Guardare avanti

17 giugno 2017 | Di | Rispondi Di più

Ci caschiamo sempre. Al primo bacio di maglia, alla prima faccia pulita, al primo giovane cresciuto nel Milan che dà illusioni di grandezza. Ci illudiamo possa diventare una nuova bandiera, il nuovo Baresi o Maldini o Rivera, e che ci faccia vincere a iosa. È successo anche stavolta, e anche stavolta siamo rimasti delusi. A mente fredda potremmo fare qualche ragionamento sul caso Donnarumma, o almeno provarci.

Il Milan perderà moltissimo sotto i punti di vista tecnico ed economico. Mettiamocela via. “Alla fine il portiere non conta più di tanto”, “l’importante è rinforzare altri ruoli”, “vendiamolo a 100 milioni comunque” sono frasi comprensibili dette da un tifoso che soffre per la partenza di un suo beniamino (e un paio le ho dette o pensate anch’io), ma che hanno poco senso. Donnarumma è destinato a diventare uno dei portieri più forti della storia del gioco, e già ora è tra i primi dieci (se non cinque) al mondo. Il ruolo del portiere, poi, è determinante in una squadra: può far vincere o perdere una partita o un trofeo in un battito di ciglia. È vero, il Milan ha vinto anche con Galli e Pazzagli, non dei fenomeni, ma perché ricordiamo allora le parate (in un verso) e le papere (nell’altro) di Dida? Perché ricordiamo la parata di Abbiati a Perugia? Perché ricordiamo – toh! – il rigore di Dybala a Doha parato da Donnarumma? Avere un portiere forte aiuta sempre a vincere. Questa è, purtroppo, la verità che dobbiamo affrontare.Un’altra verità è che dalla decisione di Donnarumma di non rinnovare il Milan subirà un danno economico considerevole sotto forma di mancati introit. Parlo naturalmente del prezzo a cui partirà (se partirà), molto al di sotto di quelle che sarebbero state le potenzialità, ma anche di tutti quei guadagni sotto forma di pubblicità e sponsorizzazioni che il 99 ormai quasi ex rossonero avrebbe potuto garantire alla squadra. È forse questo l’aspetto della vicenda che personalmente mi dà più fastidio: il fatto che nell’affaire Donnarumma il Milan non sarà padrone del proprio destino tecnico ed economico. Una beffa nella beffa.

In questa sede non ho la voglia né l’interesse di addentrarmi in discorsi di riconoscenza o in giudizi della scelta del portiere del Milan. Non ho nemmeno la voglia di parlare del suo procuratore, che pur essendo detestabile svolge il lavoro per cui è pagato. Interessano piuttosto le responsabilità della società, di quella presente e di quella passata. Fassone e Mirabelli hanno a mio parere gestito la questione nell’unico modo in cui potevano farlo. Si sono trovati catapultati in una situazione scomoda in cui non hanno mai avuto il coltello dalla parte del manico, e tutto sommato sono forse quelli che ne sono usciti meglio. L’offerta al giocatore era ghiotta, proporzionale al suo attuale valore (anche più alta) e alla sua età. Proporre un ingaggio più generoso sarebbe stato controproducente, oltre che illogico. Ora starà a loro decidere se mettere il giocatore sul mercato (l’ipotesi che percorrerei) o legittimamente decidere di non utilizzarlo per un anno. Per quanto riguarda la società precedente, è stato poco lungimirante arrivare a un anno dalla scadenza senza aver raggiunto accordi con il giocatore. La situazione venutasi a creare è stata a mio avviso quasi voluta, cercata. Alzi la mano chi davvero crede che con la permanenza di Galliani Donnarumma non avrebbe rinnovato. In tempi non sospetti (per quanto possa valere) lo avevamo detto, e lo avevano detto esperti di mercato certo più autorevoli di chi scrive: con Galliani il rinnovo sarebbe stato più semplice, quasi automatico, senza di lui quasi proibitivo. Questo non per la bravura del dirigente, tutt’altro, ma per i rapporti intrattenuti nel tempo con Raiola. Se si volesse fare i maliziosi si potrebbe anche pensare che l’ex AD rossonero sia voluto arrivare con questa situazione ancora aperta per avere una asso nella manica da giocarsi con la nuova proprietà per trattare sulla propria permanenza. Ma parliamo di supposizioni personali, senza prova alcuna a sostenerle, a prescindere delle quali resta salva la responsabilità di non essere arrivati per tempo a un accordo per il rinnovo.

E ora? Ora andare avanti a testa alta. Il colpo fa male, ma non possiamo fermare il nostro mondo per l’addio di un portiere 18enne, per quanto forte sia. La responsabilità di cambiare il mood del tifo è però in capo a chi fa mercato. Qualche colpettino piazzato qua e là, magari con un top player che cambi davvero il volto della squadra, andrà fatto a breve. La passione dei tifosi c’è, sta a Fassone e Mirabelli non farla spegnere, o meglio, alimentarla. FORZA MILAN!

Fabio

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Categoria: Calciomercato

Sull'autore ()

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.