La Coruna, Istanbul, le Verone, ecc).

Citando Filippo La Scala (così non creo attriti tra fratelli), ci si concentra su una cosa normale e scontata come l’innocuo tifo contro e le ancor più innocue gufate, tralasciando quelli che sono i veri problemi del calcio italiano. Kilometri quadrati di carta e tonnellate di Megabyte gettati al vento per sviscerare il perchè tre quarti di Italia non ha tifato juve a Cardiff e anzi ha brindato alla sconfitta dei simpaticissimi sabaudi.

La passione per il calcio nasce e si sviluppa, di solito, in tenera età e trova terreno fertile durante le scuole nell’obbligo. Periodo durante il quale l’identità di tifoso si forgia anche e soprattutto in contrapposizione a quella degli altri compagni di classe sostenitori di altre squadre. E lì la presa in giro, la gufata, l’esultanza alle sconfitte altrui è il sale del divertimento.

Chi scorda il desiderio irrefrenabile di tornare in classe il giorno dopo una grande vittoria del Milan (o una grande sconfitta di Inter/Juve/altre), per poter sfottere tutta la giornata i compagni di classe che avevano scelto bandiere ‘sbagliate’? Chi può mettere in un cassetto della memoria il senso di “disperazione” e clamoroso tedio esistenziale che ti assaliva facendo la strada verso la scuola all’indomani di una grande sconfitta del Milan (o una grande vittoria di Inter/Juve/altre)? Sono esperienze e sensazioni che forgiano e modellano l’indole di un tifoso e di un appassionato e che lo accompagnano ‘from the cradle to the grave’, come dicono quelli bravi e quelli anglofili.

Il sopracitato sale continua a rendere saporiti i piatti anche una volta superata l’età più verde: chi tra di noi dimentica la parata di Sven Andersson su Recoba? Chi ha il coraggio di non serbare nel cuore l’istantanea del pallonetto di Ricken a Peruzzi? Chi può negare di avere fatto la danza della pioggia durante il pomeriggio di Perugia-juventus all’alba del nuovo millennio? Chi non si è sentito basco quando l’Alaves veniva a San Siro a insegnare calcio guidato dal figlio di Crujiff e dal Raton Javi Moreno?

Quindi il sig. Buffon, quello che non ha visto il gol di Muntari e che comunque anche se avesse visto non avrebbe proferito parola, quello che continua a dire di aver vinto 10 scudetti, proprio lui, eviti di farci la morale e ci lasci divertire con l’innocuo gioco della gufata. Senza dispensare lezioni di vita di sport o di dignità. Perchè arriverà il momento in cui anche i suoi amatissimi juventini guferanno (GIUSTAMENTE) una rivale storica e andranno a godere (GIUSTAMENTE) di una eventuale sconfitta. E a quel punto il suo verboso castello di carte crollerà. Come quello di tutti i benpensanti che pretendono si tifino indiscriminatamente le italianenellecoppe. Che pretendono si rinunci ad uno dei lati più sfiziosi e libidinosi del tifo e della passione calcistica, un lato che nonostante i mille maestri di vita tanto al kilo, non sparirà MAI nonostante questi soloni.

Quindi ora scatenatevi… quale è stata la sconfitta di una rivale che vi ha fatto godere di più? E quale è stata la volta in cui una gufata ben riuscita degli avversari vi ha fatto stare peggio?

Vi dico le mie due: Cardiff 2017 (forse perchè è l’ultima) e Helsingborg. Seconda categoria: nessun dubbio su Istanbul 2005

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

ps: grazie a Giuseppe, Filippo e Leonardo per l’ispirazione di questo post

p.p.s: vogliamo negarci il gusto di gufare la squadra in cui andrà il pupillo del pizzaiolo? A maggior ragione se sarà quella della seconda compagine di Torino

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Categoria: Cazzeggio

Sull'autore ()

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!