Pani e dolci votivi antropomorfi nella tradizione popolare italiana

3 dicembre 2016 | Di | Rispondi Di più

Prima di cominciare a parlare dell’argomento odierno, che come avete potuto intuire sarà focalizzato sui pani e dolci votivi antropomorfi nella tradizione popolare italiana, soddisfo il vostro bisogno di parlare del closing e dei cinesi postandovi questo link. Nell’elenco delle dieci cose più sorprendenti che i cinesi abbiano comprato quest’anno, tra uno studio di produzione televisivo statunitense e dei baristi robot, Bloomberg inserisce anche il Milan.

China’s own national team may be 83rd in the world football ranking (just behind Antigua and Barbuda), but the country has been buying entry into the European leagues. A little-known Chinese investor group sealed an $830 million deal in September for Silvio Berlusconi’s famed AC Milan club, following the purchase of cross-town rival Inter Milan last year by another Chinese company. The takeover of the Rossoneri became controversial after questions were raised on the authenticity of the Chinese group’s bank documents.

La Nazionale di calcio cinese sarà pure all’83° posto del ranking mondiale (appena alla spalle di Antigua e Barbuda), ma lo stato cinese sta comprando l’ingresso all’interno dei campionati europei. Un gruppo di investitori cinesi di cui si sa poco ha siglato in settembre un accordo da 830 milioni di dollari per acquistare il celebre club di Silvio Berlusconi, l’AC Milan, dopo che i rivali cittadini dell’Inter erano stati acquistati lo scorso anno da un altro gruppo cinese. L’operazione d’acquisto è diventata controversa dopo che sono stati sollevati dubbi sull’autenticità dei documenti bancari presentati dal gruppo cinese.

Ecco, tanto vi dovevo. Ora via agli insulti a Bloomberg che ha osato definire controversa l’operazione. Venduti che non sono altri!

I puoti

I puoti

Torniamo ora all’argomento del post, ben più interessante delle faide tra chi crede all’esistenza dei cinesi e alla competenza di Campopiano e chi invece reputa tutto l’affare l’ennesima presa in giro finalizzata al rientro in Italia di capitali di Berlusconi detenuti all’estero. Ben più avvincente è l’esistenza di pani e dolci votivi e devozionali nella tradizione italiana. L’ispirazione per il pezzo odierno l’ho avuta grazie alla visita che questa settimana ho fatto in un forno di un paese vicino a quello in cui abito. Questo forno di Quaderni (questo il nome del paese in questione) da molti anni è famoso per la produzione, sotto Santa Lucia, dei puoti (bambolotti). Cosa sono i puoti? Nient’altro che biscotti antropomorfi (dalla forma umana) che venivano preparati dalle mamme e dalle nonne meno abbienti per i loro figli e nipoti. I bambini ricchi potevano infatti permettersi autentici bambolotti per giocare, lasciando i più poveri nell’invidia. Con la preparazione di questi puoti, con cui prima ci si giocava e poi si mangiavano, le donne di famiglia cercavano di dare almeno a Santa Lucia un momento di svago ai bambini. La tradizione voleva che la preparazione dell’impasto venisse ultimata in casa, per poi portare i puoti da cuocere al forno del paese, dove le donne si incontravano e durante la cottura potevano spettegolare e socializzare.

La tradizione dei pani e dei dolci antropomorfi resiste però particolarmente al Sud, basti pensare alla celeberrima minna di Sant’Agata, goduriosa cassetella catanese che riproduce il seno della Santa, celebre ahilei per aver subito durante il suo martirio l’amputazione delle mammelle. Come nel caso dei puoti, la produzione di questi pani e dolci antropomorfi scandisce l’arrivo di feste religiose. Sempre in Sicilia ci sono le ossa dei morti (biscotti) e i pupi di zucchero preparati durante il periodo dei morti, in Calabria i mustaccioli calabresi e in Lucania i pupi di Pisticci. Ancora in Trinacria esiste infine un dolce chiamato mylloi, la cui origine è riconducibile addirittura all’epoca greca: tale biscotto a forma di vulva era infatti mostrato dalle donne alle Dee Persefone e Demetra.

La pupazza frascatana, altroché "Atto di forza".

La pupazza frascatana, altroché “Atto di forza”.

Sarebbe complicato per un antropologo improvvisato come il sottoscritto cercare di dare una spiegazione per l’usanza (a onor del vero anche extra italiana) di preparare dolci e pani di forma antropomorfa con valori devozionali e votivi. È possibile che dolci come le minne di Sant’Agata o i pupi di zucchero siciliani della festa dei morti (così come tutti quelli riconducibili alla venerazione di Santi o a particolari festività cattoliche) venissero preparati e infine consumati come segno di buon auspicio, nella speranza che i Santi o i morti, a seconda dei casi, potessero proteggere le famiglie devote e tutte le loro attività. L’antropomorfia di questi dolci sarebbe dunque da considerare piuttosto una teofagia: il cibo preparato viene considerato in qualche modo sacro e quindi consumato come atto di fede. Secondo tale ipotesi questa tradizione popolare non risulterebbe dunque particolarmente diversa dalla stessa Eucaristia cristiana. Non stupirà sapere che la teofagia fosse pratica già adoperata nel contesto di religioni primitive e precedenti alla nascita del Cristianesimo: il sacramento dell’Eucaristia, come d’altronde il Natale stesso, potrebbe aver avuto dunque origine nelle religioni pagane precristiane. Per dimostrare efficacemente considerazioni simili sarebbe però necessaria una preparazione accademica approfondita che il sottoscritto, almeno per ora, non possiede. Mentre mi congedo da voi per andare a informarmi maggiormente sull’argomento prendo dunque uno dei puoti che ho comprato e lo inzuppo in un bicchiere di aleatico. È importante non perdere le tradizioni, ma possono sempre essere migliorate: basta aggiungere del vino.

Fabio

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Categoria: Cazzeggio

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.