Certezze nell’estate delle sorprese

12 agosto 2017 | Di | Rispondi Di più

Gobbi e cugini al lavoro

La Pasqua del Diavolo – Per carità! Nessun intento blasfemo nelle mie parole, la mia inossidabile laicità mi impone il rispetto di tutte le religioni. Si tratta solo di un titolo “furbetto” per indicare l’attuale situazione del Milan che sembra essere risorto dalla melma del Giannino F&K per tornare ai fasti, anche europei, che gli competono. Il Milan compra giocatori di calcio, vende biglietti ed abbonamenti, riempie gli stadi nei quali va a giocare in amichevole, ha ritrovato l’amore dei propri tifosi e la paura dei suoi avversari. A soli quattro mesi da un passaggio di proprietà che ci era stato dipinto come epocale nella migliore delle ipotesi è tragico nella peggiore questa è la prima delle tante sorprese che questo anno ci ha riservato.

#surprise – Per quelli della mia generazione, sono del 1970, si tratta di un vero mito. Ancora oggi quando ho bisogno di un sorriso entro in un supermercato, vado alla cassa e afferro uno di quegli ovetti di cioccolato che da oltre quaranta anni fanno felici stormi di bambini. Un giorno Michele Ferrero, il “re della Nutella”, disse ai suoi collaboratori: “Sapete perché ai bambini piacciono tanto le uova di Pasqua? Perché hanno le sorprese dentro… Allora, sapete che cosa dobbiamo fare? Diamogli la Pasqua tutti i giorni”. Su Wikipedia si trova questa citazione dal libro Nutella – un mito italiano (G. Padovani – Rizzoli, 2004). Geniale. Un cioccolato dolce ma non stucchevole, un giochino che di solito dura un paio di giorni e l’elemento chiave della sorpresa. Geniale, imbattibile, uno dei mattoni sui quali la famiglia Ferrero ha costruito un impero. Ecco, i milanisti oggi stanno vivendo la loro Pasqua del Diavolo aprendo tutta una serie di uova con sorpresa. E quando quella volpe di Massimiliano Mirabelli in conferenza stampa dice “surprise” sfrutta lo stesso meccanismo del milanista Michele Ferrero. Bello trovare un buon giocatore nell’ovetto ma è ancora meglio sapere che ne arriverà più di uno e passare il tempo al bar cercando di capire chi sarà.

Il fastidio degli altri – In questa estate di sorprese ci sono alcune certezze, grandi e piccole. La prima, e forse più clamorosa, è quella che riguarda i tifosi della concorrenza. Cazzo se rosicano! Andare in giro per i social network (ma anche per i più convenzionali luoghi di ritrovo dei tifosi) è uno sballo. Fanno più trucioli di un castoro! Non ci addentriamo in esempi perché ce ne sarebbero centinaia ma citeremo per tutti l’esempio delle fideiussioni. Analfabeti che faticano a scrivere 140 caratteri senza sbatterci dentro quattro errori di grammatica si ergono a professori di finanza creativa stuprando le più elementari regole della matematica, nemmeno quelle della contabilità. Mia figlia ha, dalla seconda elementare, ben chiaro il concetto che non si sommano le mele con le pere, questi no.

Falliremo entro novembre – Ben più grave è che a rosicare siano moltissimi giornalisti che sono peggio di quei tifosi che finiscono per scimmiottare. Torniamo alle famose fideiussioni. Che il Milan abbia depositato in ritardo le garanzie per gli acquisti di Biglia e Bonucci è un dato di fatto e, come tale, il buon giornalista deve evidenziarlo. Poi però ti accorgi che lo stesso trattamento non è stato dato al mancato versamento dei gobbacci e dei tristi per giaciglio ed il pantagonnato2.0 oppure dai nerassurdi per il codice fiscale, per borsa valero e per vecino. Atteggiamento che fa il paio con le cazzate sull’età di kessie, i litigi con Bonucci per la maglia 19 e altre amenità come lo spazio dato a quel personaggio strano di Pallotta. Quando le milanesi facevano pena si levavano cori di indignazione ed inviti a ricostruire il calcio meneghino. Adesso che il Milan sembra avere intrapreso il suo percorso verso la dignità sono tornati tutti i vecchi riflessi di un sistema che ha sempre considerato il Milan come un elemento (forse l’unico) non gradito. Ai tempi di Rivera e Lo Bello ma anche ai tempi del primo Berlusconi. Io, nel dubbio, ho già twittatomla mia richiesta a Marco Fassone: se proprio dobbiamo fallire, mi raccomando, dopo la metà di ottobre quando inizia la stagione NBA così so cosa fare.

Il centravanti zappaterra – Se Atene piange, Sparta non ride. Anche i tifosi del Milan non scherzano un cazzo. Da quando la dirigenza del Milan ha fatto trapelare che acquisterà un top player in attacco è nato un dibattito assurdo che sta esaurendo le facoltà intellettive dei rossoneri e, devo dirlo la mia pazienza. Unico risultato certo prodotto dall’estenuante simposio è che nessuno dei candidati al ruolo di centravanti soddisfa la totalità della platea. Come era abbastanza ovvio. Uno è rotto, uno è vecchio, uno è scarso, uno è vecchio, rotto e scarso. Siccome Mac e Fax hanno detto che ne prenderanno uno, sono certo che sarà uno zappaterra. Il tutto senza considerare che, da Ibra in poi, siamo stati deliziati da Pazzini, Balotelli, Menez, lui Adriano e Bacca. Dopo questi pure Kalinic rappresenta un miglioramento incredibile; sarebbe il primo centravanti capace di giocare a calcio dai tempi di ibra. Inviterei tutti alla calma.

La bizona – Altra certezza è quella relativa allo schieramento. Il ballottaggio ormai è partito e si deve scegliere tra la difesa a tre, a quattro o a cinque, tra un centrocampo a due o a tre o a cinque ed un attacco con il trequartista oppure a tre. Già di suo la questione modulo non mi interessava quando a tenere banco era l’albero di Natale di ancelottiana memoria in un milan che vinceva spesso e volentieri, figuratevi adesso che i moduli sono stati tirati fuori tutti compreso il 555 di Oronzo Caná. Nella conferenza stampa di presentazione della squadra Montella ha detto che il modulo sarà quello della scorsa stagione con una piccola variante. Possiamo parlare di altro? Le opinioni valgono tutt’e uno fatta eccezione per quelle di Fassone, Mirabelli e Montella che prendono le decisioni. Siamo così abituati a dividerci e venire divisi in fazioni che non ci accorgiamo nemmeno che queste mezze guerre di religione fanno solo male a noi più che al Milan. Guardo il calendario, mi rendo conto che devo ancora fare la grigliata di ferragosto e spengo Twitter.

L’angolo del castoro – O meglio, leggo solo i tweet dell’esercito di castori che impazzisce perché siamo tornati. Anzi, impazziscono “solo” perché siamo tornati e penso a cosa potrebbe capitare se solo dovessimo vincere qualcosa in questa stagione. Non succede, ma se succede apro una rubrica nuova a Radiorossonera, “l’angolo del castoro”. C’è un tempo per ridere ed un tempo per piangere, un tempo per gemere ed uno per ballare; così è scritto nell’Ecclesiaste. Fratelli rossoneri è tempo di stare vicini e combattere tutti sullo stesso fronte contro i nemici ed insieme al nostro milan.
Perfino se Kalinic dovesse essere il prossimo centravanti del Milan.

Pier

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Categoria: Calciomercato, Comunicazione, Mondo Milan

Sull'autore ()

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.